Diego Esposito: «Sono un sognatore cronico»

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In foto, Diego Esposito sul set del video di Come fosse primavera

In foto, Diego Esposito sul set del video di Come fosse primavera

Diego Esposito è un cantautore toscano. Ha appena pubblicato il suo primo disco di inediti, È più comodo se dormi da me. E gli ho chiesto di raccontarsi attraverso i nove brani che lo compongono. Ho lasciato che fossero le sue parole a dirmi chi sia e a suggerirmi quello che gli ho chiesto.

Il brano che apre il tuo disco si intitola In una stanza. Qui, canti: “La musica, poi, quella non si tocca, è a lei che ho dato il primo bacio sulla bocca”. È dalla musica che voglio iniziare. Sto per farti una domanda inflazionata, ma necessaria; la più semplice e complicata domanda che si possa fare a un musicista. Cos’è per te la musica?

La musica per me è una “dea”, il mio rapporto con lei potrebbe essere paragonabile al rapporto che ha un prete con Gesù Cristo. Mi rende libero, riempie i miei vuoti, è la mia cura contro l’ansia. Da bambino mi piaceva creare melodie che non esistevano, senza la pretesa di voler scrivere una canzone, mi piaceva cantare e ho sempre pensato di voler fare questo, senza pensare di fare altro.

Il secondo brano è Toscana. “Fuggire in una città lontana che profumasse di Toscana”, recita il testo. Sei fuggito a Milano, ma la tua terra d’origine torna prepotente in molti brani di questo tuo lavoro d’esordio. Mi racconti il tuo rapporto con la Toscana?

La Toscana è “casa”, la mia famiglia abita lì. Sono andato via per studiare musica, o forse perché avevo semplicemente voglia di vedere cosa c’era altrove. Ci torno poco, purtroppo, però ci torno sempre volentieri.

Segue Il vecchio eliporto, il secondo singolo estratto da È più comodo se dormi da me. Canti: “Siamo nell’epoca dove la gente sa. Chi parla, parla solo per fare polemica. Chi non sa cosa dire, farnetica”. E poi ancora, con fare pungente, “Questo è il posto più sicuro, ci sto bene che mi metterò a cantare”…

Questa canzone l’ho scritta alle Tremiti, altro posto fondamentale per me. Ero in una discoteca e, chissà per quale motivo, ce l’avevo con il mondo, ho sentito la necessità di scappare. Mentre mi allontanavo, mi sono ritrovato in questo vecchio eliporto abbandonato, mi sono fermato lì per un po’ e ho scritto la canzone.

La quarta traccia si intitola Le parole quando vanno da sé. Il ritornello recita così “Se ti fidi, ti vorrei portare dove nascono le mie parole, le parole quando vanno da sé”. Come nasce la tua musica?

Le mie canzoni nascono spesso a caso, spesso con la chitarra. Qualcuno, un giorno, mi ha detto che, se sono belle chitarra e voce, sei già un pezzo avanti. Poi ogni canzone ha la sua storia e un suo motivo di esistere.

Poi è la volta di Come fosse primavera. “Con la mente torno a casa, sulla poltrona vedo mio padre che riposa, penso al resto della mia famiglia”, canti. Facciamo un passo indietro. Mi racconti chi sei stato prima di lasciare la Toscana?

Ero un ragazzo come tutti gli altri e, a dirti la verità, non sono tanto diverso da prima (purtroppo o per fortuna), ho sempre creduto nei sogni, ne ho fatto una ragione di vita. Questa canzone l’ho scritta dopo poco che mi ero trasferito a Milano, ero in un periodo dove le cose non andavano molto bene, è una canzone d’amore che parla di tutti i dubbi che avevo nella testa in quel periodo.

Poi tocca a Fisica quantistica. Qui canti: “Per un motivo di fisica quantistica, legato alla logistica, non sono lì con te. Però verrei con la mia 500, che ormai ha un faro spento, un po’ spento come me”. Qui ti mostri in una veste ironica e autoironica…

Il ritornello di “Fisica Quantistica” è un SMS che mandai a una mia ex, lei giustamente non ha mai risposto a quel messaggio.

Il settimo pezzo è Mare. “I miei sogni li tengo per mano, resistono al tempo”, dici. È di sogni che voglio parlare, adesso. Che sognatore sei?

Sono sognatore cronico, è la mia fortuna, forse è per questo che scrivo canzoni, mi piace pensare che i sogni possano diventare realtà nello stesso modo in cui i miei pensieri diventano musica. Ora che ho pubblicato un disco, sogno di fare un secondo disco, magari migliore di questo, per il futuro non c’ho ancora pensato, sono impegnato a costruire il mio presente

Segue Una canzone – naso contro naso. “Tu sei come una canzone che non riesco più ad ascoltare”, canti. C’è stato un momento in cui hai pensato di rinunciare alla musica?

Sono molte di più le difficoltà che ho incontrato rispetto alle soddisfazioni: manager fasulli, concerti non pagati, ruote bucate, noduli alla gola, mani spaccate, povertà assoluta, degrado, fame. Però non ho mai perso fiducia nella musica, ho sempre pensato che mi avrebbe ripagato in qualche modo. Poi che smetto lo dico ancora, mentre lo dico prendo la chitarra e mi metto a suonare.

L’album si chiude con Chi festeggia. “Se non so capire, non riesco a perdonare. Anche quando cambio fuori, dentro resto uguale”, si tratta di un brano intimo, che ti mette a nudo. Mi racconti cosa si prova dopo aver scritto un brano tanto profondo e trasparente?

È una canzone d’amore, amore eterno e incondizionato, è per mia sorella. L’ho scritta piangendo, ma dopo mi sono sentito meglio, erano parole che avevo bisogno di dire e volevo che rimanessero.

I brani del tuo album sono finiti, ma ho ancora qualcosa da chiederti. Nel tuo curriculum compare X Factor e una vittoria ad Area Sanremo, che esperienze sono state?

Sono state bellissime esperienze, molto formative, mi hanno fatto conoscere realtà che non sapevo cosa fossero davvero.

Al tuo disco ha lavorato anche Zibba, nella veste di produttore artistico. Com’è nato il vostro sodalizio artistico?

Andavo ai concerti di Zibba, mi è sempre piaciuto quello che scrive. Una sera ci siamo fermati a parlare, poi ha sentito delle cose che avevo scritto e m’ha chiamato dicendomi che voleva la direzione artistica del mio primo album. Io, ovviamente, ho accettato. Ora lo considero un fratello maggiore, è una persona fondamentale per me. Imparo sempre qualcosa di nuovo quando passo del tempo con lui.

Ti faccio tre domande, ti chiedo di rispondermi senza starci troppo a pensare. Un brano non tuo che avresti voluto scrivere tu?

Com’è profondo il mare di Lucio Dalla.

Un artista per cui scriveresti una canzone?

Marta Marasco.

Un artista con cui duettare?

Selah Sue.

Concludo le mie interviste sempre allo stesso modo. Qual è la parola più importante della tua vita?

La parola più importante della mia vita è casa. È un concetto importantissimo per me, mi piace sentirmi a casa nei posti che non sono casa mia, mi piace che le persone che frequento si sentano a casa quando stanno con me.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. È laureato in Dams, indirizzo Musica e Spettacolo, e attualmente studia per conseguire la Laurea Magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza

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