Se l'unico oggetto rotto e controllato sei tu. La sicurezza degli oggetti di A. M. Homes

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Kristen Stewart in La sicurezza degli oggetti (Rose Troche, 2001), tratto dal romanzo di A. M. Homes

Kristen Stewart in La sicurezza degli oggetti (Rose Troche, 2001), tratto dal romanzo di A. M. Homes

Quando iniziai la lettura partii con quel brutto presentimento, lo stesso che mi portò a credere che il mio ex sarebbe diventato un problema prima ancora del «ci conosciamo per caso?». Eppure, giustamente, ho pure comprato il segnalibro. Sentivo di avere fra le mani qualcosa di speciale. Dopo le prime dieci righe ho capito perché. Fra le mani avevo l’erede diretto, puro, di Carver. Quel Carver che diede vita a Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, quel Carver che ispirò una delle mie prime recensioni scritte per un altro blog, prima di approdare qui dando un senso e una direzione a questa cosa che faccio, alla quale non oso dare un nome.

Parliamo di America, di quell’America indistruttibile che ha costruito molto probabilmente una sua identità collettiva forzando quei buoni e vecchi valori sui quali si sono sempre poggiati. Un’America che ha spinto molto sulla cultura e sulla collettività dimenticando – forse per convenienza – che è il singolo che costruisce la società stessa. E lo hanno dimenticato anche i cittadini.

Il prodotto di questo cordolo rosso forzato ma che regala sempre tante gioie e sorrisi altro non è che una cultura disgregata e frammentaria di una società oramai frigida, sorda a ogni richiamo emotivo. Hanno perso la capacità di abbandonarsi alle emozioni sane, hanno perso la capacità di provarle e descriverle con i termini appropriati. Hanno perso la parte umana, quella più selvaggia che in questi casi fa la differenza tra una Barbie e una bella donna. O più in generale, fra una patologia e una nevrosi e la rabbia e la frustrazione.


Homes racconta la sicurezza degli oggetti. Racconta cosa succede quando una persona deve fare i conti con l’emotività e si sente spaesato.


La sicurezza degli oggetti, A. M. HomesE così, fra le mani, non vi ritroverete a leggere dieci racconti di qualche scrittore controcorrente. Non ci saranno nemmeno i soliti e intricati saggi di psicologia e sociologia sull’importanza degli oggetti, sulla sicurezza e su eventuali strange situations da creare con il vicino che stringe il suo dudù quando la moglie esce di casa.

Homes racconta la sicurezza degli oggetti. Racconta cosa succede quando una persona deve fare i conti con l’emotività e si sente spaesato. Quando, nel pieno della crisi, si rende conto di aver perso il controllo e di non avere più quel feticcio, quel totem fra le mani. Una sdraio e la sua nudità per la ragazza obesa; il divano, la televisione, il letto del figlio e la droga per la prima famiglia; la pianta, il giardino, il centro commerciale. Quei fast food dove ti siedi e ti lamenti del cibo, dei commensali, delle adolescenti in minigonna e codini che però ti arrapano e ti invogliano al gioco, fino al fuori strada full optional, al guantone da baseball rubato.

La sicurezza degli oggetti rende tutto così semplice, chiaro e apparentemente superficiale. Il lettore scruta il fermo immagine di un frammento di vita di perfetti sconosciuti senza conoscerne i retroscena. Homes, così come Carver, ripudiano l’interesse per i momenti precedenti, godono nel sezionare una parte di storia e mostrarla così come viene, senza l’intromissione di un passato personale: il singolo è diventato un tutt’uno con ciò che lo circonda. La sicurezza degli oggetti è silenzioso, non produce alcun suono nonostante si percepisca fortemente il disagio e la patologia della middle class americana.

Nel racconto In cerca di Johnny un pallone da basket è l’oggetto che corre in soccorso, quello che permette al ragazzo di uscire fuori di casa, motivando dunque il suo bisogno e che, alla fine, sarà la chiave per rientrare nella sua quotidianità. L’obesità di Cheryl nel racconto successivo è legata e controllata da una sdraio da giardino, di quelle plastificate che si vedono nei film. C’è poi Jim, l’uomo dell’anno, colui che vive del suo lavoro, con la ventiquattrore, il viaggio per arrivare fin lì e le piante, la terra. Che fugge all’idea di confrontarsi con la famiglia e con una moglie forse adultera.

E così proseguono i racconti, con titoli banali, semplici e diretti che non dicono nulla e che anzi, probabilmente deviano l’attenzione del lettore come il soggetto inquadrato devia l’emotività dalla propria vita. È un libro che va letto e affrontato. La sicurezza degli oggetti va risolta come ogni altro problema, come ogni altro disturbo. Compreso quello della lettura compulsiva, quasi maniacale, di libri che ti insegnano come evitarlo.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, faccio qualcosa che ha a che fare con i social, con il marketing e la comunicazione. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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