Landlord: «La vita che sognavamo»

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I Landlord in una foto di Matteo Di Pippo

I Landlord in una foto di Matteo Di Pippo

Da poche settimane è uscito New Year’s eve, il nuovo singolo dei Landlord. Dopo due anni dalla loro partecipazione a X Factor e alle porte di un’estate di live, ecco cosa mi hanno raccontato. Ecco come si sono raccontati.

Chi sono i Landlord? Vorrei che foste voi a raccontarvi, ché di questi tempi è facile mettere etichette.

Siamo quattro persone molto diverse tra loro, alle quali piace fare musica, solamente musica. Ci piace tutto quello che ci emoziona, che ci comunica qualcosa. È questo il principio che ci guida nella stesura dei nostri brani. Abbiamo concepito i pezzi dei nostri due EP lasciandoci trascinare dalle sensazioni che provavamo nelle varie fasi di scrittura. E poi, tramite l’arrangiamento e il testo, abbiamo cercato di amplificare tutto questo. Alla fine tutto quello che ci piacerebbe è che il pubblico si emozionasse con noi.

Avete partecipato a X Factor, che è certamente un importante trampolino di lancio. Purtroppo, però, i talent rischiano – spesso – di creare massificazione. Com’è stato il vostro post-talent?

Abbiamo lottato duramente per mantenere una nostra identità in ogni momento. Questo ci ha aiutato tanto, soprattutto subito dopo la fine del programma. Il pubblico ha percepito il nostro desiderio di andare in una direzione ben precisa. Perciò, chi ha continuato a seguirci, si è riconosciuto nella nostra stessa passione. Sicuramente X Factor ha rappresentato per noi una scuola importante, abbiamo imparato tanto e “rubato” tanto, soprattutto nei metodi. Quindi, alla fine di tutto, la riteniamo un’esperienza assolutamente positiva.

Chi eravate prima di X Factor e chi siete adesso?

Come accennavamo prima, abbiamo lottato, anche parecchio. È inutile nascondere che un programma del genere possa essere un rischio, se non si è pronti, si diventa un po’ succubi. Però noi avevamo le idee molto chiare, le abbiamo sempre avute. Siamo partiti e abbiamo seguito la nostra strada, la stessa che abbiamo intrapreso sin da quando ci siamo conosciuti. L’abbiamo percorsa sempre e nonostante tutto.

La vostra musica, che abbraccia un sofisticato elettro-pop, è assai internazionale. Quali sono gli artisti che la influenzano e che hanno influenzato la vostra crescita artistica e umana?

Ascoltiamo veramente di tutto! Però abbiamo degli artisti di riferimento. Uno su tutti è Justin Vernon, con il suo progetto Bon Iver. Ci siamo appassionati a lui per il suo modo di produrre, per il suo modo di scrivere.

Quanto è difficile cantare in inglese in un mercato come quello italiano?

Non è per niente facile confrontarsi con la lingua inglese, per di più all’interno di un mercato come quello italiano, che ha una sua lunga e importante tradizione da rispettare. Però noi non ci siamo mai posti il problema, scriviamo in inglese per esigenza, perché è la lingua che serve alla nostra musica.

Accettereste il compromesso di cantare in italiano per raccogliere il favore di una fetta di pubblico maggiore?

Non escludiamo l’italiano. Crediamo che queste scelte siano molto personali e che vadano fatte anche sulla base di sensazioni.

Da pochi giorni è uscito il vostro nuovo singolo, New Year’s eve, che anticipa il vostro tour estivo e chiude un capitolo importante, apertosi un anno fa con il brano Get by. Che anno è stato?

Un anno incredibile. In tutto e per tutto. Abbiamo viaggiato tanto, toccato posti lontanissimi, conosciuto persone fantastiche, ma soprattutto abbiamo fatto quello che sognavamo da parecchi anni: abbiamo vissuto di musica. Abbiamo coronato un nostro piccolo sogno e non possiamo che esserne molto orgogliosi e soddisfatti.

Dopo due EP, Aside e Beside, racchiusi nel vinile Be a side, lavorerete a un album di inediti?

Stiamo lavorando al prossimo album da quando siamo usciti da X Factor, ma siamo ancora in studio, perché la ricerca è importante per noi. Speriamo sia l’evoluzione di tutto quello che abbiamo fatto, suonato e studiato in questi anni. Speriamo di non deludere il nostro pubblico.

Come vi immaginate tra dieci anni?

Su un palco, a suonare. Non sappiamo immaginarci in nessun altro modo.

Concludo sempre le mie interviste allo stesso modo. Qual è la parola più importante della vostra vita?

Qui non abbiamo alcun dubbio, la nostra parola è una soltanto: musica.

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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