La brillante cupezza di Black Mirror

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Dall'episodio Zitto e balla di Black Mirror 3

Dall’episodio Zitto e balla di Black Mirror 3

Sei episodi di un’ora che sono praticamente piccoli film a sé stanti, una dozzina di personaggi variegati e inconfondibili e un cast internazionale per trasmettere un inquietante, sconvolgente messaggio: la terza stagione di Black Mirror è probabilmente la migliore della serie TV più intrigante degli ultimi dieci anni, una gemma indiscussa della televisione inglese.

Dopo due stagioni da tre puntate, la nuova stagione raddoppia il numero degli episodi, e molto altro: è doppiamente macabra, ancora più intensa e disperatamente lugubre. Ogni episodio ha una storia e un’ambientazione completamente diversa, ma la serie è complessivamente così potente e ben organizzata che ogni storia è egualmente terribile e significante.

I racconti, che sembrano sempre di più ispirati da angoscianti incubi, scritti Charlie Brooker e prodotti da Annabel Jones e Barney Reisz, non sono mai scontati o prevedibili grazie alla varietà di ambientazioni e personaggi, e l’intera stagione riesce a essere all’altezza delle precedenti rimanendo coerente coi temi principali dello show. Black Mirror è una descrizione molto cruda degli effetti che una sempre più opprimente tecnologia sta avendo sulle persone e sull’interazione umana, e lo show riesce a rappresentare questi danni senza mezzi termini.

Così come nelle stagioni precedenti, ogni episodio è ambientato in un futuro indefinito e si concentra su uno o più personaggi che sono solitamente emarginati sociali o comunque reietti; questi rari individui sono capaci di vedere attraverso lo “specchio nero”, che può essere identificato con lo schermo di un computer o di un cellulare, e di conseguenza riescono a smascherare gli aspetti più oscuri e le contraddizioni di una società apparentemente perfetta. Tuttavia, queste improvvise epifanie che di tanto in tanto illuminano i protagonisti non sono sufficienti e raramente portano a una loro redenzione o salvezza; finali tutt’altro che lieti sono praticamente una garanzia.

Dall'episodio San Junipero di Black Mirror 3

Dall’episodio San Junipero di Black Mirror 3

La terza stagione di Black Mirror è asfissiante e fastidiosa, difficile da guardare a tratti, ma incredibilmente magnetica allo stesso tempo. Gli episodi sono costellati da magnifiche performance di attori inglesi e americani: si distinguono l’ingenua Lacie interpretata da Bryce Dallas Howard (3×01), l’ignaro Cooper impersonato da Wyatt Russell (3×02) e la toccante interpretazione del teenager non proprio innocente di Alex Lawther (3×03).

Due episodi si distinguono dagli altri e richiedono un’analisi leggermente diversa: Shut up and Dance (3×03) e San Junipero (3×04). Il primo è probabilmente l’episodio più sconvolgente dell’intera serie; non è tanto incentrato sulla tecnologia quanto gli altri, ma è non di meno incredibilmente agghiacciante. Il senso di cupezza e disgusto che crea è molto intenso, ma nonostante ciò non si può odiare il protagonista per le sue azioni, sebbene atroci, e lo spettatore non può fare a meno di provare sentimenti contrastanti verso Kenny: forse ciò accade perché la sua vera natura è rivelata solo negli ultimi minuti dell’episodio e lo spettatore, che l’ha compatito per i precedenti 50 minuti, non fa in tempo a odiarlo.

San Junipero invece non solo si distingue dal resto della stagione, ma anche dall’intera serie. Sebbene gli eventi avvengano tecnicamente nel 2040, è principalmente ambientato nel passato, tra gli anni ’80 e ’00. L’episodio narra la controversa storia d’amore tra Yorkie (Mackenzie Davis) e Kelly (Gugu Mbatha-Raw) e per la prima volta in 10 episodi i fan della serie possono tirare un sospiro di sollievo: l’atmosfera è sognante e romantica piuttosto che deprimente e il finale è inaspettatamente felice. Essendo così diverso da tutti gli altri episodi si fa quasi fatica a credere che faccia parte della stessa serie, ma è comunque di eccezionale valore, ed è ricco di riprese mozzafiato e una carica emotiva positiva mai vista prima nello show.

Uno degli aspetti più interessanti della stagione è il netto contrasto tra gli episodi: la narrazione si muove dall’atmosfera rosea e artificiale di Nosedive (3×01) al quasi-horror Playtest (3×02), dal setting vintage di San Junipero al contesto super futuristico di Man Against Fire (3×05). Le storie sono accompagnate da una soundtrack che calza a pennello e aumenta il pathos ancora di più accompagnando le azioni dei protagonisti magistralmente; la colonna sonora include nomi quali Enya, Radiohead e Max Richter.

La terza stagione di Black Mirror contiene probabilmente gli episodi più simili a film mai creati e le sue storie auto-conclusive sono impeccabili per quanto riguarda sceneggiatura e regia. La stagione è decisamente più cupa delle precedenti, ma allo stesso tempo più matura stilisticamente; mentre le due precedenti lasciavano uno spiraglio di fede nel genere umano, la terza è drasticamente pessimistica.

Essendo così apocalittica e disillusa, la terza stagione di Black Mirror non sempre offre un’accurata descrizione della nostra quotidianità; piuttosto, è il mondo che sta cominciando a somigliare sempre di più a un episodio di Black Mirror.

About author

Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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