Fiore di cactus: la bellezza di lasciarsi amare

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Dettaglio della copertina di Fiore di cactus, di Francesca Lizzio

Dettaglio della copertina di Fiore di cactus, di Francesca Lizzio

Francesca Lizzio è una ragazza riservata, come il personaggio del suo romanzo Fiore di cactus Sara. E come Sara, quando si apre non si limita a raccontare, ma condivide. Leggere i suoi scritti dà la sensazione che si prova trovando in una galleria di quadri, un volto che ci somiglia e in cui ci riconosciamo.

Mi spiega che che ha aperto il suo blog per dare un ordine al suo groviglio interiore, per mettere a nudo le sue spine, certa che i lettori sparsi per tutta l’Italia si sarebbero riconosciuti in ciò che racconta, come effettivamente avviene.

La protagonista è Sara, ragazza timida, intelligente, con la battuta sempre pronta, che però nasconde la sua fragilità sotto un’armatura. La domanda con cui Francesca ci provoca è: cosa fende la barriera che ci costruiamo, come impariamo a lasciarci amare? «Anche un cactus ha un cuore» scrive «ha solo bisogno di qualcuno che non abbia paura delle sue spine».

Ti inoltro subito la domanda di una collega: da cosa è stata ispirata la trama?

Il romanzo è nato poco tempo dopo aver superato un evento che mi aveva stravolta. Una parte di me aveva bisogno di far sapere cosa avevo imparato da quell’esperienza, un’altra sentiva l’istinto irrefrenabile di dar vita ad un’intera storia.

Quali sono secondo te le qualità più importanti di Sara e quali i difetti su cui dovrebbe lavorare?

È molto tenera e allo stesso tempo molto amara. Per lei tutto ha un valore, sentimenti e persone. Desidera autenticità, pur non credendo sia possibile trovarla. L’esperienza l’ha resa cinica. Eppure è una persona di cuore anche se non vorrebbe ed è proprio questo che la rende fragile. Il fatto di non riuscire a darsi una nuova occasione perché fermamente convinta di non meritarla o comunque, che le verrà crudelmente tolta. È disincantata al punto di non riuscire ad ammettere neanche a se stessa quanto ha bisogno di amare e di essere amata.

Emerge da Fiore di cactus che gli amici sono fondamentali e che in qualche modo il loro supporto prepara il cuore all’amore. Quanto è importante per te l’amicizia? 

In vita mia raramente ho avuto la fortuna di avere accanto delle amicizie sincere. Purtroppo le brutte esperienze sono quelle che ci segnano più in profondità, che ci cambiano, che ci rendono le persone che siamo. Però anche le belle esperienze hanno il loro peso ed è importante non dimenticarlo. L’amicizia più lunga che ho risale ai tempi del liceo e da due anni ho instaurato un rapporto speciale con delle ragazze conosciute grazie al mio blog, affettuosamente chiamate Le cactusiane.

Credo che ci sia qualcosa di autobiografico, sbaglio? Se sì, che cosa ti ha dato la spinta per iniziare a scrivere?

Si, qualcosa di autobiografico c’è. Quando ho iniziato a scrivere però, non me ne sono resa conto. Per me è la storia di Sara, una ragazza fragile e allo stesso tempo forte che ha bisogno di far sapere cosa ha vissuto e come ciò l’ha cambiata.

E quando hai capito che avresti voluto diventare una scrittrice?

Mia madre leggeva sempre tanti libri a me e a mia sorella e mi piaceva da morire. Ma quando ho imparato a farlo da sola ho scoperto la felicità, ho trovato un rifugio dove mi sento sempre al sicuro. Crescendo ho iniziato a desiderare di creare anch’io un rifugio per gli altri, per qualcuno che trova conforto nelle parole, eppure ero certa che non ci sarei mai riuscita. Ho sorpreso anche me stessa grazie a Sara.

Una mia curiosità: credi che si nasca cactus o che lo si diventi?

Credo che si diventi cactus nel tentativo di difendersi. Nella vita succedono tante cose che ci fanno soffrire, che ci portano a pensare che non vale la pena aprire il cuore a qualcuno, che ci deludono. Il dolore a volte può portare alla convinzione che è meglio creare una barriera contro il mondo, stare alla larga da chi potrebbe aprire una breccia.
Indubbiamente l’amore è l’unica cosa in grado di farci fiorire. L’amicizia sincera, i rapporti familiari sani, un amore felice nonostante tutto. La fiducia che ripone una persona che ci conosce bene, che sa quant’è difficile farsi strada tra le spine, eppure vuole riuscirci comunque. Lì, in quel momento, bisogna farsi coraggio e dare una possibilità ad entrambi. È difficile, lo so. Ma non farlo è peggio, so anche questo.

Prima di Fiore di cactus, hai collaborato con Panesi Edizioni all’antologia Oltre i media – Raccontalo con un film o una canzone col racconto breve Giorni (2016). Qual è l’elemento che lega Giorni al romanzo?

Tempo dopo ho capito che Sara era già nella mia mente quando ho scritto questo racconto, come se fosse una parte della stessa storia. Come se fosse sempre lei a raccontarmi cosa le è successo, cosa l’ha spinta a rinunciare all’amore. Alla fine, mi sono resa conto che avevo già iniziato a conoscere la sua storia attraverso questo racconto, ancor prima di scoprire tutto il resto.

Quali sono per Francesca i tre elementi fondamentali per portare avanti un progetto?

Tanta pazienza, tanta attenzione e tanto amore.

Hai pubblicato recentemente sulla tua pagina due libri che ti hanno cambiato la vita: Io sono di legno, Un segno invisibile e mio. Cosa hai trovato di Sara in quei libri?

Ho trovato la stessa tenerezza che ho percepito nelle protagoniste di questi romanzi, Mia e Mona. Il fatto di non riuscire a lasciarsi amare, addirittura di pensare di non meritarlo. Il gran bisogno di essere felici, nonostante il male affrontato e subito. Nonostante tutte le paure.

Leggo che sei di Catania, quanto delle tue origini siciliane credi ci sia nei tuoi libri?

Vorrei che il lettore sia libero di sentire la storia dove e come vuole, eppure, anche non avendo definito la città all’interno del romanzo, i luoghi sono ispirati a Catania.

Infine, ti chiederei: quale frase di Sara dedicheresti a chi ha paura di lasciarsi amare?

C’è un intero frammento con cui vorrei rispondere a questa domanda:

Ieri mia sorella ha detto di non avere fortuna in amore.
La guardavo, la capivo e avrei anche voluto dirle qualcosa ma come sempre non ci sono riuscita.
Allora ho parlato a me stessa, sperando che mi sentisse dato che di solito siamo telepatiche.
“Non essere come me. Mi sono sempre accontentata, non mi sono mai sentita amata veramente. Ad un certo punto, in tutte le mie storie, sentivo che c’era qualcosa di sbagliato, che non ero del tutto me stessa, che non stavo veramente bene, che non ero amata. Soltanto una volta è stato diverso, mi sono sentita completamente me stessa, mi sono sentita capita ed ero così felice, così serena che non avevo dubbi: non c’era niente di sbagliato. Allora ho avuto paura. Era qualcosa che non avevo mai provato… e sono scappata. Ho rovinato tutto. Ancora adesso ho paura che rovinerei tutto un’altra volta. Non essere come me. Finché ce la fai, finché ne hai il desiderio, non smettere di credere nell’amore. Non smettere di pensare che meriti un amore tutto tuo.”
Non mi ha sentita.
Spero, prima o poi, che imparerò a parlare tutte le volte che voglio dire qualcosa.

About author

Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, ho studiato lingue e letteratura, sto poco ferma, amo poco le foto e molto the Killers.

2 comments

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    Parte del discorso | cuore di cactus 23 aprile, 2018 at 11:23 Rispondi

    […] Postato il 10 giugno 201723 aprile 2018 di cuore di cactus Oggi è stata pubblicata un’intervista molto diversa dalle solite che mi è stata fatta da Ilaria, una ragazza di una gentilezza (e un entusiasmo!) disarmante. Avete presente quando qualcuno è dolce e disponibile con voi, senza che pretenda nulla in cambio o lo faccia per ricavarci qualcosa alle vostre spalle? Ecco, conoscerla è stato così e quando succede una cosa del genere ritrovo un po’ di speranza, sorrido senza che me ne renda conto. Fosse sempre così, vero? La trovate qui. […]

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