Calvino ci spinge a sognare e guardare oltre

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Cosimo, dall’alto delle sue piante, sperimenta la vita così come lui la desidera, senza cedere a una famiglia che lo vorrebbe, inevitabilmente, con i piedi per terra e a una società che lo etichetta pazzo perché mai s’era visto un uomo vivere sugli alberi.

Cosimo, dall’alto delle sue piante, sperimenta la vita così come lui la desidera, senza cedere a una famiglia che lo vorrebbe, inevitabilmente, con i piedi per terra e a una società che lo etichetta pazzo perché mai s’era visto un uomo vivere sugli alberi.

Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: – Ho detto che non voglio e non voglio! – e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave.Il barone rampante, Italo Calvino

Ho letto recentemente – o forse riletto, perché in realtà non ricordo quasi nulla di quello che ho letto alle superiori su consiglio od ordine degli insegnanti – Il barone rampante, capolavoro indiscusso della letteratura Italiana, scritto nel 1957 da Italo Calvino.  Non ricordavo nulla di questo romanzo che, a onor del vero, devo aver letto in seconda superiore, visto che all’interno della mia copia ho trovato un riassunto e una lettera di invito alla lettura datata 2005. Quindi leggerlo oggi, a 28 anni suonati, credo abbia assunto un significato tutto suo, importante e diverso. Quando lo leggi da ragazzino, alle medie, sorridi, ti diverti e pensi “che figata!, lo farei pure io” e a nulla vale lo sforzo dell’insegnante di spiegarti cosa sta dietro a questa storia. Quando lo leggi, sotto costrizione o, per meglio dire, come consiglio di lettura per le vacanze alle superiori, o lo ami o lo odi, vie di mezzo non ne esistono. Ma a leggerlo da grandi ci avete mai provato?!

L’insegnamento più grande che Calvino lascia trasparire tra le pagine del suo romanzo è quello di rincorrere i propri sogni, fare quello che vogliamo, essere gli artefici del nostro destino, abbandonando facili cliché e falsi miti per cui dobbiamo essere tutti standardizzati e omologati. È un messaggio importante, soprattutto nella società di oggi, nella quale soprattutto noi giovani ci troviamo invischiati e dalla quale cerchiamo di uscire a testa alta, nonostante tutto.

Cosimo, dall’alto delle sue piante, sperimenta la vita così come lui la desidera, senza cedere a una famiglia che lo vorrebbe, inevitabilmente, con i piedi per terra e a una società che lo etichetta pazzo perché mai s’era visto un uomo vivere sugli alberi. Dalle fronde ombrose degli alberi Cosimo osserva il mondo a distanza, ma non in modo distaccato. Vive la sua vita, i suoi affetti, le sue scelte, con la grande e unica particolarità che lo fa a modo suo, per tutta la vita. Cosimo sperimenta molte vite e molte realtà, indaga tutte le sfumature della vita e sceglie quali seguire. Lontano anni luce da convenzioni sociali e retaggi culturali, Cosimo vive facendo ciò che più gli piaceva. Calvino ci racconta la vita di Cosimo e ci invita a cercare la nostra strada, la nostra vera e autentica vocazione, senza preoccuparci troppo di chi ci sta attorno. Trovare la propria strada non è facile, ma se non ascoltiamo gli altri, ma solo il nostro volere, potremo essere felici e contribuire al progresso del mondo. Se siamo felici, poco alla volta riusciremo a convincere il mondo intero che le nostre scelte sono state giuste.

Suonerà tutto così poetico e idealista, ma credo che Calvino ci abbia lasciato un messaggio davvero significativo, che rende la lettura – altro elemento cardine del romanzo, chiave di volta per l’affermazione personale nei confronti della società – adatta a ogni età. Il bambino ci vedrà la storia bizzarra, l’adolescente l’interruzione dell’ordine prestabilito delle cose e l’adulto un messaggio di speranza e realizzazione personale.

Non pensavo avrei mai scritto un pezzo su Calvino, un po’ perché non sono una lettrice da romanzi italiani – chissà poi perché, ma spesso non mi riesce di apprezzarli a dovere – un po’ perché mi sembrava un autore trito e ritrito. Ma poi la magia di questo libro mi ha avvinghiata e, per salutarlo, non potevo che tentare di scriverne un elogio. Un elogio un po’ folle e un po’ poetico, mentre saltello idealmente tra una fronda e l’altra a braccetto con Cosimo, il barone rampante.

 

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Antonella Beozzo

Antonella Beozzo

Blogger, Bookaholic. Appassionata di libri, musica, film e natura, colleziono libri, istantanee e ricordi. Classe 1989, aspirante storyteller e clarinettista per diletto.

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