Colore: «La mia musica a colori»

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In foto, il cantautore Mattia Pattaro, in arte Colore

In foto, il cantautore Mattia Pattaro, in arte Colore

Mattia Pattaro è Colore. Colore è un cantautore veronese. Tiffany è il suo nuovo singolo, che segna il suo ritorno dopo due anni dall’ultimo progetto discografico. E queste sono le sue parole, attraverso cui si racconta, dagli esordi, fino all’incontro con Leonardo Pieraccioni.

Mattia, voglio iniziare subito dal tuo nome d’arte: Colore. Mi racconti il perché di questa scelta?

È un piacere conoscerti, Basilio. Ho scelto Colore perché è una parola positiva. Perché della musica mi piacciono i colori. La usavano spesso i giornalisti nelle recensioni dei miei dischi.

Vorrei raccontare la tua storia artistica sin dai tuoi esordi, quindi non posso non chiederti di parlarmi dei Dionisio, la band che hai messo in piedi a quattordici anni e che, nel 2006, ti ha permesso di pubblicare Dalla mia camera, il tuo disco d’esordio.

I Dioniso… quanta nostalgia, che bella nostalgia! Concerti, autostrade, palchi, festival, amici, il fumo dei locali, le persone che si baciano sulle nostre canzoni e poi si sposano, prove due volte a settimana senza riscaldamento d’inverno, aria condizionata d’estate… un’esperienza che auguro a tutte le band.

Nel 2010, inizia la tua carriera da solita. Cosa ti ha portato a decidere di abbandonare la tua band?

Una band è un team. Priorità differenti ci hanno impedito di proseguire come tale. Con alcuni di loro continuo a suonare e la gioia è lo stessa di sempre, anzi, è aumentata la stima artistica e umana.

Ma è nel 2011 che viene pubblicato il tuo primo album da solista. Si tratta di Velluto, che ti vede nelle vesti consuete di cantautore e in quelle inedite di produttore artistico. Me ne parli?

In quel disco ho messo tantissimo di me. L’ho prodotto, arrangiato e suonato. Vivevo ancora con i miei, mi ero costruito un piccolo studio in taverna, con un computer portatile e pochissime altre cose. Ci investii tempo, molto tempo. A pensarci adesso, penso proprio fossi un pazzo! Credo di averci impiegato un anno, ma non hai idea di come io abbia goduto nel sentirlo suonare nello stereo delle macchine della gente. Ti racconto una cosa: Velluto ha un primato, era il disco preferito da chi mi ascoltava per fare l’amore in auto con la fidanzata. Me lo dicevano sempre alcune coppie di amici. Non hai idea di quanti vetri abbia fatto appannare. Ed io mai l’avrei immaginato. Ora, quei maledetti stanno sorridendo, nel leggerlo, ne sono sicuro (ride, ndr)! Ho prodotto anche alcuni artisti che mi piacciono, amo farlo, mi piace arrangiare, equalizzare il mio gusto con quello di chi stimo. Evidenziare il loro talento. Un amico cantautore ha registrato a casa mia un pezzo chitarra e voce. Non gli ho detto nulla. In quel momento credeva poco in sé. Un anno dopo gli ho mandato il pezzo arrangiato, su WhatsApp. Si è emozionato, a me basta questo.

Ma è il 2013 che rappresenta uno spartiacque nella tua carriera, perché conosci Leonardo Pieraccioni. Lascio che sia tu a raccontare cosa sia successo dopo.

Leonardo è una persona la cui caratura artistica eguaglia la caratura umana. Un artista e uomo straordinario. Sono felice di saperlo amico. Cosa è cambiato dopo? Ogni volta che collaboro con un grande artista imparo moltissimo, è un po’ come leggere dieci libri. A Leonardo devo molto professionismo.

Non meno importante è stato l’incontro con Angelo Pintus.

Era il 25 dicembre, ero a casa e mi stavo scambiando gli auguri di Natale con alcuni amici lontani. Leonardo mi manda un video: è Angelo che al Mediolanum Forum di Milano canta un mio brano! Io non ne sapevo nulla. Un paio di giorni dopo, gli telefono e lo ringrazio e mi comunica che lo spettacolo sarebbe finito su Italia Uno! Sulla strada che porta al centro della mia città, c’era un 6×3 che diceva «Angelo Pintus è sold out con il suo nuovo spettacolo al Palasport di Verona a Capodanno». Gli dico «Santo Cielo, vengo a vederti!». Mi risponde: «No, canti con me!». È nata un’amicizia e sabato al suo matrimonio ci siamo divertiti moltissimo. Angelo è una persona squisita e un vero professionista.

Ma veniamo al presente, perché pochi giorni fa è uscito il tuo nuovo singolo, Tiffany: un brano, questo, dal sapore sognante e malinconico, che segna il tuo ritorno dopo due anni dal tuo ultimo EP, pubblicato nel 2015. Me ne parli?

Non sono bravo a parlare delle canzoni. Mi auguro diano godimento.

Hai iniziato a fare musica a quattordici anni, l’abbiamo detto, e hai percorso la strada più lunga e certamente più insolita, almeno per i tempi che corrono, quella della gavetta. Il fatto che manchi un talent nel tuo curriculum è un caso o una scelta?

È una scelta. Rispetto però chiunque decida di parteciparvi.

Da sempre, rifletto sul fatto che ci sia poco spazio per i cantautori. I talent, ad esempio, possono rivelarsi ottimi trampolini di lancio, ma rare volte ci hanno consegnato un nuovo cantautore. Il più delle volte, piuttosto, degli interpreti che si sono improvvisati autori. Tu cosa pensi a riguardo?

La penso come te. Mi piacerebbe che i talent fossero meno karaoke e più fucina di nuovi autori. La voce è uno strumento, non è tutto. E, come ogni strumento, si può imparare a utilizzarla al meglio, ma le canzoni? Nessuno dei migliori cantautori che l’Italia abbia avuto passerebbe mai i provini di un talent. Eppure hanno cambiato la musica italiana.

“La tua vita, in fondo, è tutto ciò che meriti”, ho letto questo tuo pensiero e mi sono chiesto: credere ancora nella musica, farne un atto di onestà, è un fatto di coraggio o di incoscienza?

Credo sia un fatto di fedeltà,  la fedeltà che ognuno ha verso se stesso. Della musica non mi interessa il successo, mi interessa il piacere che mi dà farla.

Concludo sempre le mie interviste con la stessa domanda: qual è la parola più importante della tua vita?

Fiducia, senza dubbio.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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