La guerra dimenticata: ovvero come leggere la Storia con occhi diversi

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La copertina della seconda edizione de La guerra dimenticata, di Giuseppe Russo

La copertina della seconda edizione de La guerra dimenticata, di Giuseppe Russo

I nostri lettori hanno già avuto modo di conoscerti – mi permetto di darti del tu perché ormai qui in Parte del Discorso sei di casa – nella precedente intervista. Ora torni su questo blog per presentarci la nuova edizione del secondo capitolo della tua trilogia. Quali sono le grandi novità di questo volume?

Prima di tutto permettimi di salutare la redazione e, ovviamente, tutti i lettori del blog. Le novità di questo volume possono essere riassunte nei suoi numeri: 491 pagine, 108 fotografie storiche, tra cui alcune esclusive e introvabili, 8 cartine/mappe e due interventi esterni. Numeri di tutto rispetto per una seconda edizione che aggiunge nuovi episodi al racconto precedente e li accompagna con fotografie eccezionali che ho acquistato in giro per il mondo, ovviamente grazie alla potenza della rete.

Come hai fatto a raccogliere tutti questi materiali e tutte queste testimonianze che rendono questo libro così ricco e preciso, ma al contempo familiare e di facile comprensione?

La ricerca storica è un po’ come fare l’investigatore privato. Cerchi, scruti documenti, leggi testi di altri scrittori, vai a caccia di foto, video, e poi ti serve l’immancabile cul… ops scusate, volevo dire fortuna! Sì perché nonostante gli sforzi che tutti i ricercatori compiono ogni giorno, di tanto in tanto si apre un mondo grazie ai classici colpi di fortuna. Nel mio caso il 2017 è stato un anno fortunatissimo perché mi sono accaparrato delle fotografie speciali che non sono solo belle da vedere, ma, attenzione, hanno svelato nuovissime informazioni su ciò che accadeva nella Reggia di Caserta, quartier generale degli angloamericani dopo l’occupazione.


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Lo sai che ho scoperto che il campione mondiale di cricket Alec Bedser, definito «uno dei migliori cricketers inglesi del ventesimo secolo», dimostrò proprio nel parco borbonico il suo crescente valore tecnico? Un campione, sostanzialmente, battezzato e lanciato a Caserta perché questo sport fu interrotto nel mondo anglosassone a causa della guerra. Ma appena le cose iniziarono a girare un po’ meglio, quindi quando gli Alleati occuparono la Campania, il cricket si trasferì in Italia con campi d’allenamento a Napoli, a Caserta (la Reggia) e a Roma.

Diciamo che la ricerca storica mi tiene sempre sulle spine e, soprattutto, allena il cervello perché come un investigatore sono sempre sul pezzo a ragionare per incroci. Tutto ciò che vedo intorno a me fa scattare continui flash e quindi segno appunti, acquisto cartoline, foto, visiono documenti americani e consumo carta per gli appunti che è un piacere! Però ho sempre pensato che un libro di storia debba raccontare i fatti come al tavolo di un bar, tra amici, con precisione ma anche con leggerezza. Cerco, con le mie poche capacità, di parlare agli amici lettori con franchezza, raccontando come vorrei fosse fatto a me, cioè in modo anche più moderno, più social, con notizie precise, documentate ma concise, che diano subito senso alla frase senza troppi fronzoli. Arrivare subito al sodo per non annoiare troppo e poi usare un linguaggio semplice, popolare, come questa storia che riguarda proprio la vita dei cittadini, le tradizioni e i beni culturali dei nostri sfaccettati e bellissimi territori.


Gli Alleati decisero di colpire le città “che erano nel cuore degli italiani” per far crollare il morale della popolazione. In cima alla lista c’erano Roma e Napoli, ma la prima fu risparmiata perché ospitava il Vaticano, facendo diventare Napoli un esperimento terroristico. Ecco perché il mio discorso parte dalla Campania.


Ne I caduti di pietra il tuo interesse era concentrato su un’area ben precisa di territorio italiano. In questo nuovo volume, La guerra dimenticata, il tuo orizzonte si amplia. Perché? Cosa volevi indagare variando il tuo campo d’azione?

I caduti di pietra è una trilogia. Troppo banale limitarsi a scrivere questa storia partendo dalla Campania perché provengo da quella regione. Il problema, purtroppo, è che la Campania subì 3 volte la guerra: i bombardamenti angloamericani; le ritorsioni naziste dopo l’armistizio dell’8 settembre; la terribile occupazione angloamericana di tutta la regione e dei migliori palazzi storici come la Reggia di Caserta che divenne il quartier generale alleato. Come ricorderanno i lettori, la mia “storia diversa” si occupa delle tradizioni e dei beni culturali distrutti, feriti, violentati e occupati durante il devastante periodo della Seconda guerra mondiale e, osservando la storia da questa prospettiva, purtroppo, ci si accorge che la realtà dei fatti è poco raccontata nei testi ufficiali.

I lettori possono leggere, ad esempio, che a un certo punto, con documenti consultabili da chiunque, gli Alleati decisero di colpire le città “che erano nel cuore degli italiani” per massacrarle con le bombe e, quindi, far crollare il morale della popolazione per fomentare la rivolta contro il fascismo e il nazismo. In cima alla lista c’erano Roma e Napoli, con la città eterna, che però sostanzialmente fu risparmiata perché ospitava il Vaticano, facendo diventare Napoli il capro espiatorio e il primo esperimento terroristico attraverso i famosi bombardamenti a tappeto. Ecco perché il mio discorso parte dalla Campania.

Napoli fu la città più bombardata durante il conflitto, quella che perse il maggior numero di beni culturali, di industrie, di strutture sportive, di chiese, e non solo a causa dei bombardamenti. Anche i nazisti, in ritirata, vollero distruggere la città per rallentare gli angloamericani e per vendicarsi dell’armistizio dell’otto settembre, usando ancora una volta il capoluogo campano come esempio per il resto d’Italia. Non dimentichiamo, poi, un altro riuscitissimo esperimento bellico che si consumò prima a Napoli e Caserta, che solo successivamente fu ampiamente usato nel centro nord del Paese: lo stragismo nazista. Ovviamente in questo secondo testo si toccano i primi importanti collegamenti nazionali con il bombardamento di Padova, quello di Montecassino, con il resoconto sui furti d’arte nazisti, e con la ancor meno nota storia del salvataggio della Sacra Sindone che fu messa in sicurezza in provincia di Avellino, nel famoso santuario di Montevergine.

In questo testo si analizza, inoltre, tutta la spy story, con risvolti esoterici, che coinvolse anche il numero due del regime nazista Hermann Goering, il quale si definiva uomo del rinascimento e cacciatore d’arte. Pensate che nelle sue residenze furono recuperate tante opere da poter riempire un museo: 1375 quadri, 250 sculture, 100 arazzi e moltissimi pezzi di mobilio pregiato. Ma come contraltare c’è anche un primo accenno alla figura storica di Rodolfo Siviero, lo 007 italiano che recuperò decine e decine di opere d’arte trafugate dai nazisti con metodi illegali che, però, senza il suo intervento, sarebbero rimaste in Germania a guerra finita. Il mio campo d’azione, come previsto dal progetto, è quello italiano, nazionale, partendo però dal primo vero territorio che pagò a carissimo prezzo questa assurda guerra alla quale ci unimmo in modo scellerato.

In foto, Giuseppe Russo con la signora Cutillo, sopravvissuta al bombardamento di Caserta, a seguito del quale perirono circa 100 civili innocenti

In foto, Giuseppe Russo con la signora Cutillo, sopravvissuta al bombardamento di Caserta, a seguito del quale perirono circa 100 civili innocenti

Il 14 settembre presenti a Ferrara la seconda edizione di La guerra dimenticata. Sei emozionato? Quante altre presentazioni hai potuto organizzare per presentare il tuo lavoro?

Emozionato? Sì e in positivo. La potenza della rete mi ha dato la possibilità, molto tempo fa, di incontrare gli amici del fortissimo gruppo di lettura Due pagine prima di dormire, i quali hanno iniziato a seguire il progetto già dal primo libro. Mi è sembrato naturale, grazie anche all’attenzione che mi hanno concesso, lanciare questa nuova edizione nella stupenda Ferrara, inserendomi nella spettacolare cornice di Palazzo S. Crispino in pieno centro e, lo dico con orgoglio, ospite anche del circuito IBS+Il Libraccio. Ringrazio ovviamente tutti per questa splendida opportunità. Gli incontri, poi, saltan fuori come funghi perché molte persone mi chiamano dopo aver assistito a una precedente presentazione e, colpiti da questa rilettura popolare e reale della Seconda guerra mondiale, richiedono la mia presenza in nuovi contesti. Questo mi fa piacere perché in Italia, purtroppo, con i libri non si vive, per cui diffondere la cultura è diventato un vero atto di ribellione al sistema dell’appiattimento mentale, un atto per certi versi eversivo e di volontariato.

Portare in giro la luce della cultura, che crea amicizia, consapevolezza e apertura mentale, è forse un onore che non viene ripagato economicamente ma ti dà molte soddisfazioni. Poi ogni tanto penso, tragicamente, al bassissimo livello italiano e sale la rabbia. Siamo l’unico grande Paese europeo nel quale una persona non può “lavorare” con i libri o con la cultura in genere. In effetti è triste, ma non dobbiamo arrenderci. Io non mi arrendo.

Questo tuo progetto è nato dalla tua grande passione per la Storia. Quali saranno i prossimi step? Hai già in mente quando uscirà il capitolo conclusivo di questo complesso lavoro di ricerca?

Il terzo e conclusivo capitolo della trilogia, Il primo fronte, dovrebbe esser pronto per fine 2018. Probabilmente il lancio avverrà a ridosso del Natale o immediatamente dopo, ma molto dipende dai materiali che sto studiando e che, di continuo, mi danno nuove informazioni che devo incrociare facendo allungare i tempi della ricerca. Inoltre in questo caso, visto che il testo dovrà completare il discorso raccontando di tante altre città, molte del Nord, è fondamentale trovare una sintesi degli innumerevoli episodi da condividere con i lettori. Sono ancora indeciso sul numero di pagine e su quali città inserire o escludere dal ragionamento. Sicuramente sarà un libro abbastanza corposo, ma ancora una volta leggero e ricco di episodi curiosi come avvenuto anche nei precedenti. Avete letto della curiosa “guerra dei coppini” che scoppiò nelle case napoletane tra ferventi mariti fascisti e mamme che dovevano assicurare, facendo i miracoli, i pasti caldi ai propri figli? Beh, ne scopriremo delle belle anche nel terzo capitolo, ma dovrete pazientare ancora. È una faticaccia fare il ricercatore, soprattutto se bisogna vivere con altro lavoro!

Prima dei saluti di rito, vuoi aggiungere qualcosa che i nostri lettori devono assolutamente sapere?

Sì, dovete sapere che molte cose che credete essere una moda recente provengono, invece, dal periodo della Seconda guerra mondiale. Avete sicuramente mangiato le donut, le ciambelle di Homer Simpson, giusto? Beh, se pensate che siano arrivate in Italia da pochi decenni vi sbagliate. Arrivarono nel nostro Paese, e furono diffuse massivamente, a partire dal 1 ottobre del ’43, quando Napoli fu occupata dagli angloamericani. Tutto ciò per dire che se volete davvero scoprire cosa è successo nel nostro passato, perché siamo quello che siamo, superando il pregiudizio che un libro di storia è noioso e pesante, allora fidatevi e leggete La guerra dimenticata. Scoprirete tante cose che non immaginate, una serie di curiosità che compongono il quadro generale della nostra storia senza annoiarvi come con il classico mattone appioppato in classe dal professore di turno.

Non volete scoprire cosa ci faceva a Napoli Frank Sinatra? O in cosa era stato trasformato l’intero centro della città? Non volete scoprire il miracolo della Alberti, la famosa ditta del Liquore Strega che fu quasi annientata durante i bombardamenti a Benevento? Lo sapete che il famoso Premio Strega è stato creato da loro, vero? Beh, come vedete non è il classico libro di storia.

Frank Sinastra che sale sull'aereo a Napoli Capodichino per tornare in patria dopo il tour di spettacoli fatto in città, ovviamente per allietare le truppe angloamericane

Frank Sinastra che sale sull’aereo a Napoli Capodichino per tornare in patria dopo il tour di spettacoli fatto in città, ovviamente per allietare le truppe angloamericane


Se non siete curiosi dopo aver letto le parole di Giuseppe, davvero non so cosa dirvi. La guerra dimenticata è quel libro di storia che avreste sempre voluto avere, ma che immancabilmente non era ancora stato inventato. I primi due volumi della trilogia vi faranno appassionare alla storia come mai prima d’ora: lo stile è amichevole, quasi familiare, e gli aneddoti non mancano di certo per solleticare la vostra curiosità. Io, se siete nei paraggi, un salto a Ferrara giovedì lo farei! Almeno per la curiosità!

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Antonella Beozzo

Antonella Beozzo

Blogger, Bookaholic. Appassionata di libri, musica, film e natura, colleziono libri, istantanee e ricordi. Classe 1989, aspirante storyteller e clarinettista per diletto.

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