Giuliano Petrigliano: i volti della semplicità

0
In foto, Giuliano Petrigliano

In foto, Giuliano Petrigliano

Da Policoro (MT) a Roma, da Roma il sogno di vivere a Bologna (bellissimo, gli affitti costano davvero molto meno! mi dice). Sono queste l’origine, le tappe e le mete del cantautore e scrittore Giuliano Petrigliano. Nasce nel 1991 a Policoro ma, subito rapito dalla capitale, si fa cullare dalle strade e dagli odori della grande città. Suona negli angoli delle strade («se non lo avessi fatto, ora starei morendo di fame!») e proprio da quei sapori randagi nascono le sue poesie, ora raccolte in due libri – perché sì, finalmente ho deciso anche io: si può ancora fare poesia oggi e la si può fare bene.

Poesie inutili (Matisklo edizioni, 2015) ci dice, strizzando l’occhiolino, che le parole possono trovar voce anche se non servono a quel terribile binomio che è vendere e far vedere, che possono essere inutili nel senso di non monetizzabili, che almeno loro possono sottrarsi al gioco di mercato per poter generare, nella loro inutilità apparente, un viaggio in altri spazi.

Prosegue con Come poeta Dio non vale un cazzo (Eretica edizioni, 2016), che già dal titolo, diciamocelo, disorienta il lettore: “Oddio ma lo leggo ad alta voce un titolo del genere?”. Come a dire che, se siamo noi i prodotti dell’operato del fantomatico signore con la barba seduto sulla poltrona più bella del Paradiso, non è stato mica tanto bravo. Blasfemia o pungente provocazione?

Per finire la ricetta e guadagnarsi il premio di artista poliedrico, oltre a una serie sterminata di cover italiane, Giuliano ci propone alcuni pezzi come Non sono stato io e Caro Babbo Natale, parte del suo EP in produzione proprio ora. La sua formazione? Chiarissima: De Gregori, Guccini, Vecchioni e tutti i titani della musica cantautorale italiana.

Abbiamo parlato tanto, io e Giuliano, scambiandoci i nostri piccoli lavori, commentandoli e consigliandoci a vicenda e raccontandoci un po’ di noi. Ci sono due cose che vale la pena sappiate ancora. Eccole qui.

Spesso, quando si fanno queste scelte artistiche e lavorative, ci si ritrova a dover fare i conti con chi intorno a noi non è molto convinto che questa via sia quella giusta. La carriera di artista (scrittore o cantante che sia) è una scelta impegnativa e vacillante. Quando hai deciso che avresti fatto questo nella vita? E come l’hanno presa i tuoi amici e soprattutto la tua famiglia? Hanno apprezzato e ti hanno supportato o hanno mostrato le loro riserve?

Non ricordo un momento preciso in cui ho scelto di fare questo. Forse da adolescente. Vedi, quando hai 15 anni e suoni la chitarra, tutti ti rimproverano di passare troppo tempo a suonare anziché dedicarti allo studio. Se poi non sei uno studente modello (e io non lo ero) ecco che gli adulti intorno a te vedono nella musica la causa principale del tuo scarso rendimento scolastico e di qualsiasi altro fallimento, se di fallimenti si può parlare a 15 anni. Ho iniziato a pensare che una volta preso il diploma sarei stato ancor più legittimato a suonare. E nessuno avrebbe avuto più il diritto di dirmi cosa fare. In fin dei conti, poi, le cose sono andate proprio così.

Per quanto riguarda il sostegno da parte degli altri, non è mai stato un mio problema. Sono un tipo piuttosto solitario, quindi ho raramente affrontato il discorso con amici e conoscenti. I miei genitori, invece, spesso non mancano di manifestarmi le loro perplessità con frasi come “Ma perché non ti cerchi un lavoro?”. La mia risposta è invariabilmente la stessa: “E metti che poi lo trovo?!?”.

Saggio! E allora: una sola parola che racchiuda il tuo percorso artistico e perché.

Uhm, direi “discutibile”. Proprio nel senso letterale del termine: che può essere messo in discussione. Io sono il primo a farlo. Ogni tanto mi capita di rileggere le poesie del mio primo libro, ma anche quelle del secondo, che ho pubblicato solo un anno fa, e non capisco cosa cazzo vogliano dire. Per certi versi, sono talmente cambiato che oggi direi cose completamente diverse. E poi il mio percorso può essere discutibile, nell’analizzarlo dall’esterno, perché non è pianificato. Non ho un manager o uno staff alle spalle a pianificarmi strategie di marketing. E se ti guardi intorno, tutti i migliori artisti emergenti in circolazione ce l’hanno. Sinceramente credo che loro saranno sempre un passo avanti rispetto a me, ma la cosa non mi tocca più di tanto: non è mica una gara. Quindi rivendico il mio diritto di non pianificare le mie scelte e di essere discutibile. D’accordo, magari non mi vedrai mai riempire un palazzetto, ma se dovessi riuscire a suonare ogni sera in quei locali dove ti pagano un cachet decente e in più ti offrono da bere, beh, sentirei di fare quello che mi piace fare. Magari al prossimo concerto vienimi a trovare anche tu, così avrò l’occasione di offrirti una birra. Ok, questa cosa, a differenza del mio percorso artistico, la sto pianificando. Ops! (ride, ndr)

About author

Sofia Longhini

Sofia Longhini

Sofia, classe '96. Nasce in una piccola città di mare, rapita dai portici di Bologna, ombelico di tutto, dove studia Lettere Moderne. Ama l'arte, il cinema e il cantautorato. Il teatro e il buon cibo. Leggere leggere leggere. E poi, naturalmente, scrivere.

No comments

Potrebbero interessarti

Anne Hathaway in Becoming Jane (Julian Jarrold, 2007)

In difesa degli introversi

Gli introversi sono quella strana specie che preferisce la compagnia di un buon libro a quella di una persona con cui non si ha nulla ...

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi