Francesca Michielin, V come Vulcano (e altre quattro cose)

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Francesca Michielin in concerto. Foto © Loredana Desiato

Francesca Michielin in concerto. Foto © Loredana Desiato

Francesca Michielin è tornata con Vulcano, un brano squisitamente pop con incalzanti venature elettroniche. Ma Vulcano è innanzitutto un’intenzione, una buona intenzione. È il manifesto di un cambiamento necessario, che non è (soltanto) buona volontà, nemmeno (soltanto) ambizione. È il percorso, onesto e irrinunciabile, che sta percorrendo per svestire i panni della ragazza introversa che è stata e indossare quelli di una giovane donna caparbia. Quindi Vulcano non è (soltanto) una buona idea, nemmeno una buona intuizione. È uno specchio fedele, in cui si riflette tutta la verità di una giovane e promettente artista. Perché Francesca Michielin è una speranza concreta per la musica italiana, è un diamante grezzo, che ha già dimostrato di sapersi fare luce da solo.

La sua penna non conosce artificiosità, è fluida ma profonda, raffinata ma pop, è tutte le sfumature di una ragazza che sta imparando a spogliarsi del guscio che l’ha cullata, protetta e, a volte, persino eclissata. È questo il pericolo che ha rischiato di correre, quello di restare all’ombra del suo stesso talento, all’ombra di una perfezione da inseguire come si fa con un ideale, all’ombra di una carriera promettente, di fatto relegata a una promessa soltanto.

Francesca Michielin ha vissuto la sindrome del primo della classe come la vive chiunque riconosca il proprio talento, persino le proprie aspirazioni, ma non il proprio potenziale. Non per saccenza o per mera competitività, io sono convinto abbia combattuto se stessa, il timore di non essere all’altezza delle proprie ambizioni, la fatica sfiancante di dover dimostrare di poterle meritare. E credo che abbia vinto se stessa. E con se stessa.


Vulcano può concedersi il lusso di far ballare le spiagge, di far tremare gli ombrelloni, di accompagnare i tuffi tra le onde. E poi di restare, di non migrare tra i ricordi di un’estate, quando sarà finita.


Il sentore che Francesca Michielin potesse esplodere come un vulcano l’avevo avuto ascoltando Di20, poi diventato Di20are, che è stato il suo primo esercizio di imperfezione, sospeso tra pensieri risolti e altri, invece, ancora da sciogliere, come matasse. Un disco maturo, rassicurante, profondo. Un disco responsabile, ma non ruffiano, men che meno artefatto. È stata 25 febbraio, l’ultima traccia di Di20, a convincermi che fosse un’artista di valore, una promessa, la premessa a qualcosa di importante. Ma c’era ancora qualcosa da risolvere: il giudizio severo di Francesca verso se stessa.

Ma adesso è arrivato Vulcano, un brano che – l’ho detto – non è soltanto buona volontà. Non è nemmeno una scorciatoia. È l’incastro che ricongiunge “quando sei solo sei tutto per te” e il futuro, l’entusiasmo per il mestiere d’artista e la sua puntuale necessità. Vulcano ricongiunge la prima della classe e l’ultima, è introspezione e leggerezza, è da ascoltare e da canticchiare. È da sottovalutare e poi da riprendere, per non perderne nessun angolo, quindi nessuno spigolo. Perché può permetterselo, può concedersi il lusso di far ballare le spiagge, di far tremare gli ombrelloni, di accompagnare i tuffi tra le onde. E poi di restare, di non migrare tra i ricordi di un’estate, quando sarà finita.

In Vulcano, la Michielin canta “La volontà […] di capire se è vero questo cuore che pulsa, se senti sul serio oppure è vanità”. E poi ancora “La paura di vagare per troppo tempo a vuoto e capire se è vivo questo cuore che vibra”. Quindi V come volontà, la volontà di non accontentarsi di restare in superficie, la volontà di rischiare un compromesso, quello con la paura dell’intentato, dell’incerto, dell’imperfezione. V come valorizzazione, perché valorizzare un dubbio – per farne un’occasione di onestà – è il modo migliore per non restarne vittima. E la Michielin sembra averlo capito. V come verità, quella da cui non sa prescindere (e che farà la sua fortuna). V come valore, il valore di un’artista che sa crescere, dopo aver imparato che crescere non è soltanto una conseguenza del tempo che passa, ma è una scelta. E Francesca è cresciuta. È diventata. E diventerà ancora, perché sa che la musica, come del resto la vita, in senso lato, è evoluzione. È ricerca, quindi dedizione, mai ostinazione.

Adesso non resta che aspettare di vedere di quali altri pezzi si comporrà il suo futuro, di quali verità si farà testimone, senza farsene scudo. Il vulcano s’è risvegliato, esploderà tutta la bellezza che possiede. E anche quella che ancora non sa di avere, ne sono convinto.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

5 comments

  1. Francesco Formigari
    Francesco Formigari 26 luglio, 2017 at 16:54 Rispondi

    Premetto che elogiare un’artista sfornata da X-Factor con tanto entusiasmo e tanti aggettivi mi pare piuttosto eccessivo, e proseguo evidenziando che, a mio modesto avviso, il giudizio da lei attribuito alla Michielin nasconde degli artifici retorici privi di qualsiasi significato: “… è fluida ma profonda, raffinata ma pop…” non significa nulla, sono solo caratteri occupati con vaghe impressioni. Il fatto che, nella sequenza in cui collega più parole alla lettera “V”, abbia menzionato ben due volte il concetto di “valore” è altrettanto retorico: con un artificio non troppo sottile, infatti, ha voluto inventare qualche complimento da affibbiare alla sua beniamina. Esaminando alcuni dei suoi articoli, poi, si nota spesso una ripetizione: ogni artista da lei recensito, infatti, è sempre prossimo a raggiungere la maturità oppure l’ha raggiunta, e ogni artista da lei recensito – nonostante delle non precisate imperfezioni e fragilità – è sempre sincero o in qualche modo legato al concetto di verità. Possibile? Beato lei, se ascolta sempre e soltanto artisti così veri – e così talentuosamente ripetitivi. Benché oggi, nel panorama italiano, circolino tanti artisti diversi e unici, mi stupisce che lei ami elogiare con tanta tenacia gli artisti della vecchia e stantia guardia pop: sembra quasi che non si sia accorto dell’arrivo di personaggi come Calcutta, Gazzelle, Mannarino, Pop X, Thegiornalisti, Canova, Le Luci della Centrale Elettrica, ecc. E sembra, inoltre, che alcuni artisti della vecchia guardia effettivamente meritevoli di attenzione, come i Baustelle, non sfiorino nemmeno i suoi pensieri. Si è mai chiesto perché la critica musicale non si soffermi quasi mai, fatta eccezione per Mollica, su personaggi come Giorgia o la Michielin?
    Suvvia, Petruzza: con tutti i titoli e i traguardi dei quali si fregia, penso possa raggiungere risultati ben più interessanti.

    • Lucia Liberti
      Lucia Liberti 26 luglio, 2017 at 18:56 Rispondi

      Non vorrei alimentare flame inutili, ma ci tengo a precisare che parlare del pop di Baustelle e Michielin come di due mondi distinti e separati (anche peccando un po’ di atteggiamento pregiudiziale) non è corretto, soprattutto dal momento in cui è lo stesso Bianconi a non essersi tirato indietro dall’esprimere apprezzamenti a Francesca Michielin. Il Bianconi che ha scritto per Syria, Turci, Oxa e altre artiste che Basilio Petruzza apprezza e neppure segretamente.

  2. Basilio Petruzza
    Basilio Petruzza 26 luglio, 2017 at 18:26 Rispondi

    Caro Francesco, il suo commento è saccente e oltremodo impreciso, forse mosso da un’antipatia personale, piuttosto che da un’osservazione attenta e consapevole dei fatti. Ma partiamo dal principio: io amo la musica ben fatta, ben scritta, ben cantata e ben prodotta, quindi non mi importa se un’artista proviene da X Factor o da un pub, mi importa che faccia bene il proprio lavoro, che lo faccia con consapevolezza e SINCERITÀ. Perché so distinguere la sincerità da un artificio, mi occupo di musica da sempre e, prima che criticarla, la compro e la sostengo. Quindi, se parlo spesso di verità, è perché voglio mettere in evidenza l’onestà di un artista rispetto all’artificiosità di tanti prodotti che ci circondano. Non concedersi slanci e non concederne ad un musicista, soltanto perché è uscito da un talent show, è un atto di snobismo inutile, vacuo, un atto di ignoranza, senza troppi giri di parole. Veniamo adesso alla sua disattenzione: non è affatto vero che ho utilizzato due volte il termine “valore”, forse ha letto male. O forse aveva solo fretta di lasciare un commento. Rilegga, stavolta con maggiore attenzione. Ed è assai impreciso quando afferma che non parlo di artisti provenienti dalla scena indie: ho scritto di Levante, dei Thegiornalisti, de Le luci della centrale elettrica, di Braschi e di tante altre giovani promesse della musica italiana. Concludo dicendole altre due cose. La prima è che la Michielin non è la mia beniamina; se far bene e onestamente il proprio lavoro significa essere considerato di parte, lei non ha minimamente idea di cosa significhi ascoltare un artista, comprenderlo e scavare a fondo per far venire a galla tutte le sue sfumature (e tutte le sfumature del suo progetto artistico). Per concludere, non si curi dei miei miei titoli e dei miei traguardi, conquistati con grande impegno, dedizione e umiltà, si preoccupi di comprendere esattamente quello che legge. Perché, dal suo commento, si evince una lettura sommaria, distratta e faziosa dei miei articoli. Ritenti la prossima volta, magari sarà più fortunato.

  3. Francesco Formigari
    Francesco Formigari 26 luglio, 2017 at 20:34 Rispondi

    Procedendo con ordine.
    Io non ho mai distinto i Baustelle dalla Michielin: il motivo per cui ho citato i Baustelle era ben diverso – non voleva sollevare questioni di natura classificatoria. Il fatto che Bianconi abbia elogiato la Michielin, poi, è totalmente insignificante: Morrissey, il cantante dei The Smiths, elogiò i The Primitives, band che tuttavia non raggiunse mai la qualità delle composizioni dei The Smiths.
    Petruzza, io ho formulato critiche ben precise e definite: lei, che tra i due forse è colui che ha recepito in maniera alquanto personale il mio commento, ha esordito definendomi saccente e “oltremodo impreciso”. Non le pare una risposta alquanto scortese? Non solo: non le pare che auto-definirsi tanto sapiente, da poter individuare i saccenti sia decisamente… arrogante?
    La provenienza di un’artista è significativa, perché rivela molto delle qualità di un artista e del suo modo di affrontare la musica: ignorare il percorso di un artista significa condurre un’analisi alquanto parziale.
    Lei, poi, scrive che si occupa di musica da sempre: ebbene? Che vorrebbe dire? Che io non posso replicare? Che lei ha immancabilmente ragione? Che lei è l’unico capace di formulare giudizi intorno alla musica? Che nessun altro si occupa da tempo di musica?
    Mi taccia di ignoranza, ma dimostra di essere (ancora una volta) arrogante e di non aver compreso il senso del mio discorso: lei, nel mio commento, nota forse un punto nel quale è chiaramente specificato che, a mio avviso, tutti gli artisti provenienti da X-Factor sono artisti mediocri? Forse, caro Petruzza, definendomi un ignorante e uno snob cerca soltanto di esaltarsi attribuendosi chissà quale apertura mentale: o sbaglio? Come può notare, il suo discorso è infarcito di “personalismo” (o egocentrismo, dir si voglia): è tutto un evidenziare che io sono un ignorante e che lei è un sapiente. Nevvero? È molto comico: se ogni commento rivolto a uno dei suoi articoli lo considera come attacco personale alle sue conoscenze, significa che deve temere molto chi dissente dalla sua “sacrosanta” opinione.
    Io non ho scritto, caro Petruzza, che lei ha utilizzato due volte il termine “valore”, ma che ha impiegato due volte il concetto di “valore”: lei, infatti, riconduce la “V” a “valorizzazione” e a “valore”. Legga meglio ciò che scrivo, e non ricorra ad altri artifici retorici. Soprattutto: prima di accusare il prossimo di “disattenzione”, controlli meglio ciò che lei ha compreso.
    Quando lei sostiene di trattare di artisti “indie”, tradisce ancora una volta un’incomprensione: io non volevo certo suggerirle di trattare di artisti “indie”; piuttosto, io volevo evidenziare che, oltre alle solite e ben note realtà, ne esistono altre che meriterebbero più voce.
    Infine, concludo così: se lei si ritiene tanto infastidito dall’ironia con la quale ho utilizzato il termine “beniamina”, rifletta per qualche istante. Non è accettabile scaldarsi così ferocemente. Del modo in cui si è guadagnato i titoli che vanta, non m’importa assolutamente nulla: le parole che ha utilizzato per definire il suo percorso sono pura arroganza e totale egocentrismo, nonché simbolo del fatto che lei ritiene di aver ragione soltanto perché dotato di titoli che si è guadagnato “con dedizione”. L’attacco personale con il quale sottintende che io non sia capace di analizzare un artista non lo accetto, e non accetto nemmeno l’attacco con il quale sostiene che io abbia letto “male” il suo articolo: è oltremodo offensivo, e tradisce tutta la rabbia con la quale ha risposto al mio commento – rabbia derivante dal fatto che, come spiegavo, è tanto arrogante, da non ammettere critiche: possibile che chi critica i suoi articoli abbia letto male?
    Se intende rispondere sostenendo che anch’io l’abbia attaccata personalmente, la esorto a desistere: lei, infatti, mi ha attaccato personalmente e lei, attaccandomi personalmente, ha rivelato dei lati del proprio carattere. Io avrei di gran lunga preferito una discussione oggettiva e impersonale.
    Si tenga pure la sincerità degli artisti che ascolta e si diverta a trascorre i prossimi anni maltrattando il suo udito con il piattume che l’industria musicale italiana serve al proprio pubblico medio. Si tenga i suoi titoli e il suo impegno. Si tenga anche la presunta superiorità che qualche divinità le avrebbe concesso, e tutti i pregiudizi che ha nei confronti di chi avanza delle critiche.
    Tanti saluti!

    • Lucia Liberti
      Lucia Liberti 26 luglio, 2017 at 21:10 Rispondi

      Rispondo per quanto riguarda il riferimento al mio commento: che Bianconi elogi la Michelin non significa assolutamente che lei abbia le doti del primo e mai ho pensato né scritto questo. Intendevo piuttosto mettere in evidenza che ci sono molti più collegamenti tra questa fantomatica “guardia pop”, la “vecchia guardia” e ciò che può interessare o meno Basilio di quanto il commento facesse intendere.

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