Manifesto: tredici volti dell’arte [ANTEPRIMA]

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Cate Blanchett in Manifesto (Julian Rosefeldt, 2015)

Cate Blanchett in Manifesto (Julian Rosefeldt, 2015)

L’anteprima italiana di Manifesto è sicuramente l’evento più atteso di tutto il Biografilm Festival 2017. L’idea iniziale è un’istallazione video realizzata nel 2015 da Julian Rosefeldt, che poi, visto l’elevato successo, ha deciso di farne un film dalla durata di 90 minuti. L’unica e sola protagonista è la pluripremiata Cate Blanchett che, tra un monologo e l’altro, interpreta ben tredici persone diverse.

Il titolo del film già anticipa di cosa si parlerà. Le tredici donne infatti reciteranno dei monologhi ispirati o tratti dai movimenti artistici, politici e culturali dell’ultimo secolo. C’è il Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, c’è il Manifesto Dada di Tzara, c’è Fluxus e molto altro ancora.

Sicuramente non è un film da prendere alla leggera, non è un film per tutti. Le immagini, la fotografia, i colori, rasentano la perfezione.

Presentato nella categoria Biografilm Art, Manifesto non è un semplice film, una semplice installazione. È un omaggio, ma anche una critica, alla società contemporanea. L’arte in questo film è la protagonista. Viene bistrattata, fatta a pezzi, distrutta e poi ricomposta.

Il fatto che siano proprio delle donne a esporre questi concetti, a parer mio, non è assolutamente da sottovalutare. Sarà che non ho visto così tanti film in cui l’unica e sola protagonista è una donna. La recitazione di Cate Blanchett è meravigliosa. C’è passione, carisma in ogni ruolo che interpreta, talvolta è persino irriconoscibile. Cambia accento, modo di imporsi, arriva persino a perdere la sua immensa eleganza interpretando un barbone.

Quelle che recitano questi manifesti sono donne comuni: c’è una madre di famiglia, c’è una scienziata, c’è un’artista, una giornalista, una maestra, una vedova. Con tutti questi ruoli si vuole rappresentare l’umanità tutta – e non a caso ho usato l’articolo indeterminativo per riferirmi ai loro ruoli. L’arte non è solo di pochi, non è di chi la fa. Appartiene a tutti.

Penso che Rosefeldt con quest’opera volesse proprio far passare questo messaggio. Non mancano assolutamente riferimenti alla nostra epoca, alla smania di volere tutto e non possedere nulla. Perché ci affezioniamo alle cose di cui non abbiamo realmente bisogno.

Parlerei per ore e ore di questo film, ogni monologo andrebbe analizzato per filo e per segno. Niente di ciò che vediamo è lasciato al caso. Tutto è studiato alla perfezione. Ogni singolo momento, ogni movimento vogliono suscitare qualcosa nello spettatore. Stupore? Rabbia? Presa di coscienza? Sta a voi decidere.

“Niente è reale. Tutto è finzione”. Slogan semplice e diretto, in questo film vediamo proprio la realizzazione di ciò. Capiamo che è tutto finto, capiamo che niente di ciò che vediamo è reale. È Rosefeldt stesso a farcelo capire.

Niente è originale. Tutto è una copia. Il trucco del vero artista è la capacità di copiare e di andare oltre, come per le parole di Godard: non è importante da dove prendi le cose, è importante dove le porti.

Questa è solo una piccolissima parte di uno dei monologhi, ripreso da una citazione di Jim Jarmusch.

Prima di entrare in sala, oltre alla paura di non trovare posto dato l’elevato numero di persone in fila, temevo che questo film sarebbe potuto essere pesante, a causa della sua struttura in monologhi, spesso scollegati tra di loro. Devo ammettere che mi sbagliavo tantissimo. Nel momento in cui si sono riaccese le luci non volevo crederci. Ne volevo ancora. Volevo ancora la stupenda recitazione di Cate, volevo ancora sentire storie sull’arte, sulla vita, volevo ancora vedere il film.

È entusiasmante quando accade una cosa del genere. Non mi capita spesso di provare queste sensazioni, ennesima dimostrazione che Manifesto non è un film come tanti altri, è molto di più.

Per fortuna a novembre Manifesto arriverà nelle sale italiane. Non vedo l’ora che ciò accada: è un film che merita davvero di essere visto (e anche vissuto).

About author

Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Alessia, ventenne, siciliana. Sono una grande sognatrice, studio Sviluppo e Cooperazione internazionale alla facoltà di Bologna. Adoro confrontarmi con gli altri, leggere qualsiasi cosa e passare i miei sabati sera davanti al PC guardando tv-series o film. L'arte – in tutte le sue forme – e viaggiare sono, per me, una sorta di processo catartico fondamentale.

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