In difesa degli introversi

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Anne Hathaway in Becoming Jane (Julian Jarrold, 2007)

Anne Hathaway in Becoming Jane (Julian Jarrold, 2007)

Gli introversi sono quella strana specie che preferisce la compagnia di un buon libro a quella di una persona con cui non si ha nulla di cui parlare; che tre anni dopo una discussione ci stanno ancora pensando e tormentandosi con numerosi dubbi; che vengono volentieri in vacanza un mese con voi, ma poi gli serve un altro mese da soli per riprendersi.

La crudele definizione di Wikipedia dell’introverso è:

Portato a chiudersi nel proprio mondo interiore per timidezza o per egoistico ed esclusivo interesse verso la propria persona; diffidente o addirittura ostile nei riguardi dei contatti umani e dei rapporti sociali.

Mi ribello. Ode al introversione.

Non pensate a contemporanei eremiti che evitano il contatto umano. Ci sono varie sfumature di introversione. Sono introversi coloro che si tengono ben stretto il loro mondo interiore, dove come in un giardino segreto conservano ricordi e considerazioni con cui intessono nuove riflessioni.

L’introverso è quello che nessuno si aspettava facesse così; quello che “ma lo sapevi che lui” e che “avresti mai detto che”.

È un’epoca difficile per chi sceglie di tenere per sé i propri pensieri e difficilmente condivide i propri fatti personali. Nell’era dei social, fa insospettire. Forse vi sarete chiesti di qualcuno se volesse nascondere agli altri qualcosa di personale, come se fosse negativo.

Quando invece questa attitudine potrebbe rivelarsi una risorsa.

Innanzitutto, l’introverso sa conservare i segreti, perché ne capisce il valore. Essendo geloso dei propri, sa bene che atto di fiducia sia condividerli.

In secondo luogo, non vi appiattirà mai l’encefalogramma con racconti infiniti della propria vita: uno dei valori degli introversi è la capacità di ascoltare e la propensione a misurare quanto dice. Benedetti ragazzi.

Infine, non invaderà i vostri spazi, perché è il primo a sentire il bisogno dei propri. Dire a un introverso “ho bisogno di stare da solo”, non significa allontanarlo ma parlare la sua lingua. Non si offenderà, vi lascerà tranquilli e tornerà per parlare più tardi.

Gli introversi amano la compagnia e scelgono con chi trascorrere il tempo con una certa attenzione: infatti “amico” è una parola che centellinano molto.

Per dirla come Susan Caine, autrice de Il Manifesto degli introversi: “Non c’è niente di male ad attraversare la strada per evitare una chiacchierata del più e del meno”.

Sono difficili da conquistare, è vero: ma la loro amicizia, una volta guadagnata, è dura a morire.

Parlano poco volentieri, ma generalmente sono grandi osservatori. Sophia Dembling, ne I timidi lo fanno meglio, scrive:

La maggior parte degli introversi ultra-sensibili hanno piccoli radar costantemente attivi che sono perennemente alla ricerca di indizi sull’umore delle altre persone.

Anche per questo sono amici preziosi. Perché saprete di essere loro amici se imparate a conoscerli e a decifrarli, e a quel punto capirete di essere entrati a far parte di un’élite. Conquistata, è dura a morire.

Naturalmente ci sono numerosi lati difficili di questa categoria di persone.

L’introversione sfocia spesso nella distrazione: si è così concentrati sui propri pensieri che ci si dimentica del mondo intorno. Se fossero un computer, gli introversi avrebbero sempre tre o quattro finestre aperte. Conseguenze: vuoti, dimenticanze, mancanza di informazione. Fate loro notare quando emigrano con la mente, lo apprezzeranno.

Gli introversi sono quelli a cui avete detto in diverse occasioni che “pensano troppo”: e in effetti è così. Analizzano ogni situazione, da più punti di vista. Scrisse Laurie Helgoe, psicologa americana:

Gli introversi tendono a interiorizzare i problemi. In altre parole, poniamo la fonte dei problemi al nostro interno e la colpa è di noi stessi. […] Gli estroversi preferiscono esternare e affrontare i problemi interagendo con gli altri.

Le fa eco la Dembling:

A volte rischiamo di concentrarci talmente nella disamina di tutti gli aspetti della questione da rimanerne paralizzati. Gli estroversi, al contrario, preferiscono agire e sono meno inclini a preoccuparsi delle ripercussioni di ogni singola azione.

Un’altra brutta conseguenza è che tra ciò che omettono di dire, ci sono anche informazioni importanti. L’introverso avvisa che si sta trasferendo in un altro continente giusto la sera prima, spiegando perché deve fare le valigie. Ecco perché a questa specie è necessario fare domande.

Per non parlare di sentimenti, emozioni e altri disastri. Scordatevi le chiacchierate d’amore dei telefilm. L’introverso dice solo l’essenziale, se non può evitarlo. Confessa i propri sentimenti solo in momenti particolari, in privato, esclusivamente alla persona interessata. Sospetto che l’alcool sia stato inventato per loro.

Gli introversi amano arte, musica e letteratura, perché manifesta ciò che loro fanno fatica a esprimere. Molti grandi artisti trovano nella loro forma espressiva un modo di comunicare il loro mondo interiore. La prossima mostra vedetela con loro.

Il modo migliore per infastidirli è fare domande personali a bruciapelo. Li vedrete scurirsi, anche se non se ne rendono conto, come fa l’acqua del mare quando grattate la sabbia sul fondo. Stesso principio.

In conclusione, non sono persone con cui si lega facilmente. Si fanno capire poco, sono difficili da convincere, mantengono alte le barriere. Ma si rivelano alleati preziosi. E se siete estroversi, non c’è tipo di persona migliore che possa aiutarli a sciogliersi.

Vogliate loro bene e perdonate loro le distrazioni e quei momenti di defaillance. Non se lo dimenticheranno.

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Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Amo viaggiare e conoscere persone che hanno voglia di raccontare, che è un po’ come viaggiare. Vivo in un piccolo paese lombardo e studio Lingue e Comunicazione a Milano, ma tendo a scappare in treno, aereo o bici appena possibile. Da grande farò la compositrice di domande perché da sola non basto a farne quante vorrei.

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