In caso di mancata risposta, rispedire al mittente

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Caro tu, con molta probabilità, avrai trovato questa lettera tra il menù di un bar o di una pasticceria, in mezzo a un libro o sopra una poltrona al cinema.

Caro tu, con molta probabilità, avrai trovato questa lettera tra il menù di un bar o di una pasticceria, in mezzo a un libro o sopra una poltrona al cinema.

Caro tu,

non ti conosco, non so se hai i capelli lunghi raccolti in una coda di cavallo con sempre lo stesso elastico color acquamarina, ormai consumato, o se hai un taglio più corto e comodo; non se hai una sciarpa rossa e soffice avvolta intorno al collo o se indossi uno di quei giubbotti bomboloni che ti proteggono dal freddo; se hai le unghie mangiucchiate o se gesticoli dal nervoso. Non credo che tutte queste cose abbiano davvero importanza, chiunque è il possibile destinatario di questa lettera. Ogni vita è importante.

Con molta probabilità, avrai trovato questa lettera tra il menù di un bar o di una pasticceria, indecisa fino all’ultimo se spedirla scegliendo un nome a caso nell’elenco telefonico (esistono ancora?), se lasciarla in mezzo a un libro o sopra una poltrona al cinema. Sono una persona a dir poco indecisa, lascio aperto ogni spiraglio per non lasciarmi sfuggire nessuna possibilità, anche quando la porta dovrebbe essere chiusa con un bel calcio e a doppia mandata di chiave, senza lasciare l’ipotesi, nemmeno a uno spiraglio, di poter rientrare. A volte ho difficoltà a scegliere che smalto mettere, che penna usare, cosa mangiare alla sera. Una volta, avrei stilato lista di pro e contro per decidere, senza capire che l’istinto mi aveva già suggerito di mettere quello azzurro, di smalto. Avrei chiesto consiglio a chiunque mi capitasse sotto tiro, e avrebbe vinto la democrazia. Avrei chiesto consiglio agli amici – perché, si sa, un consiglio esterno è sempre migliore – e se mi aiutavano a scegliere cosa fare, la scelta più vantaggiosa – perché io non ne avevo la più pallida idea – beh, tanto di cappello.

Ecco. La cosa migliore. In generale. Quella che, valutando la situazione con rigore e logica, era la cosa giusta da fare. Non quella che si adattava alla mia persona, non quella che sentivo mia. “Nah, non prendo la pizza tonno, peperoni e cipolla perché i peperoni sono pesanti da digerire alla sera e poi la cipolla ha un cattivo odore! Però ne avrei proprio voglia…”. Ti immagini questo ragionamento fatto in larga scala? Un disastro completo! Per fortuna che esiste quella cosa che si chiama crescita. Non so spiegare cosa sia successo, forse ho incontrato una persona, forse ho solo preso consapevolezza. Impiego ancora mezz’ora per decidere quale pizza prendere – sono tutte da leccarsi i baffi! – ma ieri ho scelto con gesto sicuro e senza esitazioni quale smalto volessi avere sulle unghie. Non chiedo più mille opinioni per decidere di fare qualcosa, per decidere della mia vita. Sento di cosa ho bisogno e di cosa un po’ meno. Certo, non sono diventata invincibile in un battito di ciglia. Ho dovuto sbattere la testa parecchie volte. Chiedo ancora un confronto con chi mi sta accanto. Ma, di solito, confermano quello che già sento.

“La vita di Sara, una donna come me e te, sta per essere sconvolta. Forse l’hai anche incontrata: è cresciuta nelle nostre strade. Ha tre figli, e anche loro girano e corrono per il paese. Nonostante abbia avuto una vitta difficile, offre sempre un sorriso a chi ha bisogno di lei. I suoi capi vogliono trasferirla lontano da casa sua.
Dopo più di cento anni, Porvenir resterà senza postino. In città dicono che non ci piace scrivere e ricevere lettere. Come si permettono! Non ti racconterei tutto questo se non fosse in tuo potere aiutare Sara e il nostro paese. Come?
Semplice, come ho fatto io. Scrivi una lettera. Non importa se è lunga o corta, né che sia scritta bene o male. Mandala a un’altra donna in paese. Anche se non la conosci, condividi con lei pochi minuti della tua vita. Formiamo una catena di parole talmente lunga da arrivare fino in città, e talmente forte che nessuno la potrà spezzare.”

Caro tu, quello che hai appena letto è un passo del romanzo Il club delle lettere segrete di Ángeles Doñate. Non esiste nessuna Sara – anche se non metto in dubbio che esista almeno una Sara che fa la postina – e nessun paese da salvare, ma la situazione non è molto diversa dall’attuale, non credi? Studi e statistiche sembrano provare gioia nel dire, sempre con maggiore insistenza, che non ci piace più scrivere a mano – figuriamoci lettere! – e che siamo sempre più legati alla tecnologia, ai messaggini, alle email. Vogliamo dimostrare che non è così? Che ci piace scrivere e ricevere lettere? Che ognuno di noi, nel suo piccolo, ha qualcosa da dire e condividere? Fai come me, scrivi una lettera: a una donna, un uomo, un bambino. Non spezzare la catena.

Con affetto,
una sconosciuta.


L’ultima volta che la lettera è stata avvistata era il 24 aprile, dentro un libro a Bologna.

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Valentina Zanin

Valentina Zanin

Accanita lettrice, tifosa della pallavolo, perennemente in viaggio, telefilm dipendente, appassionata di filosofia.

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