Shot! The Psycho-Spiritual Mantra of Rock [ANTEPRIMA]

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Mick Rock in Shot! The Psycho-Spiritual Mantra of Rock

Mick Rock in Shot! The Psycho-Spiritual Mantra of Rock

Mick Rock è il fotografo britannico noto sicuramente per alcuni dei suoi scatti leggendari. Prima di vedere l’anteprima di Shot! The Psyco-Spiritual Mantra of Rock conoscevo il nome di Mick, ma non pensavo che molte delle copertine dei dischi che hanno fatto la storia del rock fossero state scattate da lui.

Uno con questo cognome non può non lavorare nel mondo del rock.

Qualche esempio? La copertina di Queen II, il disco solista di Syd BarrettThe Madcap Laughs, o ancora una delle foto più celebri di Lou Reed, la copertina di Transformer. Per non parlare poi degli anni e anni di collaborazioni con David Bowie.

Film biografico che non poteva non essere presentato al Biografilm Festival – International Clebration of Lives. Come celebrazione della vita di Mick, un ragazzo inglese che, per realizzare i sogni della madre, va a vivere a Cambridge. Sarà proprio lì che scatterà le sue prime foto e realizzerà che la fotografia è il suo sogno.

Sapevo che quella era la strada per me. Non sapevo come avrei realizzato il tutto, ma era quella la direzione da prendere.

Gli inizi della sua carriera sono strettamente collegati agli inizi di David Bowie. Tra i due ci sarà sempre una stretta e profonda amicizia. Tanto che Rock divenne il fotografo ufficiale di  Bowie. Questo porterà addirittura ad occuparsi della fotografia di alcuni celeberrimi videoclip del Duca Bianco: vi dice qualcosa Jean Genie? Oppure Space Oddity? Eh allora, se questi due singoli non vi dicono nulla… Se vi dicessi che anche il videoclip di Life on Mars?  è stato prodotto e diretto da Mick?

Sarebbe abbastanza per farsi un’idea delle grandi capacità di questo fotografo? O meglio, dell’uomo che ha fotografato gli anni Settanta? Scatto dopo scatto si percorrono, in un’ora e mezza di film, gli anni d’oro del rock inglese e americano e ciò che ne ha comportato. Sono presenti tantissimi ricordi, aneddoti raccontanti da Mick stesso. Tutto il film è un dialogo tra il Mick di adesso e un Mick di un tempo: su un letto di ospedale, in bilico tra la vita e la morte.

Lo so, sembra non avere molto senso la cosa: ma ci arriviamo.

Mick ci racconta e si racconta tutto ciò che si celava dietro il palco, come sono nati alcuni dei suoi scatti più famosi? Spesso da una coincidenza.

Debbie Harry era come Bowie. Non riuscivi a scattare loro delle brutte foto. Mentre i Ramones… erano forse la band più brutta del CBGB.

Tra i tanti incontri fatti durante la carriera sono tante le band che ha fotografato, tantissime le star che lo chiamavano “perché lui ha fotografato già i Queen e David Bowie!”, ma forse l’incontro che più gli ha cambiato la vita, se così si può dire, è stato quello con la cocaina.

Ecco qui perché il Mick sul letto di ospedale. Gli eccessi dovuti a feste, vita sfrenata e abuso di droga lo hanno portato a 40 anni ad aver avuto tre infarti e due interventi di bypass. Il punto più basso della sua carriera.

Ero sempre fatto, non ero professionale. Spesso erano i miei clienti a farmelo notare. Eppure non riuscivo a controllarmi.

Una carriera piena di amicizie, ricordi, emozioni. Sarà forse per le foto che mostrava, o per i ricordi che raccontava, ma ho davvero amato questo film, più per i retroscena che per la narrazione, che è abbastanza semplice: segue la successione dei fatti e anche dei successione dei generi musicali. Dal pop al rock, glam rock, glam metal… fino ad arrivare a collaborazioni recenti con Daft Punk, Kasabian e Snoop Dogg.

Commovente è la fine, con alcune foto e collezioni private di Rock che afferma di non riuscire a sbarazzarsi di tutti gli scatoloni contenenti il suo lavoro. Sono parte di lui. Sembra quasi che lui sia l’unico custode di questi miti musicali.

Senza dubbio, è un film per gli appassionati di Rock e di rock – perdonate il gioco di parole, ma volevo farlo dall’inizio dell’articolo – ma sono certa che anche chi dovesse approcciarsi a quest’uomo e alla sua carriera per la prima volta non ne resterebbe deluso.

About author

Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Alessia, ventenne, siciliana. Sono una grande sognatrice, studio Sviluppo e Cooperazione internazionale alla facoltà di Bologna. Adoro confrontarmi con gli altri, leggere qualsiasi cosa e passare i miei sabati sera davanti al PC guardando tv-series o film. L'arte – in tutte le sue forme – e viaggiare sono, per me, una sorta di processo catartico fondamentale.

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