Processo alla Dark Polo Gang

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In foto, la Dark Polo Gang

In foto, la Dark Polo Gang

Fruga nervosamente nella tasca sinistra del proprio completo: l’avvocato Buongusto sa bene che il rito al quale sta per prendere parte sarà un percorso complesso, a tratti fastidioso – quasi insopportabile. Mentre gli attori che parteciperanno al processo attendono l’entrata della Corte, un’incantevole donna vestita di bianco si accomoda tra le ultime file dello spazio dedicato al pubblico: si siede con grazia, il viso serenamente composto. Non pronuncia nemmeno una parola. Non dirà nulla.

Ecco la Corte: cinque toghe nere come la pece. Volti severi, sguardi imperscrutabili. Sfilano lentamente, con ordine e consumata scioltezza: li accompagna solamente un fruscio discreto. L’avvocato Buongusto, che di lì a pochi istanti dovrà muovere le proprie accuse, sfoglia pensieroso le arringhe che ha preparato e la documentazione che ha raccolto. Mentre il giudice che presiede la commissione sbriga le prime formalità, l’avvocato aggrotta la fronte: ancora una volta si domanda se accettare l’incarico affidatogli dal misterioso cliente per conto del quale ora si trova in aula sia stata una buona scelta.

«La parola all’avvocato Buongusto. Prego.»

«La ringrazio, Vostro Onore. Signore e signori, la storia dell’umanità è un enigma complesso: non è forse vero? Chi la scruta vi scorge sempre un’interpretazione nuova. Con il tempo, però, si sono formate correnti di pensiero ben precise: c’è chi la considera un continuo progresso, chi la considera una costante ripetizione, e chi vi nota solamente un irrimediabile declino. Ora: siccome la vita non risparmia a nessuno momenti bui e dolorosi, credo sia sempre preferibile pensare alla storia dell’uomo con speranza e fiducia. Che senso avrebbe, d’altronde, ignorare il progresso cui l’uomo tende con tenacia inossidabile? Ebbene: nonostante gli sforzi che milioni di persone compiono ogni giorno, esistono individui che – senza alcuna cura nei confronti dell’altro, senza alcun rispetto nei confronti del Bene – si applicano con morbosa e criminale costanza alla diffusione della depressione più cupa. Vi chiederete chi siano i gentiluomini che hanno tanto coraggio, non è forse vero? Dark Polo Gang. Ecco la risposta! Dark Polo Gang: un manipolo di ragazzetti incapaci, i quali hanno avuto l’ardire – e hanno tuttora l’ardire! – di pubblicare musica che non si può neanche definire tale. Le loro canzoni, Vostro Onore, sono un oltraggio totale: ascoltarli significa perdere ogni speranza. Ascoltarli, signor giudice, significa assistere alla massima disfatta dell’umanità! Che cosa chiede il mio cliente? Semplice e assolutamente ragionevole: pretende che quei folli smettano di produrre ciò che osano chiamare musica e che siano incarcerati al più presto. Molestare con tanta indecenza l’udito di migliaia e migliaia di giovani è inammissibile.»

Il silenzio colma l’aula. L’avvocato Buongusto, non troppo convinto delle proprie parole, torna a sedere.

«La parola alla difesa, che sarà rappresentata dall’avvocato Testa. Prego.»

«Grazie, signor giudice. Prego coloro che si trovano all’interno di quest’aula di scusarmi: sì, perché dopo aver ascoltato le parole del mio illustre collega, trovo difficile trattenere qualche sorriso. Progresso, declino, storia… Da quando l’avvocato Buongusto è pure un filosofo? Da quando un’interpretazione totalmente soggettiva delle vicende umane può fungere da accusa? Non solo: quali sarebbero i tratti della musica prodotta dai miei clienti che tanto indignano il cliente dell’avvocato Buongusto? Signor giudice, il processo di Socrate lo insegna chiaramente: le accuse debbono essere chiare e non risolversi in una montagna d’indistinte impressioni! Che si faccia luce, che s’accenda una lampada: dove stanno gli orribili mostri che i miei clienti avrebbero creato?»

L’avvocato Buongusto sa che il momento è giunto: nelle settimane precedenti, chino sulla scrivania del proprio studio, ha preparato con attenzione tre attacchi da sferrare, tre siluri con i quali assicurarsi la vittoria. Deve giocarseli. Chiede che l’aula sia predisposta all’ascolto di alcuni brani. Dopo la riproduzione di qualche successo prodotto dalla Dark Polo Gang, intraprende il primo assalto.

In foto, la Dark Polo Gang

In foto, la Dark Polo Gang

«Vostro Onore, chi potrebbe apprezzare qualcosa di simile? Il baccano insulso e insopportabile che proviene da quel branco di teppisti è puro delirio: un’accozzaglia disgustosa di suoni che – ahinoi! – riescono soltanto a trapanare udito e cervello! Che cosa sono quei versacci disgustosi che si avvertono in sottofondo? Perché utilizzare con finalità tanto grottesche le possibilità derivanti da auto-tune? Mi chiedo se nella storia della musica siano mai esistite persone capaci di arrivare a tanto. Vostro Onore, se Platone – che riponeva tanta fiducia nelle possibilità educative della musica – ascoltasse qualcosa di simile, si getterebbe a terra e comincerebbe a invocare la morte! La Dark Polo Gang, con impudenza priva di eguali, ha sparso la moda della cacofonia: i nostri giovani si stanno abituando a percepire come musica ciò che, in realtà, non possiede nulla della bellezza propria della musica stessa! Esistono ragazzi pronti a congratularsi con un personaggio come Sick Luke, Vostro Onore: è una catastrofe! Debbono essere zittiti al più presto!»

Buongusto si siede, leggermente affaticato. Testa si alza.

«Lei, avvocato, cade in una trappola. Lei, avvocato, scorge difetti laddove altri, invece, notano soltanto elementi degni di apprezzamento. Non se ne è accorto? Negli Stati Uniti milioni di giovani ballano già da anni sulle sonorità di quel “baccano” che si chiama trap: persino i giovani italiani, pur essendone quasi inconsapevoli, apprezzano tale genere da tempo. Drake, Nicki Minaj, Rihanna e Kendrick Lamar sono soltanto alcuni degli artisti che frequentano il genere trap e tutti sono acclamati a livello internazionale. La musica cambia: forse non evolve, ma non è sicuro che involva sempre. Cambia. La musica degli Stones sembrava una perversione totale agli amanti del jazz. Il rap era inizialmente confinato soltanto all’interno delle comunità afroamericane. I tempi, però, sono cambiati e cambieranno ancora: non credo ci siano dubbi a proposito. Versi disgustosi e auto-tune: lei ha parlato anche di questi elementi. È vero: formalmente, la musica della Dark Polo Gang non rappresenta un’eccellenza tecnica. Ma lo ripeto ancora: i tempi cambiano. Oggi, signor giudice, produrre musica è un’operazione più informale e meno solenne rispetto a ciò che accadeva in passato: gli artisti che conquistano i giovani non sono orchestre che curano con estrema precisione ogni suono emesso dai propri strumenti. Un giovane apprezza maggiormente il ritmo di un beat che induce le ragazze a twerkare, piuttosto che lo splendore delle note emesse da uno Stradivari. Oggi, signor giudice, produrre musica significa anche immagine, social networks, popolarità mediatica… Degrado? Evoluzione? In questa sede, poco importa: questi, infatti, sono i tempi. Così funzionano e c’è ben poco di cui indignarsi. L’uso di auto-tune è prassi diffusa e accettata e l’introduzione di questo o quel verso – oltre a possedere un valore ironico – è comune a molti: basta pensare a una celebrità del rap contemporaneo quale Chance The Rapper. Di che stiamo parlando, quindi?»

Buongusto, imperterrito, riprende il proprio assalto.

«E i testi, Vostro Onore? Ha ascoltato con attenzione le parole che quei giovanotti sputano senza alcun ritegno? Parlano di “troie”, elencano marchi d’abbigliamento, si riferiscono a gesti privi di senso, utilizzano metafore assolutamente ridicole e… le rime, signor giudice! Le rime! Non sono capaci nemmeno di scrivere un testo dai versi in rima! Vostro Onore, è abominevole: che cosa impareranno i giovani da un branco di sciocchi che parla di “caramelle”, di soldi, di “culo sopra una Bentley”? Proprio qui, nel Paese del Sommo Poeta, dei giovani così scialbi propinano simili idiozie? Nemmeno un verso raffinato, nemmeno un testo sensato, nemmeno una similitudine comprensibile! Nulla: i loro testi abbondano di vuoto. Dinanzi a ciò che scrivono, Vostro Onore, si può soltanto patire lo sconforto più profondo e deprimente: dopo aver prestato attenzione a ciò che dicono, ogni fiducia nel futuro svanisce. Possibile che una canzone contenente il verso “Big Bubble sto fumando” riesca a conquistare l’attenzione – e addirittura l’ammirazionedi un’intera generazione? Lei, avvocato Testa, dice che sono caduto in una trappola; io, invece, credo che sia lei colui che è precipitato in qualche inganno: dinanzi ai testi che quegli sciagurati sfornano, non si può non credere di trovarsi al capolinea della civiltà! Non è forse vero, signore e signori? Non è forse vero?»

Ragionevolmente sicuro della validità dei propri argomenti, l’avvocato Buongusto si accomoda ancora una volta, pronto ad ascoltare la replica di Testa.

In foto, Wayne Santana e Dark Side della Dark Polo Gang

In foto, Wayne Santana e Dark Side della Dark Polo Gang

«Una è la figura alla quale rivolgersi ora. Durante un’intervista rilasciata per Rai 2, i “giovanotti” che lei critica, avvocato Buongusto, hanno citato tra le proprie fonti d’ispirazione il regista Paolo Sorrentino. Ebbene: nel cinema di Sorrentino, che ora scomodo sperando di non destare troppo scalpore, l’ironia e l’immagine rivestono un ruolo d’assoluta rilevanza. E proprio all’ironia e alle potenzialità dell’immagine bisogna ricorrere per approcciarsi senza esiti drammatici ai testi della Dark Polo Gang. La loro musica è destinata a un contesto ben preciso: il club, ossia la discoteca nella quale si balla. Non è musica socialmente o politicamente impegnata: la Dark Polo Gang non aspira a rivoluzionare il mondo con le proprie parole. Piuttosto, con toni follemente divertenti, i membri della Dark Polo Gang scimmiottano ciò che i “grandi” rapper – e italiani e statunitensi – cantano ormai da anni. Non scrivono rime? Non ricorrono a complessi artifici? Certo: non utilizzare rime li differenzia e rientra nel tono fondamentalmente ironico della loro musica, la quale non aspira a diventare la filosofia di vita di un’intera generazione; l’essenzialità dei versi che scrivono, invece, rientra nell’importanza tutta contemporanea che la Dark Polo Gang attribuisce all’immagine: che aggiungere a un verso disarmate come “Guance rosse, Pikachu”? Sono immagini istantanee e improbabili, assurde e divertenti. Nei testi della Dark Polo Gang, poi, affiora una realtà particolare: la realtà del giovane cittadino romano che vuole spendere molti soldi, che si fregia di un’esistenza sostanzialmente noiosa e si smarrisce tra le ragazze che conquista, lo shopping più sfrenato e le droghe che consuma. Anche questa realtà, però, affiora in maniera ironica: non si cristallizza mai in un ritratto socialmente engagé. E…»

«Obiezione, signor giudice!»

«Accolta.»

«Parole molto belle, quelle dell’avvocato Testa. Tuttavia, chi ci assicura che questa trama di ragionamenti non sia soltanto un volo pindarico?»

«Avvocato Buongusto, lei mi stupisce! Dovrebbe saperlo, Daniele Luttazzi lo insegna persino nel suo blog! Non ha importanza l’intento dell’artista in sé: la fallacia intenzionale trae in inganno molte persone, perché induce a valutare un’opera considerando esclusivamente le presunte intenzioni dell’artista. Un lavoro artistico, però, presenta sfumature e possibilità molto più ampie

Così si conclude l’intervento dell’avvocato Testa. È nuovamente il turno di Buongusto, che ha ancora una cartuccia da sparare.

«Che dire, infine, della loro immagine? Che dire del modello che propongono ai ragazzi di oggi? Dedicano più tempo alla propria acconciatura che alla loro musica! Spendono centinaia di euro per acquistare vestiti firmati e ostentarli con volgarità inaudita! Girano video ridicoli nei quali non parlano di nulla! E quei tocchi femminili con i quali curano il proprio aspetto? Patetici, signor giudice: patetici! Sono palesemente l’emblema di una generazione perduta, insulsa, superficiale quanto i tanti scatti che affollano Instagram! Vostro Onore, con le argomentazioni da me addotte emerge chiaramente che la Dark Polo Gang è un fenomeno semplicemente terrificante: turpe e terrificante. Analizzi ciò che sono con coscienza e sguardo oggettivo, e non potrà non ammettere che tanto scempio non può essere tollerato. La loro non è musica, la loro non è arte: loro sono il nulla. Soltanto il nulla più assoluto. Le richieste del mio cliente non meritano di essere ignorate: anzi, davanti all’occhio della ragione – ne sono certo! – le troverà più che ragionevoli.»

«E ancora una volta, avvocato Buongusto, tradisce un’analisi piuttosto precipitosa! L’immagine che la Dark Polo Gang si è costruita, infatti, è forse l’elemento più valido dell’intero fenomeno costituito dalla Dark Polo Gang stessa. Il foulard, i capelli sempre in ordine, gli abiti costosi e all’ultimo grido, gli occhiali dal taglio femminile, gli anelli e le catene preziose sono un segno identificativo: parte del profilo unico e contemporaneo con il quale la Dark Polo Gang ha conquistato il proprio successo. Lo stesso si può dire del “linguaggio alieno” al quale si riferiscono, e dei simboli con i quali si sono imposti: dal Colosseo al 777. Sono un personaggio dalle alte potenzialità mediatiche: forse si esauriranno nel giro di un paio d’anni, ma ora funzionano meglio di tanti altri. Complessivamente, il fenomeno costituito dalla Dark Polo Gang inquadra e assorbe una certa generazione e affronta con uno sguardo sicuramente singolare alcuni ambiti della vita sociale. Sostenere che la loro arte non valga nulla è esagerato: può non piacere, ma non bisogna scordare che la mancanza di “perfezione estetica e contenutistica” non è mai un elemento tale, da privare un’opera del proprio valore artistico, per quanto strampalato possa essere. È arte il cranio ricoperto di diamanti prodotto da Damien Hirst, è arte la merda d’artista di Manzoni, ed è arte anche la famosa Fontana di Duchamp.»

Silenzio. I giudici si ritirano. Trascorrono alcune ore. Finalmente giunge il momento della sentenza: i giudici si accomodano e il presidente della commissione comincia a leggerla. Poco prima che il presidente possa raggiungere il termine del proprio discorso, però, un forte trambusto disturba i presenti – a eccezione della donna silenziosa. Giudici, avvocati e guardie si scambiano occhiate perplesse: il baccano proviene dal corridoio che si trova oltre le porte dell’aula. D’un tratto, un colpo fragoroso spaventa tutti: volano le porte e irrompe nell’aula una marmaglia indistinta di giovani. Urlano, litigano, si picchiano e s’azzuffano senza alcuna pietà. Sembrano suddivisi in due fazioni, ma la rissa è tanto promiscua da confondere tutto. Le voci si sovrappongono, le grida si ammassano. E non si distingue più nulla.

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Francesco Formigari

Francesco Formigari

Ai gentili curiosi. Carissimi, Francesco Formigari non s'acchiappa né s'ingabbia, ma si nasconde tra le virgole e gli spazi che con pazienza ammucchia. Vi saluta con affetto.

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