La dimensione parallela dei viaggi in macchina

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Claudia Cardinale e Marcello Mastroianni in macchina. Frame tratto da 8½ (Federico Fellini, 1963)

Claudia Cardinale e Marcello Mastroianni in macchina. Frame tratto da 8½ (Federico Fellini, 1963)

Ci sono delle attività che occupano più o meno tempo durante la giornata – cinque minuti per mettere lo smalto, due per lavarsi i denti, quindici per andare in macchina al lavoro. Azioni che, se prese singolarmente e sommate anche solo nell’arco di un anno, si trasformano in delle cifre interessanti.

Se certe attività vengono svolte in maniera automatica e per forza dell’abitudine, i viaggi in macchina spesso diventano sinonimo di esperienze parallele. Salgo in macchina almeno due volte al giorno per andare al lavoro e non esco dal vialetto di casa fino a quando una delle mie playlist non risuona nell’abitacolo. Ci sono canzoni come Ventura Highway degli America che, a mano mano con lo scorrere del paesaggio, provocano in me una dolce malinconia e il ricordo mai avvenuto di un lungo viaggio per le strade americane. C’è Fix You dei Coldplay che, puntuale, mi fa venire i brividi lungo tutta la schiena; c’è quella che mi fa cantare a squarciagola e che fa chiedere agli automobilisti che provengono dalla direzione opposta se parlo da sola; quella che bisogna evitare perché altrimenti si inonderebbe l’auto di lacrime; quella che fa apprezzare di più le sfumature nel cielo.

Mi chiedo dove sono dirette le altre macchine che viaggiavano parallele a me in autostrada, se rientrano da un weekend fuori porta, se vanno a trovare la persona amata, se svoltano alla prima uscita o si fermano all’autogrill, se hanno la radio accesa, se conoscono il tragitto a memoria o hanno bisogno del navigatore. Che aspettative e desideri li tormentano, se qualcuno li sta aspettando con impazienza. Molto spesso vorrei cambiare strada, prenderne una più lunga, solo per non permettere a quella magia, quell’equilibrio che si è creato, di rompersi.

Lo stesso accade quando sono in compagnia di qualcuno di importante – sia alla guida che come passeggero. Molto spesso, la macchina diventa scenario di discussioni intime, argomenti importanti, risate, ma anche pianti, confessioni e sfuriate, tutto questo mentre l’essere per strada permette di osservare meglio le pennellate di nuvole all’orizzonte. Il viaggio diventa metafora e occasione per l’osservazione, la scoperta e la conoscenza di se stessi e di chi ci accompagna. Per questo, vorrei proseguire dritta piuttosto che girare a sinistra sulla strada di casa, evitare di spegnere la macchina e di posare il piede per terra. Perché la magia, è inevitabile, si spezza. Ma è lì che ti aspetta, alla prossima occasione. In viaggio non si è mai soli.

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Valentina Zanin

Valentina Zanin

Classe '93, amo i libri e ancora di più le biblioteche, suonare (o provarci) la chitarra; perennemente in viaggio, appassionata di filosofia, telefilm dipendente.

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