Il coraggio di affrontare una vita con La neve all'alba

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Copie di La neve all'alba, di Basilio Petruzza

Copie di La neve all’alba, di Basilio Petruzza

Mentre scrivo mi distraggo voltando la testa verso il forno, alle mie spalle. Una torta al cioccolato vegan, giusto per cambiare. Mi hanno chiesto per chi fosse, per quale motivo la stessi facendo.

Eh, e come lo spiego il motivo? Come faccio a fare un riassunto de La neve all’alba? Come lo spiego che pagina dopo pagina arriva quella morsa allo stomaco dalla quale vuoi allontanarti ma che comunque prosegui, pur sapendo che il capitolo dopo, forse, sarà anche peggio?

Questa è una recensione un po’ approssimativa, forse, di quelle che magari vi risulteranno patetiche e standardizzate manco fosse un modello di Excel. Non è facile racchiudere un mondo in poche righe, però.

Mentre mi ritagliavo un’ora per leggere le parole di Basilio Petruzza, del suo secondo romanzo pubblicato da Edda Edizioni, ammetto di aver pensato: non è un’autobiografia, non è un romanzo basato su una storia di problematiche sociali, non è una storia d’amore. Cos’è?

Eh, vallo a spiegare cos’è.

E allora inizio, gli occhi si incrociano qualche volta, ricomincio. Col sole in faccia non leggo bene, rimando. E poi mi sono fermata a pensare che a 28 anni non puoi scappare dalle parole, che non puoi aver paura di un libro. Ho preso coraggio, ho proseguito.

Le esperienze di Mauro hanno lasciato dei punti al lettore che non deve far altro che unirli, come fosse un gioco, step by step. Non è la curiosità che spinge a proseguire la lettura, non quella morbosa almeno. È la curiosità di chi non vede l’ora di finire con la speranza di tornare a respirare. Le parole di Basilio Petruzza tagliano, ti entrano dentro e ti aprono. E tu, lettore, ti fai il viaggio in apnea senza rendertene conto. Leggi leggi e leggi ancora fino a restare senza fiato.

Mauro non è vittima solo di un pedofilo. È vittima di una famiglia stanca, alle prese con una sorella maggiore che parla un’altra lingua e che vive i suoi problemi senza dialogo. Mauro è vittima di un abbandono non autorizzato, di una sorella che sparisce, di una madre alle prese con la preoccupazione di ricreare un rapporto di coppia madre-figlio. E Mauro, ancora, è vittima di quel senso di colpa, di quella rabbia. Di quel “non deludere anche me come hai fatto con tuo padre”.

Una storia che ti porta inevitabilmente a fare un bilancio delle tue relazioni, di come hai affrontato i processi di crescita. Di come hai elaborato, se lo hai fatto, un lutto, un abbandono. E perdonatemi se lo dico, ma credo sia un romanzo per pochi. Parole così le puoi comprendere e apprezzare solo se hai coraggio da vendere, solo se sei pronto a mettere in dubbio te stesso per qualche momento che magari dura qualche giorno. Ed è così, col coraggio e la curiosità di cui sopra che puoi arrivare a scovare, in queste parole, le risposte a molte domande che ti ponevi da bambino. Quelle cose più semplici che proprio per la loro semplicità ti hanno sempre trovato impreparato.

Mio padre era […] un uomo che ti delude per non darti una delusione. (p.18)

Ed è forse così che avremmo dovuto pensare quando da piccoli magari ci dicevano una bugia per paura di farci stare male. Non ha molto senso, da figlia. Ma forse da genitore immagino di sì.

E così, nelle prime pagine che trasudano parole e pensieri, Basilio Petruzza vi fa entrare in quel mulino bianco apparente, dove ognuno ha il suo problema, il suo dolore e che inevitabilmente esplode colpendo tutti, uno a uno.

E tutto ciò continua a girare e muoversi sui binari di una violenza sessuale, fisica e psicologica. Mauro è incatenato in relazioni che gli rubano anima ed energie e non può far altro che tornare lì, fra le braccia di chi lo divora anche quando non c’è. La pedofilia, forse, è solo uno dei tanti legami che lo costringono, legami dai quali si sente vittima e carnefice.

I bambini sconoscono la menzogna, ma riconoscono il sapore dell’inganno (p. 94)

Riconoscono anche l’indifferenza data dalla paura, ma quello lo capiscono solo una volta cresciuti.

E poi, all’improvviso, l’esplosione. Una confessione dei propri peccati vomitati a forza su una madre che non reagisce. E da lì il ritorno al silenzio, al far finta di nulla, al non dar risposte comunicando con gli occhi bassi. All’improvviso Irina. L’irruzione nella vita di Mauro come una bomba silenziosa. Quell’ennesima promessa di voler cambiare solo a parole.

– Il dolore si deve mostrare, Irina. Non si deve lasciare immaginarlo.
– Si deve guarire.
– Si deve urlare. (p.114)

E con Irina tronca le sue radici in quella casa, con Irina corre in Russia. E con Irina scopre la neve all’alba.

La neve all’alba era un patto senza parole, era un male ancora vivo che, a mente fredda, bissava la possibilità di rivederci ancora. (p.127)

Da qui tutto in discesa, tutto un tremolio di emozioni. In attesa che arrivi la scossa finale che permetta a Mauro di ripartire da zero, davvero.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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