La verità sul caso Etgar Keret

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Dettaglio della copertina di All'improvviso bussano alla porta, di Etgar Keret, edito da Feltrinelli

Dettaglio della copertina di All’improvviso bussano alla porta, di Etgar Keret, edito da Feltrinelli

Cosa fareste se all’improvviso bussassero alla vostra parte e vi minacciassero di raccontare una storia? O se vi invitassero a una festa di compleanno e il festeggiato, che conoscete a malapena, non si presentasse? O ancora, conoscete la storia del tale che non fa altro che sognare, tutto il tempo?

Questi sono gli incipit dei brevi racconti di Etgar Keret, autore israeliano, raccolti nel libro All’improvviso bussano alla porta. Non conoscevo niente della produzione di Keret – avevo letto sono un racconto pubblicato su La Lettura – che aveva stuzzicato la mia fantasia. L’istinto mi aveva suggerito di appuntarmi il nome: alla prima occasione in libreria, lo avrei cercato tra gli scaffali.

Etgar Keret, oserei dire, è uno scrittore controverso. I suoi racconti brevi – a volte occupano una facciata e mezza, a volte si sviluppano in più pagine – suscitano diverse reazioni. Alcune storie disegnano sul volto un sorriso di tenerezza, mentre altre – magari proprio la successiva – lasciano negli occhi un velo di malinconia. Altre fanno ridere, altre ancora ti fanno complimentare con l’autore per la straordinaria fantasia di cui è dotato, per la maestosa capacità di giocare con il surreale. E ancora, capita anche di volerlo maledire per aver lasciato, in qualche modo, la storia incompleta, con un finale aperto, senza aver permesso al lettore di conoscere tutti i dettagli. Allora la rileggi, ti fermi a riflettere, cerchi di decifrarla. Sono proprio queste le storie più belle. Quelle che ti stimolano l’immaginazione.

E infatti, una notte, approfittando del fatto che Ziki dormiva a bocca aperta, tese delicatamente un dito sotto la sua lingua e la trovò: una piccola cerniera lampo. Una cernierina. Ma quando lei la tirò il suo Ziki si aprì come un’ostrica e da dentro spuntò Jurgen. […] Ela lo guardò mentre dormiva, ripiegò in silenzio l’involucro di Ziki e lo nascose in un armadietto della cucina, dentro la pattumiera, dove teneva i sacchetti dell’immondizia.

Che ti chiedi: e se fosse tutta una metafora? E se avesse voluto…? Corri a costringere qualcuno di fidato a leggere il racconto e ne ricavi una nuova interpretazione, diversa da tutte quelle che avevi vagliato. E la storia continua a vivere, ad alimentarsi, nel modo parallelo delle interpretazioni e dei finali. Chissà quale aveva pensato l’autore, in origine, mentre scriveva.

Qualunque siano le reazioni che suscitano i racconti di Etgar Keret, il risultato è sempre lo stesso: ogni volta, senza eccezioni, ti ritrovi a voltare la pagina e immergerti in un nuovo racconto.

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Valentina Zanin

Valentina Zanin

Accanita lettrice, tifosa della pallavolo, perennemente in viaggio, telefilm dipendente, appassionata di filosofia. Classe 1993, veneziana.

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