L’Aura, il contrario della mediocrità

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In foto, L'Aura, autrice dell'album Il contrario dell'amore

In foto, L’Aura, autrice dell’album Il contrario dell’amore

L’Aura è tornata.

L’Aura è una delle cantautrici più raffinate e intense nel panorama musicale italiano, un’artista elegante, dotata di un talento puro, evidente, ma mai appariscente. Un talento che si compie attraverso la sua scrittura, mai artificiale e mai ridondante; la sua scrittura somiglia a un’acrobazia, parole semplici s’intrecciano tra di loro e danno vita a versi originali, a immagini fumettistiche, colorate, zuppe di vita e di consapevolezza. È una scrittura per immagini, la sua, fatta di colori abbaglianti, di sfumature tenui, di chiaroscuri necessari. Una scrittura sognante, in costante evoluzione.

L’Aura ha uno stile riconoscibile, una spiccata personalità artistica, ma – da sempre – è incline al cambiamento: da Okumuki, a Sei come me, passando per Demian, ha (di)mostrato la propria volontà di sperimentare, di non restare vincolata all’immagine con cui il pubblico l’ha messa a fuoco, di rischiare di tradire le aspettative della gente, pur di non tradire le proprie. Così è passata dalla scanzonata Radio Star, all’intensa Irraggiungibile, dalla struggente Today all’immediata Come spieghi, dall’inglese all’italiano, dalle sonorità british di Okumuki a quelle squisitamente pop di Sei come me. E, nel mezzo, duetti, collaborazioni, concerti in tutt’Italia, due Festival di Sanremo, svariati dischi d’oro e di platino, successi radiofonici, collaborazioni con il cinema. E poi il silenzio. Sei anni di silenzio.

Ma adesso L’Aura è tornata. È tornata con una valigia a forma di vita, sei anni sono tanti e le storie che ha vissuto si sono accumulate, ma non hanno corso il rischio di restare ammassate l’una sull’altra, come ricordi poggiati su altri ricordi. Perché L’Aura è una cantautrice, una che le parole sa usarle con maestria, l’ho detto. È una cantautrice, lo ribadisco, non (semplicemente) una songwriter. Non è una che produce canzoni, è un’artista che gode del lusso di sapersi fermare, sa guardarsi intorno, restare in silenzio, cercare e assecondare la direzione da prendere. L’Aura non ha mai sgomitato per trattenere le luci della ribalta, ha lasciato che i riflettori si spegnessero, che la vita prendesse il sopravvento sulle spietate regole del gioco della musica. È fuggita a gambe levate da chi la voleva diversa, da chi voleva addomesticare il suo talento genuino, da chi voleva imbrigliare la sua voce, che – da sempre – fa, di lei, una delle realtà più sorprendenti, originali e interessanti del nostro panorama musicale. Ed è tornata, dicevo, con la sua eleganza, con la stessa, inconfondibile raffinatezza di sempre. Non è mai uguale a se stessa, ma è sempre fedele a se stessa.


Sono convinto che gli artisti che abbiano il coraggio di farsi da parte vadano tutelati, perché ammettere di non aver niente da dire o di non essere pronti a dirlo è un atto di grande rispetto verso la musica e verso il pubblico.


Qualche giorno fa, è uscito La meccanica del cuore, il suo nuovo singolo, scritto dalla stessa L’Aura e arricchito da un sound retrò, che ricorda le atmosfere degli anni ’60. Il brano è prodotto e arrangiato da Simone Bertolotti (già al fianco di Laura Pausini, Niccolò Agliardi, Elisa, tra gli altri) e mixato da Michael Brauer (che ha collaborato con Coldplay, John Mayer, Paul McCartney). Prima ancora era toccato a
I’m an Alcoholic
, un brano frizzante, dall’atmosfera retrò ed estiva.

Non è un caso che abbia utilizzato l’aggettivo retrò per descrivere entrambi i brani. Non è un caso nemmeno il fatto che i due pezzi si rifacciano a sonorità affini. Tutt’e due, infatti, faranno parte del nuovo disco di L’Aura, Il contrario dell’amore, in uscita il 22 settembre. Il contrario dell’amore sarà un concept album ispirato alla musica degli anni ’60, ’70 e ’90, un vero e proprio viaggio attraverso le epoche più significative per la musica pop-rock.

L’Aura è un’artista autentica, onesta, per questo poco incline a sottomettersi alle leggi discografiche, che – a dirla tutta – poco o nulla hanno a che fare con l’arte. L’Aura difende la bellezza da sempre, la difende dal rischio di diventare un mediocre orpello al presenzialismo, un accessorio per garantirsi i riflettori. Sono convinto che gli artisti che abbiano il coraggio di farsi da parte vadano tutelati, perché ammettere di non aver niente da dire o di non essere pronti a dirlo è un atto di grande rispetto verso la musica e verso il pubblico. Un atto temerario, di questi tempi. A questo, s’aggiunga che L’Aura è una musicista sopraffina, una pianista preparata, una storia potente, scritta, cantata, quindi raccontata con garbo. Ma il garbo, si sa, non è di moda. L’eleganza non è di moda. Forse nemmeno il talento usato con cognizione, con scrupolosa cura, con intelligenza. Perché il talento, va detto, non è un pregio, è un caso. Con un talento si nasce. È l’utilizzo che ne fa, a qualificare un artista. E L’Aura sa farne buon uso.

Per questo è da non perdere di vita. Per questo è da rispettare anche ogni suo silenzio, è lì che nasce la sua musica. È lì che asseconda la sua bellezza.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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