Gatta Cenerentola e le contraddizioni di Napoli

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Un'immagine dal film Gatta Cenerentola, di Ivan Cappiello, Dario Sansone, Marino Guarnieri, Alessandro Rak

Un’immagine dal film Gatta Cenerentola, di Ivan Cappiello, Dario Sansone, Marino Guarnieri, Alessandro Rak

Gatta Cenerentola si apre con una promessa: un futuro luminoso per la città e centomila posti di lavoro assicurati dal Polo della Scienza e della Memoria, gestito dall’armatore Vittorio Basile (il cognome celebra Giambattista Basile, autore della favola a cui si ispira il film). E la città in questione, sfondo di questa favola animata, è una Napoli nascosta. I personaggi si muovono all’interno di un ambiente chiuso e fantastico messo in piedi dallo stesso Basile: una nave che oscilla tra memoria, sogno e un cupo presente. Le uniche volte in cui ci troviamo all’esterno le panoramiche dominate dal Vesuvio, le scene notturne del porto e Capri, vista da un oblò, sono coperte da un’inarrestabile quanto simbolica pioggia di cenere.

La cenere dei sogni bruciati e una pioggia che piange Basile, un uomo “intelligente e ottimista che, insomma, ha solo sbagliato città!”. E la sua morte non è altro che l’innesco del piano di Salvatore Lo Giusto (doppiato da Massimiliano Gallo), lungimirante boss della droga che con i suoi occhi di colore diverso aveva da tempo visto una grande opportunità. Due figure maschili che si contrastano e si contendono la serenità di Angelica Carannante (Maria Pia Calzone), vittima e carnefice, una donna a cui da tempo è stato negato ogni sogno.

Ma il personaggio che dà il nome alla favola è proprio Cenerentola, pseudonimo di Mia Basile che, lasciata orfana quindici anni prima, ha perso la parola e si aggira silenziosamente nei meandri di quello che oramai è solo lo scheletro della nave. Trattata come una serva e circondata da una freddezza quasi innaturale, troverà un barlume di speranza solo in Primo Gemito (Alessandro Gassman), la vecchia guardia del corpo del padre, un uomo giusto ma “morto quindici anni fa, insieme a questa nave e a questa città”.

Un film che con i suoi particolarissimi disegni (fedeli a L’arte della felicità, il debutto di Rak) trascina lo spettatore in una dimensione illusoria, a tratti onirica, che sembra dipinta con gli acquerelli. Ma dopo l’impatto delicato lo scaglia contro una verità che stringe il cuore e lascia in qualche modo commossi per 86 minuti.

“Dovete essere all’altezza di essere napoletani” urla Salvatore Lo Giusto, descrivendo la città con gli occhi di chi ha deciso di ammazzarla. “Dove la trovi una città che fa più schifo di Napoli? La gente che sta qua non è mai stata sincera, sono ignoranti, incivili, fetenti e senza dignità. Chi campa nella merda così vuole vivere”.

Ed è proprio la città del Vesuvio, bella e maledetta, a essere la vera protagonista di questo film. Quasi invisibile sulla scena, dirompe violentemente nei personaggi, nei loro caratteri e addirittura nei tratti somatici vivaci, spigolosi, affascinanti. Risuona nella musica di Luigi Scialdone e Antonio Fresa, una malinconica ed emozionante colonna sonora arricchita dal contributo di numerosi artisti come Daniele Sepe, i Foja, Francesco di Bella. È la Napoli delle contraddizioni, scandita da un’euforica lentezza, disincantata e nostalgica, che si odia e di cui non si può fare a meno. La Napoli della pecundria e dell’allegria estrema, energica, coinvolgente. La città di chi scappa e torna con le lacrime agli occhi ogni volta, perché la guarda con il cuore colmo di tenerezza e sa che non è colpa sua. Un ritratto fedele che chi è napoletano riuscirà a sentire completamente.

Gatta Cenerentola mantiene tutti gli elementi della fiaba classica e adatta i suoi colori cupi a una realtà che non ha niente di fantastico. Mostra la verità senza estremizzarla, l’analizza dall’interno e decide di lasciare comunque un pizzico di luce. È l’inno disperato di chi soffre perché ama ma non può fare niente perché, in un contesto dominato dall’arroganza e dalla violenza di pochi, non ha voce. Proprio come Mia.

Ma chi non ha voce trova comunque il modo di gridare e di far gridare e questo film, insieme a tante altre realtà, oltre a esserne la prova è anche una possibile risposta alla solita domanda che si pone chi vive in questi luoghi: c’è ancora speranza?

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Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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