Le formative pugnalate di Ellis

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Dettaglio della copertina di Meno di Zero, di Bret Easton Ellis, edito da Einaudi

Dettaglio della copertina di Meno di Zero, di Bret Easton Ellis, edito da Einaudi

Hollywood Boulevard, Malibu, Palm Springs, Beverly Hills, Westwood. Clay, il protagonista di Meno di zero, romanzo con il quale esordì l’ormai popolare Bret Easton Ellis, nel cuore della notte sfreccia a tutta velocità tra i quartieri più luccicanti della Los Angeles degli anni Ottanta: ne snocciola i nomi con consumata prontezza, annega tra quelle lettere dal suono corposo che rimandano a spazi traboccanti di sfarzo e perdizione. È lo stesso Clay a confessarlo, seppur indirettamente: la vita gli sta sfuggendo, lui vorrebbe sparire, toccare il fondo.

Nessun punto di riferimento, nessun porto sicuro al quale tornare: Clay, disperso tra gli scogli dell’esistenza, ha paura di “buttarsi” e ritiene di potersi soltanto abbandonare. Giovane, iscritto da poco al college, smisuratamente ricco, circondato dagli esponenti della Los Angeles più glamour e facoltosa, Clay si divide puntualmente – e passivamente – tra gli appuntamenti e i luoghi che scandiscono la vita dei rampolli provenienti dalle più agiate famiglie della city of stars. Sbronze continue, massicce dosi di cocaina, qualche esperienza con l’eroina, feste durante le quali regna la superficialità, locali che fungono da bestiali templi degli istinti più animaleschi, lussuosi attici nei quali Clay scorge sempre – come nella sua villa – delle fumanti Jacuzzi.

La famiglia è una presenza evanescente: i genitori di Clay, immersi nella più sfrenata cura della propria apparenza e dei propri affari, compaiono soltanto nelle occasioni più solenni, sempre distaccati e indifferenti. Le sorelle di Clay esistono a malapena: lo stesso protagonista non ne ricorda neanche l’età. La religione è soltanto uno squallido programma televisivo durante il quale un predicatore dagli abiti sgargianti si lancia in accorati appelli contro il degrado dei tempi: Clay, quel programma, lo guarda con occhi spenti e dubbiosi. Gli amici, ammesso che così possano essere definiti, sono ovunque: Clay è accerchiato da persone che conosce, da ragazze e ragazzi con i quali è finito a letto, da personaggi biondi e perfettamente abbronzati che gli chiedono come fosse il New Hampshire e poco altro. A Clay, però, non importa di loro tanto quanto a loro, in realtà, non importa di Clay: non li riconosce in alcun modo, non stimolano nulla che possa entusiasmarlo, sono soltanto pezzi di carne parlante che gli gravitano attorno.

E poi Mtv: Clay e quanti lo circondano rientrano pienamente nella Mtv generation, la generazione affogata tra le feste più vacue e la musica più assordante, abbagliata dalla ricerca del divertimento più eccessivo. Clay è sempre avvolto da musica sferzante, vomitata a tutto volume da uno stereo qualsiasi: un muro che affatica o impedisce le conversazioni, che scherma da tutto e da tutti.

In foto, Bret Easton Ellis, autore di Meno di zero

In foto, Bret Easton Ellis, autore di Meno di zero

Come accade ne Il grande Gatsby di F. S. Fitzgerald, anche in Meno di zero i personaggi tratteggiati con intelligenza da Ellis si ritrovano spesso a blaterare del nulla, non raggiungendo alcuna forma autentica di comunicazione: Ellis, infatti, ritrae un branco d’esistenze traballanti, opache, prossime a sbriciolarsi irrimediabilmente. C’è chi, preda dell’anoressia, soffoca i propri disagi psichici con ripetute dosi d’eroina. C’è chi, indifferente ormai a tutto, si eccita con torture dai risvolti pedopornografici. C’è chi, già schiavo dei debiti di droga, è costretto alla prostituzione.

Clay e i suoi amici non hanno nulla da perdere, ma non capiscono – vittime della più totale incoscienza di sé – che stanno per perdere tutto. Nonostante vivano in una Los Angeles cocente e suadente, nonostante possano comprare tutto ciò che desiderano, nonostante le loro vite siano prive di limiti, Clay e i suoi amici non comprendono che stanno danzando con la Morte.

Ellis scrisse Meno di zero a ventuno anni: se si considera il brillante stile che contraddistingue le pagine del romanzo, capace di riprodurre anche il lessico giovanile, tale dato risulta decisamente sorprendente. Nonostante i risvolti talvolta sentimentali, la vicenda narrata dall’autore statunitense si snoda con ritmo e centra il bersaglio: i periodi essenziali, tendenti al minimalismo più scarno, con i quali Ellis assume i panni di Clay diventano sempre più affilati, sempre più incisivi, sempre più inquietanti.

Ellis riesce a pugnalare un’intera generazione: ne squarcia i sorrisi leziosi e gli abiti costosi e ne rivela lo spirito cadaverico ed esangue. Così il lettore, sconvolto, non può evitare di tremare e di interrogare con sguardo agitato la propria esistenza. Intelligenti le sequenze attraverso le quali l’autore, conducendo una sorta di mimesi psicanalitica con il protagonista, narra alcuni dei ricordi e alcune delle immagini che scuotono la mente di Clay: tali sequenze rivelano il barlume di sensibilità e di umanità che fluttua tra le aride sabbie del deserto che sta cercando di impadronirsi di Clay. Fortunatamente, il giovane abbandonerà Los Angeles – ormai simile a un luogo più metaforico che realistico –, ma molti dei suoi coetanei, come Ellis lascia intendere, finiranno con il frantumarsi fragorosamente, simili a vasi di cristallo.

L’ambientazione spaziale e temporale, i riferimenti contenuti nella narrazione e le metafore inerenti alla crescita e ai timori che l’esistenza pone dinanzi a chiunque rendono Meno di zero un classico contemporaneo: forse, con il massimo rispetto nei confronti dell’immensa bellezza relativa a Il giovane Holden di Salinger, Meno di zero meriterebbe di sostituire (o almeno affiancare) tale opera nella lista di libri che gli insegnanti solitamente consigliano ai propri studenti. Le immagini nitide e crude proposte da Ellis non racchiudono soltanto un enorme valore letterario, ma anche un’indole formativa più che degna della massima cura: Meno di zero è al tempo stesso una storia formidabile e un monito da non tralasciare.

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Francesco Formigari

Francesco Formigari

Ai gentili curiosi. Carissimi, Francesco Formigari non s'acchiappa né s'ingabbia, ma si nasconde tra le virgole e gli spazi che con pazienza ammucchia. Vi saluta con affetto.

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