Funeralopolis. A suburban portrait [ANTEPRIMA]

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Un'immagine da Funeralopolis (Alessandro Redaelli, 2017)

Un’immagine da Funeralopolis (Alessandro Redaelli, 2017)

Funeralopolis è l’opera prima di Alessandro Redaelli presentato in anteprima al Biografilm Festival 2017 in concorso nella categoria Biografilm Italia. È un documentario sulla vita di due ragazzi del milanese, Vash e Felce, tra musica, droga ed esoterismo. Seppur con aspetti tragicomici, e talvolta con scene anche troppo forti, entriamo nelle loro vite, nel loro passato e soprattutto nel loro presente. E il loro futuro? Chissà…

Sin dalle prime scene capiamo che non è un film sulla droga come tanti altri. Non è assolutamente un film di denuncia, ma non è nemmeno un film che “incita” i ragazzi a drogarsi. Descrive semplicemente le vite difficili di due ragazzi tra i venti e i trent’anni.

Tutta la pellicola è girata in bianco e nero, scelta stilistica voluta e assolutamente funzionale. Penso che, se il film fosse stato a colori, sarei andata via dalla sala, per via di alcune immagini molto forti. Perché il colore è di vocazione realista e la sua assenza riesce a edulcorare anche le sequenze più conturbanti.

È un documentario che oscilla continuamente tra attimi in cui si prova quasi simpatia per questi ragazzi, ad altri in cui davvero invece li odi. Il loro rapporto con la droga è strano, diverso da quello che ci si può immaginare. Loro non hanno un motivo per drogarsi. Sono dei ribelli, ma a quale scopo?

Felce e Vash, seppure con interessi diversi, sono molto amici. Sono due ragazzi molto intelligenti, con i quali, se me li trovassi davanti, probabilmente farei ore e ore di chiacchierata. Sono appunto i loro interessi, i loro discorsi che mi hanno dato molto da riflettere. Perché due ragazzi così fanno uso di droghe e, soprattutto, non hanno problemi a dirlo apertamente?

Ecco, adesso non voglio assolutamente essere la moralista di turno che critica un gruppo di persone solo per il loro modo di fare o per i loro atteggiamenti, però le immagini e i discorsi del film lasciano tanto negli occhi dello spettatore. Sicuramente in sala ci sarà stato chi si sarà fatto coinvolgere emotivamente dalla storia, chi ha avuto idee contrastanti, chi ha criticato il lavoro di Alessandro Redaelli, chi forse non ha ben capito il messaggio del film.

Questo documentario descrive solo le vite di questi ragazzi, non elogia, non critica e non condanna chi fa uso di droghe e “chi vive di notte”. Certo, lo spettatore che guarda Funeralopolis parte già dal presupposto che questo film non sarà semplice da vedere e da digerire. Io stessa, per scrivere questo commento, ho dovuto prendere del tempo per elaborare quanto avevo visto.

Se forse posso azzardarmi a fare un paragone, mi ha un po’ ricordato il film del 1981 Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, tratto dall’omonimo romanzo di Christiane F. Non so se il paragone potrebbe essere centrato oppure meno, in ogni caso, spero che questo documentario abbia la pubblicità che merita. Redaelli come regista e gli altri sceneggiatori Ruggero Melis e Daniele Fagone hanno talento da vendere.

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Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Alessia, ventenne, siciliana. Sono una grande sognatrice, studio Sviluppo e Cooperazione internazionale alla facoltà di Bologna. Adoro confrontarmi con gli altri, leggere qualsiasi cosa e passare i miei sabati sera davanti al PC guardando tv-series o film. L'arte – in tutte le sue forme – e viaggiare sono, per me, una sorta di processo catartico fondamentale.

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