To Stay Alive: un bel film sulla sofferenza [ANTEPRIMA]

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To Stay Alive: a method (Erik Lieshout, Arno Hagers e Reinier van Brummelen, 2017)

To Stay Alive: a method (Erik Lieshout, Arno Hagers e Reinier van Brummelen, 2017)

Al concorso internazionale del Biografilm Festival 2017 il 12 e il 13 giugno è stato presentato To stay alive: a method. È un documentario diretto da Erik Lieshout, Arno Hagers e Reinier van Brummelen, basato sul saggio omonimo di Michel Houellebecq. È un racconto sulla sofferenza, sulle difficoltà della vita.

La voce narrante, nonché uno dei protagonisti, è il poliedrico Iggy Pop, che nel romanzo di Houellebecq ha rivisto parte della sua storia.

Alla base del film vi è la sofferenza. La convinzione secondo cui, se non soffri, non puoi sviluppare la tua sensibilità. La vita non è altro che un ciclo di sofferenze e questo lo capiamo bene dai racconti e dalle tematiche affrontate nel film. Il dolore però non è inteso come qualcosa di negativo. Proprio nel momento in cui soffri, conosci al meglio te stesso, nasce in te una nuova consapevolezza e si sviluppa il genio creativo. Nasce l’arte.

I protagonisti sono Anne Claire, una donna francese che soffre di disturbo bipolare, Jerome, che cerca di ricostruire la sua vita dopo essere stato per anni in una clinica psichiatrica, e due artisti, uno dei quali è lo stesso Michel Houellebecq. A prima vista, sono tutti personaggi eccentrici, ma da subito capiamo che hanno molta più forza loro di quanta non ne abbiamo le cosiddette “persone normali”. Le sofferenze della loro vita, la malattia, la morte, hanno spinto tutti loro verso il baratro, ma sono riusciti, attraverso l’arte, a continuare a vivere.

Tutti loro scrivono poesie. Su cosa? Sulla sofferenza, sulle loro sensazioni. Come ti senti in un determinato momento? La poesia che più colpisce, secondo me, è Il verbo essere di Anne Claire – non ho avuto modo di appuntarla, di cercarla, la visione del film è obbligatoria per capire a cosa mi riferisco.

Un altro elemento fondamentale di tutta la pellicola è la solitudine. Tutti i protagonisti sono soli. Sono ritratti da soli, raccontano da soli le loro storie, soffrono da soli. Iggy Pop stesso è solo, anche lui ha sofferto molto nella sa vita, ma ha trovato nell’arte, nella musica, nella poesia un rifugio, un’ancora per restare vivi.

Il film è diviso in capitoli: in ognuno di questi viene trattato un aspetto particolare del dolore e di come esso cambia, muta anche in base alle nostre esperienze. È in parte angosciante, perché i volti, gli sguardi sono profondamente veri e malinconici. La vita è dura e i cinque protagonisti lo sanno molto bene.

Seppur sia un film incentrato sul dolore della vita, si conclude con un fantastico elogio alla vita stessa.

Non abbiate paura. Il peggio è passato. Voi siete già morti.

È con queste parole che Iggy Pop, Michel Houellebecq e gli altri tre poeti concludono il film e, con esso, anche il nostro viaggio nel loro dolore e – perché no – anche nel nostro.

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Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Alessia, ventenne, siciliana. Sono una grande sognatrice, studio Sviluppo e Cooperazione internazionale alla facoltà di Bologna. Adoro confrontarmi con gli altri, leggere qualsiasi cosa e passare i miei sabati sera davanti al PC guardando tv-series o film. L'arte – in tutte le sue forme – e viaggiare sono, per me, una sorta di processo catartico fondamentale.

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