Le Camere di Sophie e il loro esordio [INTERVISTA]

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In foto, Raffaele Tindaro e Fabrizio Ribaudo de Le Camere di Sophie

In foto, Raffaele Tindaro e Fabrizio Ribaudo de Le Camere di Sophie

Dopo aver collaborato per quindici anni a numerosi progetti musicali differenti, Raffaele Tindaro e Fabrizio Ribaudo decidono di crearne uno nuovo che unisca in un’unica realtà la loro esperienza e tutto ciò che li rappresenta: il suo nome è Le Camere di Sophie e incomincia il suo percorso con la pubblicazione, il 13 marzo, del suo primo album. Composto da 10 tracce e avente lo stesso nome dell’intero progetto, ci porta a conoscenza di tante storie differenti tra loro, attraverso cui è possibile scoprire il modo con cui i suoi creatori osservano il mondo che li circonda.

La storia che si cela dietro il nome Le Camere di Sophie è molto semplice, ma interessante allo stesso tempo: Sophie non è altro che una donna conosciuta da Raffaele e Fabrizio in occasione di un tour alle Isole Eolie a cui hanno partecipato, e la scelta di questo nome è data dalla sua musicalità e dalla voglia di inserire una componente femminile all’interno del progetto; Le Camere invece rappresentano il disco stesso, visto, metaforicamente, come un viaggio tra tante camere diverse appartenenti alla stessa casa.

Però Le Camere di Sophie non sono solo questo: andiamo a scoprire di più su questo album e su questo progetto attraverso le parole dei loro creatori.

Iniziamo parlando, in generale, del vostro disco: come raccontereste il vostro album Le Camere di Sophie a chi si accinge al suo ascolto?

Come un viaggio emotivo, ricco di diverse sfaccettature musicali, attraverso delle “Camere” di vita, di esperienza in cui è molto facile immedesimarsi per gli argomenti trattati, vicini all’indole umana.

Questo appena pubblicato è il vostro disco d’esordio. Com’è stata questa nuova esperienza? Cos’avete provato quando avete terminato le registrazioni? 

Di sicuro hai già un senso di appagamento una volta che un tuo brano, dapprima in stato embrionale, prende forma. Le sensazioni del lavoro finito sono state molteplici: l’adrenalina per il lavoro svolto e venuto bene, le aspettative per l’immediato futuro, la voglia di far ascoltare i tuoi brani. Insomma, sensazioni non così tanto lontane da quelle provate alla nascita di un figlio, si potrebbe dire.

La copertina del disco Le Camere di Sophie

La copertina del disco Le Camere di Sophie

La creazione di un disco è, inevitabilmente, anche la fusione degli aspetti caratterizzanti ogni musicista che collabora a esso. Vi chiedo: c’è un elemento in comune tra voi, un filo conduttore che unisce tutte le vostre “camere”? Come questo aspetto viene inserito nella vostra musica?

Sicuramente quello che ci lega di più è proprio il fatto che collaboriamo da oltre 15 anni a molteplici progetti musicali. Non abbiamo fatto altro che mettere nella nostra musica tutto il nostro trascorso. Da premettere che possediamo uno studio di registrazione e dunque è molto facile ritrovarsi a sperimentare.

Focalizziamoci adesso sui singoli. Ne L’Ora della Festa, con ritmi piacevoli e incalzanti, trattate una problematica che affligge la quasi totalità dei musicisti: l’essere considerati nullafacenti, poiché la musica non viene vista come un vero lavoro. Quanto è difficile vivere di musica al giorno d’oggi, secondo voi, e come reagite a questa situazione?

Molto difficile ma non impossibile vivere di musica. È sicuramente molto più difficile vivere di musica propria. Purtroppo non si dà moltissimo spazio alla musica inedita e, a conti fatti, ti ritrovi a “competere” con tribute band che hanno monopolizzato un po’ le scene di piccoli e grandi palchi. Di sicuro molto più semplice vendere una tribute di Vasco che una band emergente d’inediti. La reazione è imporsi! Ovviamente dove è possibile. Cercare di abituare la gente all’ascolto di nuova musica, spingere un po’ di più sulla vena curiosa umana sarebbe già un buon inizio.

Nelle vostre canzoni è spesso presente una critica al mondo d’oggi, specialmente in Senza Scrupoli e Sicuro che non hai mai letto Freud?, tra i media che veicolano informazioni false e le persone che sono superficiali, inette. Di cos’avrebbe bisogno la società, secondo voi, per migliorare questa condizione?

L’informazione crediamo sia l’unica cosa che possa far cessare questa condizione, che dovrebbe partire sin dalle scuole primarie, spronando a chiedersi il perché delle cose, invitando a riflettere attraverso confronti sani e valutando il vero peso del significato di una parola. Siamo più poveri di cultura che di danaro, purtroppo, e sta a noi stessi scegliere quale via percorrere.

Avete solo tre parole a disposizione per descrivervi: quali scegliete?

Viaggio musicale emozionale.

About author

Elvira Petrarca

Elvira Petrarca

Nata nel 1997, vive di pane e pianoforte. Ama l'arte in ogni sua forma e viaggia sempre con una penna ed un quaderno in mano per poter raccontare ciò che più la incuriosisce.

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