Lo snooker di Richler è bello

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In foto, lo scrittore Mordecai Richler, autore de Il mio biliardo

In foto, lo scrittore Mordecai Richler, autore de Il mio biliardo

Eppure, nonostante il consueto bagno di raccomandazioni, è difficile sfuggire alla tentazione di lasciarsi contaminare anzitempo: prima di acquistare un libro tramite l’e-commerce non è semplice evitare le recensioni che gli altri utenti hanno già scritto e pubblicato. Non sempre si tratta di un errore fatale, bisogna ammetterlo: talvolta il giudizio altrui, rivelandosi sorprendentemente affidabile, preannuncia con puntualità lo scarso valore dell’opera che si è prossimi a comprare; talvolta, però, le sentenze emanate dagli altri sono solamente trappole: ostacoli che debbono essere assolutamente superati, o perché limitanti o perché errati.

Leggendo le (poche) recensioni attirate da Il mio biliardo, opera di Mordecai Richler, lo sconforto non tarda ad arrivare: gli utenti di questo e quel sito non risparmiano critiche all’ultima fatica dell’immenso autore dalle origini canadesi, affibbiando al testo svariati capi d’accusa: noioso, privo di sostanza, confuso, insipido. Dopo aver letto simili prefazioni, due sono le strade che si stagliano dinanzi allo sguardo di chi si è interessato all’opera: rinunciare, comprare qualcos’altro e relegare Il mio biliardo a un futuro non molto definito; oppure, con coraggio e desiderio di sfida, cliccare e acquistare il testo che Richler dedicò a una delle sue più grandi passioni: lo snooker.

Prima di affrontare l’opera in sé, è bene chiarire determinati punti: alcuni, infatti, potrebbero chiedersi chi fosse Mordecai Richler e soprattutto che cosa sia lo snooker. Mordecai Richler, nato a Montréal nel 1931 e morto nella stessa città settant’anni dopo, ha acquisito particolare popolarità dinanzi al pubblico italiano nel 2010, anno in cui è stata pubblicata una pellicola cinematografica tratta dal suo romanzo più celebre e apprezzato, La versione di Barney. Scrittore tagliente, ironico, colto e irriverente, Richler può essere considerato tra i maggiori esponenti della letteratura americana proveniente dal secolo scorso. Al 2001 risale Il mio biliardo, ultima opera dell’autore canadese: il protagonista del testo non è, come in altri romanzi scritti da Richler, un intellettuale stanco e frustrato, ma uno sport. Uno sport antico ed elegante, ma socialmente trasversale: lo snooker. Si gioca su un tavolo simile a quello utilizzato per il biliardo – in particolare, il tavolo da snooker presenta dimensioni maggiori e buche più strette – e contrappone due avversari: vince chi, imbucando alternativamente una biglia rossa e una biglia colorata, raggiunge il maggior numero di punti e, conseguentemente, di frame – i quali corrispondono pressappoco a ciò che i game costituiscono nel tennis.

Dettaglio della copertina de Il mio biliardo, edito da Adelphi Edizioni

Dettaglio della copertina de Il mio biliardo, edito da Adelphi Edizioni

Perché acquistare un’opera alla quale il pubblico non ha risparmiato impietosi giudizi? Perché compiere un passo tanto coraggioso?

Benché conoscere lo snooker e Richler, considerando che si tratta dell’ultima fatica del canadese, siano requisiti ai quali, se si vuole godere appieno dell’opera, è meglio non rinunciare, il valore de Il mio biliardo non si palesa dinanzi ai soli ammiratori di Richler o ai soli appassionati di snooker, perché Il mio biliardo è un’opera dall’impostazione squisitamente originale e decisamente godibile: come accade nella maggior parte dei romanzi dell’autore, il protagonista del testo è descritto attraverso un brillante meccanismo che restituisce un profilo completo dello stesso soltanto quando, riordinato ogni ingranaggio, si giunge al termine dell’opera. Lo scrittore dalle origini ebraiche, infatti, accosta e giustappone senza posa tasselli d’ogni foggia, rivelando per frammenti il suo splendido sguardo sullo snooker: ricostruzioni storiche che tratteggiano in maniera erudita le origini dello sport, ritratti biografici che cantano le gesta dei grandi eroi del panno verde, interviste che scandagliano il profilo più umano dei giocatori, riflessioni che sollevano polemiche intorno alla gestione dei tornei, digressioni che si allargano sino ad affrontare con spirito colto e saggio la concezione dello sport coltivata dagli intellettuali americani e persino delle piccole narrazioni che toccano la vita personale di Richler e la natura del suo rapporto con lo snooker – nell’opera descrive addirittura come assisteva agli incontri trasmessi in televisione. Una trama raffinata, intessuta con gusto e priva di eccessi: anzi, spesso s’incontrano nodi che smorzano qualsiasi forma di solenne retorica.

Il mio biliardo trabocca dello stile di Richler – dal periodare asciutto all’ironia sottile, niente manca all’appello – e proietta lo sguardo dell’autore verso un soggetto al quale lo stesso Richler dona un fascino unico: lo charme derivante dalle abilità di un grandioso narratore, un uomo capace di trasmettere le proprie passioni in maniera ammaliante, con misurata eleganza e notevole ingegno. Un addio prezioso: Richler avvicina a sé i lettori, condivide con loro uno dei suoi amori e incide per l’ultima volta le magnifiche coordinate del proprio stile.

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Francesco Formigari

Francesco Formigari

Ai gentili curiosi. Carissimi, Francesco Formigari non s'acchiappa né s'ingabbia, ma si nasconde tra le virgole e gli spazi che con pazienza ammucchia. Vi saluta con affetto.

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