Markrain: essere poeta a vent'anni

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Il logo di Markrain

Il logo di Markrain

Marco è un ragazzo di vent’anni. Vive a Catania e nel tempo libero, come dice lui (o qualche suo amico, non so), studia Medicina (giusto per hobby, no?). Questo, però, non gli basta. Deve andare oltre, più in là. Come me, come noi. Lo fa nel modo che gli riesce meglio: scrivendo. Lo fa nel modo più nobile possibile: arrovellandosi su qualsiasi possibilità d’incontro con l’altro.

Allora sapete che si inventa? Apre una pagina e inizia a riempirla dei suoi scritti. Alla fine gli inviano anche quelli di amici, poi di conoscenti e poi di sconosciuti. Pubblica tutto. Ed è così ho scoperto Markrain e ho pensato “che bello sarebbe saperne di più!”. Ed ecco fatto: qualche mail e dall’altra parte ho trovato un ragazzo semplice e genuino, disposto al confronto e con tanta voglia di raccontarsi.

Una chiacchierata e il piatto è servito!

Ciao Markrain! Chi sei Markrain? Come mai la scelta di questo pseudonimo?

Ciao! Beh, io provo a scrivere poesie, ma anche canzoni e volevo che le persone associassero un unico nome alle mie produzioni. In realtà non c’è un significato dietro “Markrain”, banalmente sono le iniziali del mio nome e cognome (Marc-o Rain-eri) e mi piaceva molto l’immagine che creavano in questa quasi trasposizione in inglese… e poi fanno uno strano gioco di assonanze con Mark Twain, la mia guida e aspirazione. Gioco di parole o gioco del destino?

Ma Markrain nella vita di tutti i giorni chi è? Cosa fa?

Sono un ragazzo di vent’anni, come direbbe sarcasticamente una persona che mi conosce molto bene: “Suono la chitarra, strimpello il pianoforte, scrivo canzoni, scrivo poesie e nel tempo libero studio Medicina!”.

Cose da poco, insomma! Ma dicci, come è nata l’idea di aprire una pagina e iniziare questo percorso di scrittura?

Ho iniziato a scrivere qualche anno fa. Guardandomi indietro, mi sono accorto che avevo poco di particolare da ricordare. Tutte le grandi emozioni provate, tutte le grandi cose che avevo visto, ancor peggio tutte le grandi pensate, tutto scomparso. Ma questo non succede se lo imprimi su un foglio di carta: è un continuo riprovare vecchie emozioni, sentirsi vivi! Insomma, scrivo per ricordarmi d’aver vissuto.

Cecità, di Markrain

Cecità, di Markrain

Sul tuo blog e le tue varie pagine pubblichi non solo tuoi pezzi ma anche poesie che altri ti inviano. Come mai? Sono persone che conosci o anche sconosciuti?

Guarda, la verità è che l’anno scorso ho vissuto un periodo in cui mi sono sentito artisticamente parecchio solo nella mia città. Mi è capitato spesso di leggere scritti di amici di un’intensità incredibile che poi però rimanevano segregati nei confini del loro cassetto, questo perché viviamo un continuo immobilismo sociale, della serie: “che lo faccio a fare, tanto siamo in Italia”. E non ti dico a Catania, è come se al Sud fossimo tagliati fuori dal mondo! Decisi che, dal momento che in Italia non esiste una figura di riferimento per questo ambito, sarei stato io stesso il cambiamento che cercavo intorno a me e che, quindi, avrei dato la possibilità a chiunque di esprimersi e fare uscire i propri scritti dalla gabbia del cassetto. L’iniziativa sta avendo un grande successo, mi sento un leader e non posso buttare via tutto questo, visto che può fare del bene. Lo ha detto anche Mark Twain: “un uomo con un’idea è un matto, finché l’idea non ha successo”.

Beh, il motivo del tuo successo passa di certo tramite il web. Allora, pensi che poesia e social possano convivere serenamente?

Il mercato iperveloce dei social network è un’arma a doppio taglio, si sa. Oggi nessuno legge un contenuto (che non si sappia già in partenza che valga la pena essere letto) per più di 5 secondi. Questo si riflette sulla “poesia” da social creando frasi sempre più piccole e banali ma di impatto immediato e che tendono sempre più a svilire il pensiero complesso (non farò nomi, ma chi vuole intendere intenda). Ma la vera forza della Poesia è quella di riuscire a fare emozionare anche se scritta con un linguaggio non immediato e non estremamente breve, motivo per cui sono convinto che se fatta bene possa ancora avere successo nel panorama di Internet.

Ma non pensi che la poesia, oggi, non abbia più spazio di espressione? Che sia lontana e non più così apprezzata?

Ma no! La poesia sarà sempre apprezzata, esprime qualcosa che abbiamo dentro, solo che la sua forma cambia con i tempi, ad esempio nella società dove tutti si stancano a leggere e girano col cellulare in mano su YouTube, si sta affermando sempre di più la slam poetry: nessuno sforzo per capirla, una sorta di flebo di poesia da somministrare direttamente endovena.

Assenza, di Markrain

Assenza, di Markrain

E tu, come mai hai scelto proprio la poesia e non la prosa?

In realtà scrivo anche prosa quando mi capita di fare monologhi comici o di carattere esistenziale (o entrambi), ma è un genere che al momento ho esplorato poco. Ho una spiccata propensione per i giochi di parole e mi piacciono un sacco rime e figure retoriche e di suono, credo sia quindi una deformazione naturale.

E che mi dici riguardo alle tue fonti di ispirazione?

Jacques Prévert, tutta la vita! In due righe delinea una visione d’insieme sul mondo attorno a lui spettacolare, qualunque sia la scena davanti a lui. Ma, chiaro, ho avuto altri “maestri”: Ungaretti e Neruda… e poi c’è un libricino, una raccolta, che mi piace tanto e che spessissimo regalo ad amici (credo di essere stato un quarto dei compratori totali del libro): Cento poesie d’amore a Ladyhawke di Michele Mari. Questi sono solo i poeti che mi hanno ispirato, ma in realtà potrei fare decine di nomi di comici, cantanti, attori teatrali o performer (che parola brutta!) contemporanei (o quasi) che ho avuto il piacere di ascoltare: Alessandro Bergonzoni, Fabrizio de Andrè, Giorgio Montanini, Guido Catalano, Fabri Fibra, Caparezza e molti altri artisti (come dice uno di questi) minori, come gli accordi tristi.

Finisce che Marco, ora possiamo chiamarlo per nome (davvero!), ci lascia la sua manciata di poesie, i suoi pensieri puliti e leggeri, ma soprattutto, in un gesto di profonda generosità, ci regala uno spazio in cui possiamo farci ascoltare, in cui raccontare che rumore fa il mondo dalla nostra prospettiva. E allora, ora che il gioco è fatto, è il nostro turno!

About author

Sofia Longhini

Sofia Longhini

Sofia, classe 1996. Nasce in una piccola città di mare, ma viene ben presto rapita dai portici di Bologna, ombelico di tutto, dove studia Lettere Moderne. Scrive anche per Mangiatori di Cervello. Ama l'arte, il cinema e il cantautorato. Il teatro e il buon cibo. Leggere leggere leggere. E poi, naturalmente, scrivere.

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