Wind Summer Festival, la musica è (quasi) finita

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In foto, Francesco Gabbani. Dopo Occidentali’s karma è tornato con Tra le granite e le granate, con cui si è esibito al Wind Summer Festival. Il risultato è il medesimo: è subito tormento

In foto, Francesco Gabbani. Dopo Occidentali’s karma è tornato con Tra le granite e le granate, con cui si è esibito al Wind Summer Festival. Il risultato è il medesimo: è subito tormento

È estate e la musica si colora d’azzurro, di mare, di ombrelloni e di spiagge, di selfie, di polaroid, di amori tra le onde e di altri (più o meno) prevedibili escamotage per sopportare la calura estiva e il suo infaticabile desiderio di leggerezza. Già, la parola d’ordine è leggerezza, si tratta pur sempre di canzoni per l’estate. E i tormentoni estivi, da che esiste la musica pop, non sono mai mancati. Certo, è lecito rimpiangere i tempi in cui era il pubblico a decidere quale fosse la canzone dell’estate. Ed è lecito persino rimpiangere i tempi in cui scrivere canzoni era un azzardo, un rischio da correre per sorprendere il pubblico e indirizzarne il gusto, soprattutto d’estate. Adesso sembra avvenga il contrario: i produttori seriali di hit estive conoscono il mercato e i prodotti con cui il pubblico abbocca, quindi lo assecondano fedelmente.

Io, a dirla tutta, rimpiango persino i tempi in cui i tormentoni diventavano un tormento. Perché? Perché lo diventavano tre mesi dopo la loro pubblicazione, non nascevano con il preciso intento di attaccarsi alla pelle come creme abbronzanti. Nascevano, poi passavano per radio, la gente iniziava ad affezionarsene, a imitarne il ballo o il motivetto. E il gioco era fatto. Poi restavano negli anni, ben custodite nella memoria di ciascuno di noi, nei nostri ricordi più intimi, nei nostri amori, nelle nostre risate, nei nostri falò in riva al mare aspettando di vedere le stelle cadere. Un’immagine troppo romantica, la mia. Ne sono consapevole. Ma, a mio avviso, un tormentone è un esercizio di talento e buongusto, come l’arte in generale, del resto.

Io credo fermamente che “leggerezza” possa significare “intelligenza”, che “tormentone estivo” possa essere sinonimo di “qualità” e che, con una buona dose di gusto, originalità e azzardo si possa creare un buon pezzo anche per la stagione balneare.

In foto, Baby K, che al Wind Summer Festival porta il suo ultimo singolo Voglio ballare con te (ft. Andrés Dvicio)

In foto, Baby K, che al Wind Summer Festival porta il suo ultimo singolo Voglio ballare con te (ft. Andrés Dvicio)

La gara al tormentone dell’estate, quest’anno, è più che mai spietata. Perché, a dire il vero, non ne ricordo una in cui siano stati creati tanti prodotti a uso e consumo dell’estate. Mi piacerebbe dire “ce n’è per tutti i gusti”, ma la verità è che non è così. Le canzoni di quest’anno parlano d’estate, nascono per l’estate e si consumano d’estate. Non sono brani senza tempo; al contrario, hanno le ore contate. Allo scoccare di settembre, spariranno come chicchi di grandine al primo sole. E, come la grandine, che diventa in fretta sostanza incolore, di loro non resterà traccia, si confonderanno l’una con l’altra. “Com’è che faceva?”, ci chiederemo. Nei casi più fortunati, la domanda sarà “Chi è che la cantava?”.

Insomma, spero di non apparire disfattista se dico che, l’anno prossimo, di questi tempi, non ci ricorderemo più della Polaroid di Riki o del tentativo, evidente e malriuscito, di Baby K di bissare il successo di Roma-Bangkok. Successo, quello, legato alla vocalità travolgente, inimitabile e, in quel caso, martellante di Giusy Ferreri, non certo alle rime taglienti della rapper. E mi scuso per aver scritto la parola “rapper” in riferimento a Baby K.

Ma veniamo al Wind Summer Festival, le cui registrazioni si sono svolte a Roma, a Piazza del Popolo, durante le serate del 22, 23, 24 e 25 giugno. Quattro serate di musica ed effetti speciali per un’estate che, almeno musicalmente, si prospetta piatta e senza rilevanti guizzi di genialità e innovazione. Quello che ho visto è stata una lunga maratona di prodotti ben confezionati, in cui, almeno una volta, compare la parola “estate”. A tal proposito, a farla da padrona è stata l’espressione “un inno all’estate”, più volte ripetuta dalla conduttrice Alessia Marcuzzi, di nuovo al timone della kermesse estiva, per presentare i vari brani in concorso. Insomma, ci aspetta un’estate di inni senza innovazione e di brani che ci ricordano, fino allo sfinimento, che parlano d’estate; che, nel caso non ce ne fossimo accorti, sono dei tormentoni; sembrano implorarci di accorgercene in tempo, ché la bella stagione fa in fretta a passare.

Un frame dal video di RIccione dei Thegiornalisti. Il frontman Tommaso Paradiso (al centro) si è esibito al Wind Summer Festival anche insieme a Fabri Fibra con Pamplona. È inoltre l'autore di Partiti adesso (Giusy Ferreri) e Mi hai fatto fare tardi (Nina Zilli)

Un frame dal video di Riccione dei Thegiornalisti. Il frontman Tommaso Paradiso (al centro) si è esibito al Wind Summer Festival anche insieme a Fabri Fibra con Pamplona. È inoltre l’autore di Partiti adesso (Giusy Ferreri) e Mi hai fatto fare tardi (Nina Zilli)

A parlarci d’estate è Giusy Ferreri con l’elettronica Partiti adesso, scritta per lei da Tommaso Paradiso, leader della band rivelazione dell’anno, Thegiornalisti. Non mancano gli stessi Thegiornalisti, che cantano Riccione, un trascurabile esercizio di pallida leggerezza, arrivato giusto in tempo per dare adito alle critiche dei più intransigenti, che da mesi urlano a gran voce “si sono venduti al sistema in cambio di un successo facile”. Riccione era evitabile, perché – a strafare – si rischia di restare a mani vuote; il successo immediato – ad opera di un pubblico distratto – se ne va con la stessa velocità. Ma non basta, perché Tommaso Paradiso duetta con Fabri Fibra e, nell’inciso di
Pamplona
, ci ricorda che “l’estate comincia adesso”, così anche Fibra ha il suo tormentone estivo (tra l’altro vincitore del Wind Summer Festival).

E che dire di Alessio Bernabei? Dopo il tiepido successo ottenuto a Sanremo con la snervante Nel mezzo di un applauso, dopo l’annullamento dell’anteprima del tour “per lavorare al nuovo album” (e noi fingiamo di crederci), è tornato con l’appiccicosa Non è il Sudamerica che, pensate un po’, parla d’estate e, come se non bastasse questo prorompente ed entusiasmante guizzo di originalità, ci invita addirittura a ballare. E la già citata Baby K? Lei, per non essere messa in ombra da un’altra artista italiana, com’era avvenuto nel 2015 con Giusy Ferreri, stavolta si affida a un featuring internazionale e, insieme a Andrés Dvicio, ci parla d’estate, di caldo e di mare, e – pensate un po’ di nuovo – anche lei ci invita a ballare. Era necessario? No.

Gabbani, dopo Occidentali’s karma è tornato con Tra le granite e le granate e il risultato è il medesimo: è subito tormento. Ci parlano d’estate anche Takagi e Ketra che, con l’ausilio di Lorenzo Fragola e dell’eclettica e autoironica Arisa, presentano L’esercito del selfie, scritta niente popo di meno che da Tommaso Paradiso, a suo volta anche autore di Mi hai fatto fare tardi di Nina Zilli. E c’è poi Riki, secondo classificato ad Amici 2017, che – forte del disco di platino conquistato in poche settimane – ci propone la fastidiosa Polaroid, un motivetto furbo che ha il sapore di un prodotto ben studiato e confezionato. Il risultato è mediocre, ma alle ragazzine piace. E questo basta.

Pensavate fosse finita? Invece no: sul palco del Wind Summer Festival non sono mancati Benji e Fede, che –accompagnati da un’Annalisa incolore – hanno proposto il brano Tutto per una ragione. Di cosa parla? È presto detto: dell’estate che passa e della musica che batte fino al mattino. Un posto d’onore lo merita Rovazzi, che, armato della propria non arte, ha coinvolto un ironico e certamente non sprovveduto Gianni Morandi e insieme hanno cantato Volare. Il pubblico, è superfluo dirlo, era in visibilio. E se Bianca Atzei, Elodie, Michele Bravi, Francesco Renga e Fiorella Mannoia, per non sbagliare, si sono affidati a ritmi elettronici, che – di questi tempi – sono un porto sicuro, Gianna Nannini – armata di playback e coraggio – a dieci anni dalla sua uscita, ha cantato la hit Io. Era necessario? Ancora una volta, la risposta è no.

In foto, J-Ax sul set del video di Senza Pagare, brano realizzato insieme a Fedez. Sul palco del Wind Summer Festival si è esibito anche con Nek, con la canzone Freud

In foto, J-Ax sul set del video di Senza Pagare, brano realizzato insieme a Fedez. Sul palco del Wind Summer Festival si è esibito anche con Nek, con la canzone Freud

Potevano mancare, poi, Fedez e J-Ax? Assolutamente no. Presenti anche loro, stavolta con Senza pagare, un brano che s’attacca alla mente come la colla tra le dita: il rischio è quello di diventarne vittime inconsapevoli. Ma Ax ha voluto strafare ed è tornato sul palco con Nek, che ha capito a quale compromesso scendere per svecchiare una carriera che, da tempo, ormai, era in bilico. Insieme hanno cantato Freud e il pubblico ha apprezzato. E se il passaggio di Chiara, Federica e Thomas (reduci da Amici 2017), The Kolors (che solo due anni fa erano i vincitori incontrastati), Lodovica Comello e Samuel non ha lasciato alcun segno, ci pensa Max Pezzali a farci rimpiangere Max Pezzali. Tornato con Le canzoni alla radio, ci ha fatto subito ricordare con nostalgia le estati di Sei un mito e La regola dell’amico; altri tempi, quelli, purtroppo.

Ma qualcosa di buono dev’essere pur successo, durante il Wind Summer Festival. E così è stato. A risollevare le sorti dei tormentoni estivi, ci ha pensato un “non tormentone” per eccellenza: Ragazza paradiso di Ermal Meta, un brano romantico e sognante, che conferma il talento compositivo di Ermal. Ma non solo: sul palco di Piazza del Popolo è salito anche Fabrizio Moro, con l’intensa e trascinante Andiamo, una canzone che ci restituisce, intatta, la potenza del Moro autore e performer.

Nonostante la poca e distratta attenzione che i media continuano a riservare loro, sul palco del Summer Festival sono salite due voci e due storie artistiche che affondano le proprie radici negli anni ‘90: Syria e Alexia. Se Syria ha proposto al pubblico una cover di Ambra, dal titolo Io, te, Francesca e Davide, rivelandosi, ancora una volta, un’artista poliedrica, camaleontica e innovativa, Alexia ha presentato Beata gioventù, un brano dalle sonorità moderne e fresche, che segna il suo ritorno dopo qualche anno di assenza. A cantare la sua Credo è intervenuta poi Giorgia, che ha offerto due performance potenti, tecnicamente perfette ed emotivamente sentite, confermandosi non solo la voce più intensa d’Italia, ma un’artista carismatica, padrona del proprio talento e del proprio palcoscenico.

In foto, Paola Turci. Al Wind Summer Festival ha coinvolto tutti con La vita che ho deciso

In foto, Paola Turci. Al Wind Summer Festival ha coinvolto tutti con La vita che ho deciso

A proporre la sua penna raffinata è stato poi Mario Venuti, che – con Caduto dalle stelle si conferma una delle realtà più belle e importanti del nostro cantautorato, anche quando la sua musica d’autore si veste di sonorità e intenzioni più leggere. Che dire, infine, di Paola Turci? Carismatica, elegante e intensa, ha coinvolto tutti con la sua La vita che ho deciso, un brano che –pur non avendo alcuna pretesa di diventare un tormentone – ha lentamente conquistato le radio e il pubblico, con la sua verità evidente e nient’affatto artificiosa. Ma dalla Turci, si sa, non ci si può che aspettare trasparenza e sincerità, è a questo che ha abituato il suo pubblico.

Ma veniamo ai giovani. Tra di loro, salta all’occhio la presenza di due realtà importanti, ingiustamente relegate a una categoria che non rende loro giustizia: Amara, che ha proposto Grazie, e Tony Maiello, che ha cantato Il mio funky. Amara è una realtà da non sottovalutare, una cantautrice di valore, una penna viscerale, una voce intensa, una speranza concreta per la nostra musica d’autore. E Tony Maiello, che ha avuto modo di farsi apprezzare come autore per Laura Pausini, Giorgia e Renga e che, prima ancora, ha partecipato a X Factor e ha vinto un Festival di Sanremo nella categoria “nuove proposte”, continua a non ottenere il riconoscimento che merita. Quindi la vittoria dei giovani è andata ai Desideri. E così si è conclusa l’edizione 2017 del Wind Summer Festival, che ha visto trionfare – come prima accennavo – Fabri Fibra e i Thegiornalisti con Pamplona.

Che dire, in ultima analisi? È questa la musica che ci aspetta. Sono questi i tormentoni che ci attendono al varco: tanti prodotti, poche sorprese e una convinzione soltanto: la musica pop, finché continuerà ad essere trattata così, resterà sempre il fanalino di coda. Eppure il pop, che – da sempre – è avanguardia e genio e che – da sempre – sfugge a qualsiasi etichetta, meriterebbe maggiore dignità. Ma non credo ne avrà. Non ne avrà finché verrà maltrattato da chiunque pensi che basti costruire un prodotto mediocre per tenerlo in vita. Salviamo il pop da chi lo offende, spegniamo le radio che se ne fanno promotrici e accendiamo il gusto. Il nostro, per una volta.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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