Guido Catalano: l'ultimo dei poeti... mica tanto

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Guido Catalano al Locomotiv Club di Bologna © partedeldiscorso.it / Virginia Fattori

Guido Catalano al Locomotiv Club di Bologna © partedeldiscorso.it / Virginia Fattori

Guido Catalano.

Lo conoscete, vero?

Beh, breve rewind: nasce a Torino alle 8:15 del mattino nel lontano (ma no dai, non così lontano) 1971. Frequenta il liceo classico, bocciato in quarta ginnasio. Quando capisce che la carriera da frontman nella sua band rock demenziale Pikkia Froid (ma dai, come fate a non conoscerli?) non è esattamente la sua strada, si dà da fare: si iscrive a Lettere Moderne per poi diventare pozzettista, portiere in un residence, bozzettista… Insomma, metteteci un pizzico di fortuna, il meraviglioso mondo dei social che sa come aiutare, una personalità forte e dinamica, un indubbio talento e il gioco è fatto: all’attivo sei libri di poesie, e nel 2016 la grande collaborazione con Rizzoli per il suo primo romanzo D’amore si muore ma io no. Nel novembre dello stesso anno, appare nella pellicola di Alessandro Maria Buonomo Sono Guido e non guido.

Ed ora, eccolo pronto a girare l’Italia per raccontarci le sue poesie raccolte in Quando mi baci muore un nazista (Rizzoli, Milano 2016).

Guido parla di donne, quelle di tutti i giorni, quelle perse perché scaricate e quelle perse perché andate via (o scappate?). Parla dei treni che prendi-perdi ogni mattina, di quella volta in cui ti sei ubriacato la sera, di beffe, muratori, del sole, di flussi di pensiero, dialoghi tra amici e amanti, di botte e risposte che sanno far ridere. Parla della mia vita, e anche della tua. Senza sovrastrutture o virtuosismi. Della nostra quotidianità, con una patina leggera di ironia che rende la sua ricetta vincente: semplice+scorrevole = piacevole.

Guido Catalano al Locomotiv Club di Bologna © partedeldiscorso.it / Virginia Fattori

Guido Catalano al Locomotiv Club di Bologna © partedeldiscorso.it / Virginia Fattori

Lo scrittore fa parte di quella cerchia di poeti performativi, per i quali l’opera si realizza nel momento in cui viaggia nel loro corpo e si esprime tramite la loro voce. I più puristi non pubblicano nemmeno i loro lavori, perché credono perdano valore se non pronunciati a voce. Guido, invece, ci lascia anche le sue pagine, così da potercele portare dietro ovunque, magari da sfogliare proprio in quei treni dove lui leggeva quella frase ai bordi del finestrino del vagone…

Grazie Martina che mi

poi non è andato più avanti
ero in un treno per andare nella lontana Brianza
pieno zeppo di pendolari
studenti e lavoratori
maschi e femmine
erano le sei della sera
stavo in piedi
i pendolari dentro i treni delle sei della sera
hanno occhi spenti e guardano nel vuoto
non parlano
sembrano tristi
giuro su dio che sono tristi
e sono stanchi
pensano
ma non so cosa
lo immagino
ma non ve lo dirò
i treni dei pendolari delle sei della sera
sono stretti e scomodi
e c’è poco posto
è fatto apposta
io ero nel vano
non so come si chiama
lo chiamo vano
appiccicata al muro
i treni hanno muri?
no, pareti
appiccicata alla parete c’era una cartina con tutte le linee
del Servizio Ferroviario Regionale – Regione Lombardia
e in mezzo alla cartina qualcuno aveva scritto:
“Grazie Martina che mi”
nel treno della tristezza
che porta i pendolari e le pendolaresse
dalla metropoli
ai paesi
stracchi, l’umore sotto al culo
qualcuno ha scritto grazie a Martina che gli
che l’ha
che lo
non so
t’immagino bella Martina
tutta ricciolina
e il tuo innamorato
di cui non sappiamo nulla
non è riuscito
a dirci
che l’hai?
che gli?
che lo?
cos’è successo?
l’hanno arrestato forse nell’atto?
la polizia ferroviaria l’ha colto col pennarello in mano?
dov’è finito, Martina?
l’hanno rinchiuso nelle segrete di qualche carcere brianzolo
e lo stanno torturando per sapere perché ti ringraziava?
e di cosa?
che gli hai fatto Martina?
Martina che gli hai dato?
che gli hai detto?
non ve lo dirà mai
e voi manco lo capireste
o forse è tutto più semplice
meno avventuroso
forse mi son fatto trasportare dalla fantasia
per ammazzare il tedio
forse Martina
il tuo moroso
non ha trovato le parole
e basta
e alla fin fin fine
in quel vuoto
ci sta un sacco di bella roba.

… Allora che ne dite? Non è proprio quello a cui avete pensato quando ho detto “poesia”, eh? E infatti Catalano è una figura che ha scatenato così tante critiche da essere definito “la deriva della poesia contemporanea”, e allora sapete lui che fa? «Sono l’ultimo dei poeti» ci dice, e quasi lo vediamo ridere sotto i baffi della sua autoironia. Comunque, indipendentemente dalla sua scrittura – che può essere apprezzata o meno (de gustibus) – un merito dobbiamo riconoscerglielo. La maggior parte dei ragazzi non leggerà nemmeno la fine di questo articolo, figuriamoci un libro di poesie. Eppure Guido ci riesce, riempie i locali per i suoi reading come fossero concerti, e sono quasi tutti giovani a fare la fila per vederlo e ascoltarlo.

E non mi pare mica poco, voi che dite?

About author

Sofia Longhini

Sofia Longhini

Sofia, classe 1996. Nasce in una piccola città di mare, ma viene ben presto rapita dai portici di Bologna, ombelico di tutto, dove studia Lettere Moderne. Scrive anche per Mangiatori di Cervello. Ama l'arte, il cinema e il cantautorato. Il teatro e il buon cibo. Leggere leggere leggere. E poi, naturalmente, scrivere.

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