La Venere Dobner e altre opere seminali

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La venere Dobner, romanzo d’esordio di Antonio Villani

La venere Dobner, romanzo d’esordio di Antonio Villani

Pochi, semplici ingredienti: un capolavoro confiscato dai nazisti nel ’44, La Venere nel Giardino, che ricompare in circostanze misteriose nello stesso posto da cui era stato rubato; un professore di Storia dell’Arte che si ritrova suo malgrado al centro di quello che ha tutta l’aria di essere un intrigo; una Trieste dipinta con tratti leggeri sullo sfondo. E poi uno stile vivace, venato d’ironia.

È così che prende vita La Venere Dobner: l’autore, Antonio Villani, dopo due raccolte di racconti – Ballate Egoiste (2014) e Uguale e Contraria (2015) – si cimenta qui col genere del romanzo.

Del giallo, verrebbe da dire: perlomeno ne ha il tono, il ritmo, la patina, pieno com’è di misteri e ambiguità. Eppure, alla fine, quando tutti i pezzi s’incastrano, si scopre che di giallo c’è molto poco, in un meccanismo che può ricordare ad esempio A ciascuno il suo di Sciascia.

Questo romanzo per me è un giallo, nel senso che ho provato a costruirlo secondo quegli schemi: per lo spiegone finale mi sono ispirato ad Agatha Christie, che è un po’ come ispirarsi a Pirlo per le punizioni. Però mi sono chiesto spesso, durante la stesura, se potesse considerarsi un giallo in senso stretto. Mi sono detto che forse è meglio definirlo un “mistery”, allacciandomi così alla vera fonte di ispirazione per quest’opera: il fumetto di avventura di Edgar P. Jacobs, uno che come me era maniacale nella ricostruzione storico-scientifica delle ambientazioni e degli intrecci. Il parallelo con Sciascia ci può stare e credo sia dovuto a una questione territoriale: noi meridionali viviamo in un contesto pieno di sfumature, in cui non si può distinguere un assolutamente buono da un assolutamente cattivo e dove la messinscena si rivela necessaria e alla fine rende tutto molto poco poetico.

In foto, Antonio Villani

In foto, Antonio Villani

Dal vocabolario che usi nel romanzo – ad esempio la parola “seminale”, più di una volta! – e dai riferimenti che fai, mi sembra di capire che tu sia un lettore – cosa mica scontata per uno scrittore. Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Come ho detto, per La Venere Dobner l’ispirazione principale è stato il lavoro di Edgar P. Jacobs su Blake e Mortimer, oltre a quello di Simenon, di cui tento di riprodurre le atmosfere asciutte senza riuscirci mai. In generale, comunque, cerco di leggere libri che abbiano atmosfere surreali o grottesche. Per questo, se devo citare i miei modelli ispiratori, non posso prescindere da Buzzati, Calvino, Benni, Vonnegut, Durrenmatt, Bennett, Cortazar…

Trieste è l’imprescindibile sfondo de La Venere Dobner. Tu sei campano: perché proprio Trieste?

L’idea di base per il romanzo mi è venuta a Trieste ed ecco spiegato perché è ambientato lì. Era un periodo particolare della mia vita; da mesi non riuscivo a buttare giù una riga, anche se sapevo perfettamente di cosa volevo scrivere: viaggi, arte, misteri. Qualcosa che unisse queste mie tre grandi passioni in una narrativa d’intrattenimento, con un buon ritmo, un buon intreccio. Un libro da leggere in treno o in macchina e che ti fa venire voglia di muoverti. Non si può leggere La Venere Dobner senza pensare a Trieste e spero che chi si trova a Trieste pensi a La Venere!

Ecco la domandona: perché scrivi?

Per me l’Arte è il modo più nobile che l’uomo ha per lamentarsi, quindi scrivo perché ho bisogno di dare una forma edulcorata e stilisticamente interessante ai miei lamenti. E poi perché voglio intrattenere e mettermi continuamente alla prova come autore, migliorando l’intreccio, la caratterizzazione dei personaggi…

Progetti, obbiettivi futuri?

Vorrei continuare a scrivere storie itineranti con protagonista il professor Pontecorvo, un personaggio a cui sono ormai affezionato e che è a tutti gli effetti una mia proiezione. Sto già lavorando a una nuova storia e ho pronti i soggetti per almeno altre due. Per continuare a farlo, però, devo costruirmi una piccola notorietà con questo primo romanzo. Mi piacerebbe che le mie future pubblicazioni arrivassero in libreria (La Venere Dobner è acquistabile solo online, nda) così da vivere quello che per lo scrittore è il piacere più grande: immaginare che qualcuno, prima di prendere un treno o dopo aver fatto un esame o soltanto per fare un regalo a qualcuno, s’imbatta nel mio romanzo e decida di comprarlo.

About author

Guendalina Ferri

Guendalina Ferri

Sono nata 19 anni fa e non ho più smesso. Curiosa per scelta, lettrice per necessità, miope per sfiga. Un giorno farò la giornalista o il marinaio, devo ancora decidere.

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