I diritti umani attraverso i miei occhi: un crowdfunding per raccontare Lampedusa

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In foto, Ilaria Gentili. Ha lanciato una campagna di crowdfunding per «poter fare una ricerca sul campo a Lampedusa. Poter vedere con i miei occhi quello che da tanto tempo difendo».

In foto, Ilaria Gentili. Ha lanciato una campagna di crowdfunding per «poter fare una ricerca sul campo a Lampedusa. Poter vedere con i miei occhi quello che da tanto tempo difendo».

Ilaria si definisce «una persona come voi» e difatti con lei ho tanto in comune: l’interesse per i diritti umani, l’attivismo per Amnesty International e la carica di Responsabili web e comunicazione all’interno del Gruppo Giovani 085 della stessa organizzazione. Ci barrichiamo dietro ai nostri computer e – modestie a parte – con una certa velocità ed efficienza rispondiamo a email, pubblichiamo informazioni, diffondiamo notizie. In altre parole, facciamo sapere al mondo cosa fanno gli attivisti di Amnesty e accogliamo chi si è lasciato convincere e vuole unirsi a noi.

Un giorno succede che Ilaria decide che è venuto il momento di alzarsi dalla poltrona e sgranchirsi le gambe. La notizia mi arriva proprio dallo schermo: tra un post e l’altro dei miei feed scovo una campagna di crowdfunding dal titolo I diritti umani attraverso i miei occhi: ricerca sul campo a Lampedusa. L’ha lanciata proprio lei.

«Il mio sogno è quello di poter fare una ricerca sul campo a Lampedusa. Poter vedere con i miei occhi quello che da tanto tempo difendo», scrive. L’idea mi stuzzica e decido di attivarmi per supportarla, ma prima ho bisogno di qualche informazione in più. Ecco allora che le invio le mie domande in un’email e, detto fatto, arrivano le sue risposte. Ve l’avevo detto: in fatto di efficienza, noi due, non scherziamo mica!

Ciao Ilaria! Prima di tutto, ti va di parlarci un po’ del tuo rapporto con l’attivismo? Come comincia tutto?

Il mio rapporto con l’attivismo è iniziato qualche anno fa grazie ad Amnesty International, che mi ha da subito catapultata in un mondo magico. Essere entrata ad Amnesty come attivista è stata per me una grande opportunità di crescita personale: ho potuto conoscere un modo nuovo di fare volontariato e dedicare il mio tempo libero a qualcosa che amo. La voglia di conoscere il mondo dei diritti umani e le numerose attività organizzate da Amnesty mi hanno dato la possibilità di vivere delle esperienze davvero uniche.


Voglio spiegare alle persone le cause del fenomeno, senza sparargli addosso solo le conseguenze, cioè gli sbarchi. Capire perché le persone sono costrette a fare ciò sarà il mio scopo. Ascoltare e capire.


Ci spieghi in cosa consisterà la tua ricerca sul campo a Lampedusa?

La mia ricerca sul campo consisterà nell’andare a capire quello che succede dietro le quinte, dietro le notizie del telegiornale. Arrivata a Lampedua mi recherò presso i centri di accoglienza della Croce Rossa e dell’UNHCR, con le quali ho già preso contatti. In questi centri andrò a parlare con i volontari che operano da più tempo nell’isola e in particolare con i migranti arrivati sulle coste italiane per ascoltare le loro storie. Farò molte foto e video che pubblicherò sul Blog affiancate da articoli dove riassumerò le varie interviste fatte.

La realtà dei sempre più numerosi e drammatici sbarchi sulle coste siciliane ci viene raccontato ormai quotidianamente dalla stampa e dalle ONG. Cosa ti aspetti di scoprire di nuovo, direttamente sul campo?

È vero, di notizie ormai se ne hanno quotidianamente molte. Troppe forse. Sempre uguali. Io di diverso mi aspetto di scoprire le storie delle persone. La voce della gente che arriva. I loro racconti. I loro viaggi della speranza. Mi aspetto di scoprire le storie degli operatori umanitari che da anni aiutano l’isola ad affrontare questo problema. Voglio ascoltare la voce dei cittadini. Capire per loro quanto è cambiata la vita e come stanno affrontando loro il problema.

Dal momento in cui la narrazione dell’emergenza migranti ci arriva spesso sotto forma di freddi dati, quanto credi sia importante scoprire le storie di chi rischia la vita nelle traversate?

Osservando la reazione delle persone alle notizie date dai telegiornali mi sono resa conto che non sempre viene raccontato tutto di una notizia. Io capisco che un giornalista per fare notizia, per attrarre l’attenzione, debba creare titoli e contenuti d’impatto, ma questo porta sempre a ridurre le persone in numeri. Dopo anni che sente notizie sempre uguali, piene di numeri e numeri di persone che arrivano sulle coste italiane, la gente si sta arrabbiando. Sta perdendo il senso della realtà, il senso di quello che sta accadendo. Sapere qual è il problema per comprenderlo secondo me è la soluzione per far metabolizzare gli eventi. Spiegare alle persone perché sta accadendo un fenomeno, senza sparargli addosso solo le conseguenze, che nel nostro caso sono gli sbarchi sulle coste italiane delle popolazioni migranti. Capire perché le persone sono costrette a fare ciò sarà il mio scopo. Ascoltare e capire.

Ilaria con la bandiera di Amnesty International. Foto di Lucia Liberti

Ilaria con la bandiera di Amnesty International. Foto di Lucia Liberti

È la prima volta che, da attivista, ti cimenti nell’attività di ricerca?

Sì, è la prima volta. Infatti sono molto euforica per questa nuova sfida, che sicuramente sarà anche verso me stessa. Ho una grande voglia di intraprendere questa nuova avventure e anche se mi sento un po’ insicura ho una grande determinazione e voglia di mettermi in gioco.

Quali perks prevedi per i donatori?

I donatori sostenendo il mio progetto avranno la possibilità di capire quello che succede nelle coste africane e nell’entroterra. Capire perché queste persone sono spinte a rischiare la vita su un gommone per arrivare in Europa. Che cosa gli viene raccontato in Africa? Sanno veramente a cosa vanno incontro? Chi è che li spinge a partire? Finanziando il mio progetto molte di queste domande avranno una risposta.

In che modo pensi di coinvolgere i sostenitori nella tua ricerca?

Durante il mio soggiorno a Lampedusa i miei sostenitori verranno costantemente aggiornati tramite i profili Facebook e Instagram di A Human Rights Storyteller su ogni mio spostamento, condividendo foto e pensieri in tempo reale. Inoltre dopo il mio rientro a casa pubblicherò articoli e foto delle interviste e della mia esperienza sull’isola di Lampedusa sul mio blog dove potranno avere una visione completa di quanto accaduto e le mie riflessioni post viaggio.

Ti lasciamo uno spazio conclusivo per convincere i nostri lettori a donare!

Posso solo dire che questa ricerca sul campo sarà per me un’esperienza unica, sia umanamente che professionalmente. Sostenendo questo progetto, oltre ad aver aiutato una giovane ragazza a realizzare un sogno, avrete la possibilità anche voi di vedere e capire quello che sta accadendo nel mondo. Concludo semplicemente dicendo che io sono una persona come voi, con il sogno di poter dedicare la sua vita alla difesa e diffusione dei diritti umani.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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