Kudos – tutto passa dal web (e ci poteva restare)

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In foto, Diletta Parlangeli, Leonardo DeCarli e Giulia Arena, conduttori di Kudos

In foto, Diletta Parlangeli, Leonardo DeCarli e Giulia Arena, conduttori di Kudos

I media si influenzano e si modificano a vicenda e questo processo è inarrestabile perché hanno bisogno di adeguarsi ai gusti e agli interessi di un’audience che cambia nel tempo e che è sempre più attiva soprattutto grazie a Internet, che ha introdotto la figura del prosumer (produttore e consumatore di contenuti). Un esempio di ibridazione tra media può essere la presenza della YouTuber Greta Menchi a Sanremo o di Frank Matano nella giuria di Italia’s Got Talent. Ma cosa succede quando la contaminazione tra web e televisione si fa esplicita e sfacciata?

Lo scopriamo grazie a Kudos, un nuovo programma simil-talk show in onda ogni lunedì su Rai 4, che si propone, come intuiamo dal sottotitolo “tutto passa dal web”, di portare sugli schermi televisivi il magico mondo di Internet. La conduzione è affidata a Giulia Arena (anche nota per essere stata Miss Italia 2013) e Leonardo Decarli (ormai ex-webstar, sempre più presente in televisione, alla ricerca di nuovi stimoli), affiancati da Diletta Parlangeli (l’unica giornalista professionista nel programma), una redazione che si occupa in diretta dello scambio con il pubblico sui social e una moltitudine di influencer che intervengono solo sporadicamente per porre delle domande agli ospiti (tra questi BarbieXanax, una delle più reclamate su Twitter dal pubblico di Kudos).

Uno studio invaso da millenial

Ad eccezione di Decarli, che sembra incluso in Kudos solo per portare la sua fetta di di pubblico e fare subito più web-friendly, il resto della redazione è abbastanza convincente, finché segue il copione. Giulia Arena e Diletta Parlangeli infatti sono sveglie e di bella presenza, ma da sole non bastano per salvare Kudos dalla prima delle sue pecche: una presenza in studio inesperta e troppo numerosa.

Accade così che anche gli ospiti più interessanti vengano interrotti prima di poter finire di rispondere a una domanda, la redazione è inquadrata mentre parla sottovoce quando Giulia presenta il prossimo servizio, gli influencer intervengono poco, risultando una presenza superflua che occupa ulteriormente lo studio e, se intervengono, sia mai che per sbaglio si sono preparati delle domande realmente interessanti da fare agli ospiti!

Non c’è l’interazione del web

Un secondo difetto di Kudos è lo sforo artificioso dell’uso di termini come “challenge” (invece di sfida) e “midroll” (piuttosto che pubblicità) per essere subito più young e sottolineare il tema del web, centrale nel programma. E pensare che per farlo, piuttosto che usare “neologismi sciapi dovunque come la rucola”, basterebbe interagire di più con il pubblico che sui social partecipa da prosumer al programma con battute e domande. E invece no. Ci si propone di fare un programma sul web, si ricorda mille volte l’hashtag #kudos, è tanto usato da essere nei trend nazionali di Twitter… eppure vengono letti pochissimi tweet nel corso di una puntata. A questo punto anche l’Eurovision è più avanti, visto che sfrutta i tweet di più e molto meglio.

Eppure nemmeno questo è il problema più grave di Kudos, che fallisce nel suo intento soprattutto per un terzo grave problema.

Un target confuso

In queste prime due puntate, sono stati spiegati i significati di alcune parole estratte dal lessico del web, ad esempio “troll”, “influencer”, “gameplay”. Tutte parole di un livello base per qualunque millenial e per chiunque usi Internet ogni giorno.

Spiegare queste parole sarebbe molto utile se ci rivolgessimo a un pubblico di immigrati digitali (nati prima della diffusione di Internet) con l’intento di portarli al livello dei nativi digitali. Ad esempio, se dicessi a mio padre che ha commentato un troll, lui penserebbe che io creda veramente nell’esistenza degli esseri del mondo fantasy.

Estendere il dizionario digitale è un buon proposito. Il problema sta nel capire con chi si vuole parlare. Infatti, se da un lato Kudos spiegherebbe a mio padre perché non sono completamente impazzita, dall’altro lato la redazione è consapevole di essere seguita da un pubblico molto più giovane, che usa Internet ogni giorno, un pubblico costituito da chi guarda gameplay e segue i suoi influencer preferiti quotidianamente, un’audience a cui infatti la redazione di Kudos rivolge su Twitter la domanda “Cosa vuoi fare da grande?”.

Per risolvere questa incoerenza basterebbe chiarire il target. A chi vuole rivolgersi Kudos? Agli immigrati digitali o ai millenial che seguono già il programma, usano l’hashtag, consumano e costruiscono quotidianamente una parte di Internet e non hanno assolutamente bisogno di spiegazioni su un lessico di cui fanno già uso?

Un po’ indietro

La grafica pixellata di Kudos ci riporta indietro alla visone del web di dieci anni fa e sembra adatta ai nostalgici, ma anche alcuni degli argomenti scelti non sono troppo aggiornati. Potrebbe risultare addirittura imbarazzante spiegare cos’è Snapchat quando ormai può considerarsi un social morto dopo una moda passeggera. Se Kudos vuole stare al passo coi tempi, che non torni nel 2016, perché il web non aspetta nessuno. A parte i gattini. Nel web c’è sempre posto per più gattini.

Nonostante queste critiche, personalmente continuerò a seguire Kudos perché resta un esperimento interessante. Spero solo che nelle prossime puntate, a partire da questa sera, possano porre rimedio a queste pecche che, invece di abbattere il confine tra televisione e web, sembrano evidenziarne un’apparentemente incolmabile distanza.

About author

Milena Vesco

Milena Vesco

Nata ad Alcamo, in una Sicilia troppo lontana dal suo modo di essere, adesso vive a Bologna, dove studia Comunicazione. Romantica e sensibile all’arte, sogna di diventare una vera giornalista, ma il suo obiettivo principale è diventare ogni giorno se stessa.

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