Anarchia Pop X

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In foto, i POP X sul set del videoclip di Secchio

In foto, i POP X sul set del videoclip di Secchio

Dinanzi al delirante simposio offerto da un concerto dei Pop X, progetto legato al creativo Davide Panizza, tanti sono gli interrogativi che fioriscono: a molti non è possibile rispondere, perché comprendere i Pop X – ammesso che ciò sia realmente possibile – significa confrontarsi con una folle forma di anarchia musicale. Non la forma di anarchia preconfezionata e stucchevolmente studiata che alcuni esponenti del panorama indie-che-indie-non-è presentano come tale, beandosi della stupidità con la quale si subordinano a logiche più che rimasticate. Non la forma di anarchia inconsistente e romanzata che gli sciagurati cantautori dei nostri giorni, assumendo in maniera assai patetica le pose dei grandi del passato, infilano maldestramente nei loro odiosi brani conditi di pseudo-ironia. No. Anarchia vera e sincera. I Pop X sono tanto anarchici che persino scrivere un articolo relativo alla loro musica desta qualche dubbio: anzi, un cospicuo numero di perplessità. Mentre si scrive dei Pop X, si ha quasi l’impressione che a nulla serva scrivere dei Pop X: si dubita delle potenzialità del linguaggio, si stenta a nominarli e si teme (forse) che una delle proprie frasi venga istantaneamente tramutata in un verso delle loro canzoni.

Il Devoto-Oli 2008 dice che il termine “anarchia” deriva dal greco e che il significato del medesimo è “assenza di governo”: ebbene, proprio in una definizione così canonica si rinviene l’anarchia dei Pop X. Tuttavia, il governo che manca al progetto proveniente dal Trentino non è certo il governo comunemente inteso: i Pop X (forse) non si occupano di Senato, Camera dei Deputati e organi istituzionali. Il governo che nella loro musica è assente, infatti, coincide con una forma di controllo ben più ampia: i Pop X sono anarchia della Parola, del Suono e – durante le loro esibizioni – del Movimento. Non è un’anarchia unilaterale: anzi, si tratta di un’anarchia decisamente bilaterale, o – meglio ancora! – plurilaterale. Loro non governano ciò che producono, noi non governiamo ciò che di loro ascoltiamo e nessuno riesce a cogliere pienamente il senso dell’assenza di governo che domina ciò che fluttua intorno ai Pop X: se ne percepisce soltanto il respiro controverso, l’ambiguo ansimare, il folle palpitare, il riso sagace. Il resto è una base dai suoni pre-impostati, una melodia sintetica e una voce stuprata dall’auto-tune che intona: “E ricomincio a piangere / Come un secchio d’acqua / Svuoto tutto nell’amaca / Mi sorridi, sei una vacca / Che fa Mu-Mu…”.

Ci deridono? Li deridiamo? Scherniamo insieme a loro la musica? Scherniamo insieme a loro coloro che definiscono la musica? Si fanno beffe di quanti li pensano un poetico esperimento musicale? Si fanno beffe di quanti li considerano una prodigiosa forma di evasione? Difficile esprimersi con certezza: i Pop X interagiscono con la musica attraverso un ludus che, nella propria banalità apparente, si rivela difficile da imbrigliare. Badate, il loro non è il ludus dell’anarchia: se così fosse, l’anarchia non potrebbe nemmeno essere relazionata ai Pop X, perché rientrerebbero soltanto nelle squallide categorie citate inizialmente. Dunque, i Pop X non sono il ludus dell’anarchia, ma anarchia del ludus musicale, ossia un gioco privo di regole perché anteriormente vuoto, quindi mancante, di governo. O forse corrispondono semplicemente a un branco di giullari che cantano
in maniera piuttosto sciatta la propria omosessualità
, vera o falsa o incerta o immaginaria che sia
.

Nonostante le vacue critiche rivolte al progetto, le quali si risolvono spesso in un silenzio perplesso, un pregio si può sicuramente affibbiare ai Pop X: sono diversamente nuovi – o nuovamente diversi. In un’Italia che crede ancora al festival di Sanremo e che inserisce tra le proprie classifiche personaggi come Tiziano Ferro, Giorgia e – udite, udite! – Fabrizio Moro, è bello sapere che esistono creature come Davide Panizza. Al MI AMI di quest’anno, in mutande e truccato come una prostituta di basso bordo, si è esibito dinanzi al proprio pubblico mentre i suoi prodi compari, non meno sobri, urlavano insieme a lui parole come: “Froci della Nike! / Froci con chi vuoi! / Noi siamo gays!”.

Come resistere al coro?

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Francesco Formigari

Francesco Formigari

Ai gentili curiosi. Carissimi, Francesco Formigari non s'acchiappa né s'ingabbia, ma si nasconde tra le virgole e gli spazi che con pazienza ammucchia. Vi saluta con affetto.

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