Buonasera, il (tuo) dolore è servito

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In foto, la giornalista Federica Sciarelli nello studio di Chi l'ha visto?. La trasmissione è stata di recente criticata per aver comunicato ai genitori dell'assassino di Noemi Durini la notizia della morte della ragazza e della confessione del ragazzo, mostrando in diretta il loro dolore.

In foto, la giornalista Federica Sciarelli nello studio di Chi l’ha visto?. La trasmissione è stata di recente criticata per aver comunicato ai genitori dell’assassino di Noemi Durini la notizia della morte della ragazza e della confessione del ragazzo, mostrando in diretta il loro dolore.

Guardare i telegiornali si fa sempre più difficile, specialmente in concomitanza con tragedie come quelle avvenute in Puglia o a Livorno. Meglio leggere i giornali. Perché ci si arrabbia.

Già dalla mattina del giorno dopo, infatti, il primo tiggì è pronto a portare sulle nostre tavole strazianti interviste a chi ha subito danni: più gravi sono, più il giornalista famelico indugia. Se riesce, fa anche qualche domanda ben pensata, come “Come ti senti?” o “Cosa hai provato quella notte?”, come se fosse un caro amico un po’ stupido della persona intervistata. Invece è un reporter per professione, calato lentamente dall’alto come gli avvoltoi del documentario alla ricerca di qualche brandello di tragedia recuperabile e raccontabile.

Quanto tutto questo è necessario? Quanto davvero serve a noi spettatori assistere impotenti al dolore di quelle persone?

Difficile che sia a scopo informativo: sapevamo già leggendo la notizia che ciò che era successo era grave. Nel caso di Livorno, leggere di 7 morti martedì mattina già dava un quadro della situazione. Non serviva certo mostrarci le espressioni dei vicini di casa e dei familiari per farci capire come stavano.

In questo servizio vengono intervistati tre cittadini di Livorno: ci aspetteremmo domande fatte per informarsi, quelle che faremmo se fossimo lì per capire meglio cosa è successo. Domande come: “Avete avuto paura per i bambini?”, “E la notte..?” forse ce le aspetteremmo più dalla signora Franca in coda in panetteria.

La scelta di puntare sui sentimenti delle vittime non serve neppure a incoraggiare gli aiuti: raramente viene detto come noi a casa possiamo contribuire, né vengono mostrate organizzazioni che sono sul campo per aiutare, né elencati dei recapiti da contattare. Così chi è a casa può andare avanti a mangiare il suo piatto comodo comodo mentre osserva le lacrime di chi da un giorno all’altro si è trovato privo di tutto.

Nel servizio Nubifragio a Livorno, in casa di chi ha perso tutto: “Ci ha svegliato il fiume sfondando la porta blindata”, il reporter entra in una casa rovinata dall’esondazione per intervistare chi ci viveva: “Ho visto che avete oggetti di valore irrimediabilmente compromessi… Che cosa ha perso?”. Che è proprio il genere di informazioni che cercava chi ha sentito del nubifragio e ha acceso la tele per capire cos’è successo.

E così anche per altri servizi. Se esistono elementi che aumentano il pathos delle notizie vengono usati e sfruttati, quasi che ci sia una predilezione per il gusto del dolore anziché della cronaca. Elementi che possono rendere la notizia più straziante vengono immediatamente sfruttati. Come se fossimo gli spettatori di un film che devono essere coinvolti.

Ma questa è la realtà, bellezza, e anziché soffermarci sul lato più intimo della notizia, quello che riguarda il dolore altrui, dovremmo poter capire cosa possiamo fare noi dai nostri salotti e quali sono gli errori da non commettere più.

La definizione di sciacallaggio è “Azione cinica compiuta a danno di chi è già in difficoltà” ed è esattamente quello che è successo (e succede) in certi servizi.

Il caso della piccola Noemi è stato trattato in maniera indecente da alcuni programmi. È il caso di Quarto Grado che filma il padre della ragazza che va sotto casa della famiglia del ragazzo che l’ha uccisa, o che ancora intervista la mamma di lei.

Per non parlare di esempi estremi come il caso di Chi l’ha visto?. Qualche giorno fa Paola Grauso ha comunicato in diretta ai genitori dell’assassino di Noemi che la ragazza è morta e il figlio ha confessato di averla uccisa.

Non importa se è il genere di informazioni che andrebbero fornite a porte chiuse, con rispetto per il dolore delle persone che si ha davanti e soprattutto lontano da sguardi indiscreti: la legge della giungla mediatica dice che l’audience giustifica lo strazio dei genitori e che il dolore in diretta paghi. Forse però questo non dovrebbe funzionare nella televisione di Stato.

Servizio Pubblico. Vignetta di Mauro Biani (www.maurobiani.it).

Servizio Pubblico. Vignetta di Mauro Biani (www.maurobiani.it).

Ci aspetteremmo che una società come la Rai punti sulla qualità, invece questo caso (o in questi casi?) ha puntato ai nostri meccanismi interni peggiori, quelli che ci fanno stare incollati al televisore a osservare alla moviola un episodio del genere.

«La decisione dell’inviata della trasmissione Rai Chi l’ha visto? di comunicare ai genitori dell’assassino di Noemi Durini la notizia della morte della ragazza e della confessione del ragazzo e la successiva messa in onda di immagini che ne mostravano lo strazio e la disperazione rappresentano una pagina di pessimo giornalismo e un tentativo crudele di spettacolarizzare una tragedia. C’è da augurarsi che la Rai e la conduttrice del programma, con la sensibilità e la professionalità che la contraddistinguono, trovino il coraggio di chiedere scusa alle persone coinvolte e ai telespettatori», hanno commentato Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi, e il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani..

Ma se non serve a informarci nè ad aiutare, perché ci vengono forniti estratti di disperazione altrui?

Scriveva Francesco Merlo in un articolo per La Repubblica:

La sciagura produce altra sciagura, che lo sciacallaggio allarga la tragedia, e che le responsabilità vanno cercate con sobrietà e soprattutto dopo avere salvato il salvabile. Lo sciacallaggio è infatti l’antagonista della solidarietà, il suo esatto contrario. Ambedue stanno sulla vittima, lo sciacallaggio per mangiarsela, per divorarla — come fa la iena — e la solidarietà per confortarla, rianimarla e curarla.

La puntata di Chi l’ha visto? dedicata a Noemi è stata, secondo i dati Auditel, il terzo programma più guardato di quella sera. Venerdì 15 settembre Quarto Grado ha totalizzato un 8.7% di share: si tratta di 1.550.000 spettatori. Più di quelli che guardano il telegiornale di quella stessa rete.

Dati interessanti, tanto che anche il Corriere della Sera online ha riproposto sul proprio sito il video del padre della ragazza che si avventa contro il cancello della casa dell’assassino.

Se questi servizi funzionano, forse la domanda vera non è perché li trasmettono, ma perché li guardiamo.

Il sospetto è che le lacrime siano un prodotto che vende perché solletica quella parte di noi felice che non ci sia successo. O per essere ottimisti, ci viene raccontato come ci si sente a non avere più nulla, così possiamo sentirci coinvolti emotivamente e quindi buoni. Che bravo che sono che sto male per gli altri.

E tutto finisce lì e si passa a Kate Middleton che è incinta.

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Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Amo viaggiare e conoscere persone che hanno voglia di raccontare, che è un po’ come viaggiare. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda e studio Lingue e Comunicazione a Milano, ma tendo a scappare in treno, aereo o bici appena possibile.

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