La Freccia Nera: un classico (ri)letto con gli occhi di un adulto

0
La copertina della prima edizione de La Freccia Nera

La copertina della prima edizione de La Freccia Nera

Sibila il vento la notte si appresta
e la cupa foresta minacciosa si fa
passa ma trema se senti un fruscìo
forse è un segno d’addio
che la vita ti dà
lascia la spada se il cuor non ti regge
perché questa è la strada
che da noi fuorilegge ti porterà

L’avete letta cantando, lo so. Ditemi che almeno ne avete un vago ricordo.

La classe ’80 ricorderà La Freccia Nera; della classe ’89 mi sa che sono l’unica; la ’90-’94 ha esordito con “la freccia nera, mi sa che è una roba tipo Harry Potter, ve’?”. Giuro che sono morta dentro.

Robert Luis Stevenson, nel 1888, pubblicò questo ennesimo suo piccolo capolavoro. Dico ennesimo perché sempre negli anni ’80 pubblicò, seppur a più riprese, L’isola del tesoro e successivamente Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde. Solo che poi, ecco. Finisce che a scuola sei costretto alla lettura de L’isola del tesoro giusto perché va bene come libro di avventura per ragazzi, Jekyll e Hyde lo leggi sotto costrizione tra medie e liceo nelle versioni Black Cat per l’estate. E La Freccia Nera niente. Nonostante sia un romanzo storico. Nonostante sia ambientato negli anni della guerra delle Due Rose, un po’ prima dei Tudor per intenderci.

La Freccia Nera – Il (brevissimo) quadro storico

York e Lancaster. Se ricordate grosso modo le vicende, scorrete pure in basso, non lo saprà nessuno. Se però non avete voglia di leggere (e in parte lo capisco) sappiate che a scatenare la guerra fu la rimessa in forze di Enrico VI ed il “licenziamento” di Riccardo Duca di York in qualità di reggente. Tra i due litiganti il terzo gode, si dice e così, e mentre Lancaster e York erano troppo occupati a sterminarsi da soli, il 22 agosto 1485 Enrico Tudor (che nel frattempo guidava la casata dei Lancaster) sconfisse e uccise Riccardo III (fratello di Enrico VI) a Bosworth e si proclamò re col nome di Enrico VII. Con lui salì al trono il primo membro della dinastia dei Tudor e la guerra delle Due Rose, iniziata nel 1455, finì.

Una storia delle Due Rose

Sì, una storia. Perché non è un compendio su questi trent’anni di guerra, ma è una storia nella storia. È una storia che forse solo un adulto può leggere, apprezzandone i punti forti così come i punti deboli. Passo dopo passo il lettore deve destreggiarsi in un racconto costante, coinvolgente ma già visto. A volte sembra di rileggere Robin Hood perché la foresta quella è, il gruppo di briganti pure. E i travestimenti da frate lo stesso.

La lettura la prosegui piacevolmente. Forse perché un classico resta un classico. E crescendo, il classico è ancora più bello. Anche se non incarna i canoni ai quali siamo abituati oggi.

Non partite con l’idea di sfogliare un libro con personaggi introspettivi, amori viscerali e animi doloranti alla Werther, o di vivere una storia a base di epistole friulane. Sarebbe profondamente sbagliato.

La Freccia Nera, la storia

Nonostante Richard Shelton, detto Dick, sia in balìa della sua giovane età e si dimostri un po’ troppo “senza paura”, non potrete far altro che affezionarvi a lui col passare del tempo. Soprattutto perché Stevenson si schiera dalla sua parte. Chi mai potrà dir di no al giovane Dick? A parte Sir Daniel, che incarna perfettamente l’ideale di piccolo corvo affamato di gloria, fama e soprattutto di denaro. Un politico, sulla falsa riga del buon vecchio Edoardo III. Ed inizia a Tunstall questo contorto viaggio tra tradimenti e sotterfugi.

In foto, Aldo Reggiani, Dick Shelton ne La freccia nera (Anton Giulio Majano, 1968)

In foto, Aldo Reggiani, Dick Shelton ne La freccia nera (Anton Giulio Majano, 1968)

E fino a quando Dick non finirà fra le mani della compagnia, confuso e in preda a dubbi sulla bontà di Sir Daniel e dei suoi amici, tra cui il frate Sir Oliver, la Freccia nera se ne starà in disparte, qualche piccolo furto, qualche uomo appeso ad un albero, qualche freccia conficcata nel petto del traditore. Niente di più. Sembra quasi entrare in scena per smuovere le acque, per ricordare a tutti che c’è, anche se non si vede.

Perché l’obiettivo della Freccia non è rubare al ricco per dare al povero. Per tutta la storia cerca di liberare il territorio dall’oppressione dei tiranni che per troppo tempo si sono presi gioco degli abitanti di Tunstall servendosene al momento del bisogno e, in particolare, di vendicarsi di Brackley. Dick cerca di vendicare suo padre e, al contempo, di salvare Joanna, il John Matcham che viaggia per un po’ con Dick, rimasta in mano a Sir Daniel e promessa a lord Shoreby.

La Freccia Nera – Non solo uomini

Non solo uomini. Perché la presenza della donna, anche qui, è fondamentale. L’amor cortese incarnato in una giovane donna che muta forma per salvarsi da una vita che non vuole, per liberarsi dalle catene delle costrizioni sociali che la obbligano a sentirsi oggetto. Perché Joanna scappa via diventando John solo per salvarsi la vita. Per finire comunque nei panni della futura sposa di Shoreby. Ancora una volta però l’amore va ben oltre la prudenza e segue l’istinto: prende accordi con la Freccia nera, si schiera da una parte, rinnega l’altra, non si fida più di nessuno e punta solo a raggiungere il suo obiettivo.

Afrodite e Nemesi muovono i fili di questa storia senza mai cadere nella banalità che molto affligge la narrativa di oggi. O la serie tv del 2006.

Un romanzo di formazione?

Se volgete lo sguardo verso il percorso di Dick, dall’inizio alla fine, noterete come in circa un anno (è il tempo nel quale si svolge la storia, più o meno) il ragazzo sia diventato un uomo. O quanto meno è sulla buona strada. Non certo per le volte che ha sguainato la spada, o per le donne conquistate. Ma per questo piccolo dettaglio:

Dick imparava per la prima volta quale drammatico gioco sia la vita e come una cosa fatta non possa più essere cambiata e neppure riparata da non importa quale penitenza.

La formazione però non si limita a un ragazzo che scopre il mondo. La formazione avviene anche per gli adulti e forse bisognerebbe parlare di ri-formazionePerché proprio quando siamo abituati ad avere tutto sotto gli occhi, servito con qualche filtro e in quella forma squadrata 3×3, Stevenson ci permette di usare la fantasia per molti dettagli. Troppo raccontato e poco mostrato per chi ha perso l’abilità di immaginare.

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

No comments

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi