In viaggio nello stupefacente caos di Levante

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In foto, Levante

In foto, Levante

Il 7 aprile è uscito Nel caos di stanze stupefacenti, il terzo album di Levante. Sempre più pop – nel senso più positivo del termine –, è un viaggio nel caos tra dodici storie diverse che mettono a nudo la nostra cara Claudia.

La copertina è stata spiegata da lei stessa durante una conferenza stampa: rappresenta lei in canotta e intimo che cade, perde l’equilibrio e la stabilità che rappresentavano i primi due album. Levante viene sopraffatta dal suo caos e, per dargli un ordine, trasforma questa confusione in dodici canzoni, o meglio dodici stanze stupefacenti.

Mi si legge in fronte il caos che ho dentro.

L’album si apre con un preludio al caos, una breve introduzione minimale. Solo piano e voce e vien da chiedersi “ma se parla di caos perché non lo sento?”, un attimo di pazienza. È solo l’introduzione al vero caos. È la porta principale, è un “benvenuto a te che ascolti. Sei pronto a viaggiare tra le mie dodici stanze?”.

1996 La stagione del rumore è il secondo brano, la prima stanza. Una cosa che ho amato di quest’album è il rumore, il caos che cresce di canzone in canzone. Ma lo vedremo passo dopo passo. Questo brano è una delle canzoni fatte uscire prima del 7 aprile. Personalmente, è stata quella che meno mi ha colpito. Rime abbastanza intuitive, niente di particolarmente eccezionale. Però ripeto – è solo la mia opinione. Nel complesso però, è azzeccata, non stona con le altre canzoni. È un buon inizio, nonostante quanto abbia detto prima.

Io ti maledico è uno sfogo contro un uomo che ha trattato male la nostra Claudia. Maledetto te! Come hai potuto darle buca? Anche questa canzone rientra tra le anteprime, ma già l’effetto è stato diverso. E adoro tantissimo il gioco di parole “maledetto, me l’hai detto tu!”, come se Levante volesse ripetere questa maledizione infinite volte.

Non me ne frega niente è il quarto brano, nonché il singolo che ha anticipato il disco. Avevamo già parlato di questa canzone e di quanto non ci avesse particolarmente colpito. È una profonda critica alla società, al fatto che noi tutti viviamo sui social, e lì proviamo pietà per tutto ciò che di più brutto può accadere. Je suis Paris Madame, ma che in piazza scendo solo per il cane.

IO ero io è invece una delle mie preferite, si sente la Levante malinconica. Un amore doloroso, che nonostante tutto è parte di te.

I ricordi sono colla, si attaccano alla pelle, dammi indietro le mie favole.
Sei il male di me.

Le immagini forti che evoca questo testo sono meravigliose. Sarà che tutti prima o poi passano da una storia difficile, dolorosa da mantenere, ma anche da lasciare andare via. E quel guerriero ero.

Gesù Cristo sono io. Il testo più arrogante di tutti, che sprigiona rabbia da ogni nota. È la storia di una donna che non ne può più delle angherie subite da un uomo, che non la amava affatto, che è sempre pronto a ricordare gli sbagli commessi da lei, mai da lui. Fortunatamente Claudia ci ricorda che è importante allontanarsi da queste situazioni con una frase, un mantra che viene ripetuto tante volte che da te risorgo anche io.
Grazie. Grazie davvero.  

Personalmente Diamante la dedicherei alle mie amiche.

Qualcuno un bel giorno ti salverà da qui
portando nel mondo i tuoi occhi spenti.
Fidati di me, fidati di me davvero.

Sono le parole esatte che direi a una mia amica in difficoltà. In un certo senso, fingo che Levante me le dedichi, come se sapesse lo strano periodo che è al momento la mia vita. È una canzone meravigliosa, incisiva, che non vedo assolutamente l’ora di cantare dal vivo.

Pezzo di me è il brano che contiene il duetto con Max Gazzè. Il ritmo è veloce, allegro. È la Levante di sempre: testo intelligente, ironico.

All’improvviso, mi ricorderò di dimenticarti dentro un cestino.

Adoro questa canzone, e la voce di Max Gazzè può solo arricchire e rendere il tutto ancora più bello.

Santa Rosalia è la santa protettrice di Palermo. Da siciliana non potevo non fare questa associazione.

Rosa o blu, dai un bacio a chi vuoi tu.
Mostrati per ciò che sei, non restare nascosto.

Con una semplice filastrocca si parla di amore, amore verso una persona dello stesso sesso. La leggenda narra che Santa Rosalia fosse innamorata di un’altra donna. Questa canzone parla di una ragazza che ama un’altra donna e non deve avere paura a mostrare il suo amore. L’espediente della filastrocca lancia una semplicità disarmante. L’amore è semplice, non bisogna incastrarsi nei pregiudizi. Per amare, basta una filastrocca.

Già il titolo de Le mie mille me è un programma. Avendo letto il libro di Levante, non posso non fare riferimento ad Anita B. e ai suoi interminabili discorsi davanti allo specchio con le sue mille me. Ma cosa sono queste mille me?
Per come la vedo io, sono tutte le mille sfaccettature di una donna, le diverse “maschere” che si indossano, in base alle tante circostanze della vita. C’è la me sorridente, la me malinconica, quella sicura di sé, quella che sta ancora male per un amore tossico. Sono tutte lì, pronte a giudicarti e condannarti. Viene voglia di ballare arrivati al ritornello, è una sorta di presa di coscienza lasciami mostrare tutte le mie mille me.
Saranno forse le mille me la causa del caos? 

Sentivo le ali è invece un pugno dritto in pancia. Non riesco a descriverla diversamente. Ho dovuto ascoltarla più e più volte prima di razionalizzare le emozioni che mi provoca.

Riesco ad andare avanti, senza il peso dei rimpianti.
So camminare a un palmo da te ora.

È un atto di consapevolezza, di libertà. Un amore finito, solo quando è abbastanza maturo smette di fare male. Si va avanti, felici che non ci si ami più. È un’indecisione continua. Andare avanti? Restare fermi? Aspettare che passi?
Il rumore dell’indecisione è forte, fortissimo. È una situazione soffocante, ma senti le ali; quindi tutto va un po’ meglio.

L’ultima stanza di questo viaggio è Di Tua Bontà. La stanza più rumorosa.

Che cosa ho fatto di male per meritarmi questa fame di te?

Il ritornello viene gridato con foga. Se penso al caos, non riesco a non pensare a questa canzone. Chiude l’album gridando, l’ultimo sforzo, l’ultimo sfogo per portare fuori tutta la confusione che c’era prima.

Il mondo adesso è ancora più caotico grazie a questi racconti – non voglio definirle solo canzoni, sarebbe riduttivo.
Grazie ancora una volta Levante per aver fatto un album che è tutto ciò di cui avevamo bisogno. È davvero il lavoro più completo e bello che tu abbia fatto finora. Continuo a fidarmi di te, sempre. Come ci hai dimostrato, le nostre aspettative vengono sempre ripagate.

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Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Sono nata giusto in tempo per capire che le cose belle della vita sono tante, che scrivere di me è fondamentale e che non riuscirei a vivere in un mondo senza musica, concerti, libri,serie tv e attori inglesi.

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