Tre libri che mi hanno cambiato la vita

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Questi tre libri, tre punti fermi nella mia esistenza, mi hanno consentito di guardare con occhi diversi il mondo e mi hanno fatto crescere.

Questi tre libri, tre punti fermi nella mia esistenza, mi hanno consentito di guardare con occhi diversi il mondo e mi hanno fatto crescere.

La letteratura è una selva, per dirla alla maniera dantesca, ma a differenza di quella di Dante non oscura, un bosco luminoso e florido, piuttosto. Un bosco straripante di meravigliosi capolavori da leggere e rileggere fino allo sfinimento, per coglierne ogni volta un aspetto diverso, una sfumatura leggermente più aranciata o dorata.

Nella nostra vita di lettori, nella nostra esperienza extra-sensoriale, nella nostra esistenza parallela, in cui si intrecciano, si annodano e si sovrappongono mille storie diverse, talvolta, si profilano dei giganti. Giganti non per la mole, non per il numero di pagine, non per il titolo o il nome che c’è dietro. Giganti perché assumono una posizione di rilievo, perché svettano sugli altri. Perché questo accade? Perché questi libri si raccontano e ci raccontano di noi, questi libri ci parlano di quello che siamo e che sentiamo e, in qualche misura, ci cambiano la vita e il modo di essere.

Per questo motivo desidero parlare di questi tre libri, tre punti fermi nella mia esistenza, che mi hanno consentito di guardare con occhi diversi il mondo e mi hanno fatto crescere laddove forse sarei rimasta ancora per un po’ piccola e innocente.

#1 – Cecità, José Saramago

Capolavoro del premio Nobel per la letteratura, di origine portoghese, José Saramago, Cecità racconta dell’umanità nella sua interezza.

Non ci sono nomi, non ci sono volti, non c’è definizione spazio-temporale, nella descrizione di questo mare bianco latte in cui annegano i protagonisti del romanzo. Improvvisamente, come un dardo infuocato che piomba dal cielo, arriva questa cecità, strana e peculiare, ad avvolgere un’intera città. La mancanza di definizione fa pensare di essere sospesi nel tempo, in un luogo impossibile da decifrare, e al tempo stesso incrementa la sensazione che questa sia una tragedia che può piombare addosso a chiunque, in qualsiasi istante. I personaggi vengono rinchiusi in quarantena in un manicomio, tutti in balìa di questa malattia, tranne una donna, che resterà integra e intatta fino alla fine del romanzo, unico barlume di bontà e bene in un mondo deviato e traviato.

Sarà, infatti, proprio questa epidemia, a rivelare in modo chiaro e incontestabile la realtà nuda e cruda dell’essere umano, in questo stato di insubordinazione ogni tipo di crimine rivolto contro un altro essere umano è giustificato. Ogni elemento di bontà è spazzato via dal tentativo di sopravvivere e di sopraffare gli altri, perché è di questa natura che sono fatti gli uomini e non si può fare altrimenti che accettarlo.

Dettaglio della copertina di Cecità, scritto da José Saramago ed edito da Feltrinelli

Dettaglio della copertina di Cecità, scritto da José Saramago ed edito da Feltrinelli

Dunque questa malattia, questa cecità improvvisa e candida, non è che la metafora di uno stato dell’essere. La metafora di come è fatto realmente l’uomo.

Persino la purificazione finale, di cui è latrice una pioggia divina e provvidenziale, non è spiegabile, come non lo è quella cecità che ha insozzato e lordato i personaggi.

Questo per dire, nel suo stile irruente e focoso, privo di segni di interpunzione, che il bene così come il male, sono due facce della stessa medaglia, che nella vita e sulla terra si alternano cecità diverse, che non c’è spiegazione a quello che un uomo è in grado di fare a un altro uomo, che sia nel bene o nel male. E questa cecità in realtà è la cecità dell’anima, la cecità dell’uomo di fronte al male che attanaglia gli uomini e che li fa vivere nel buio, buoni o cattivi che siano.

#2 – La Valle dell’Eden, John Steinbeck

Altro romanzo provvidenziale è stato per me La Valle dell’Eden, titolo originale East of Eden, che permette maggiormente di intendere il riferimento biblico, in quanto è ripreso da un verso della Genesi in cui viene detto che Caino, dopo aver ucciso Abele, si trasferì nelle terre ad oriente dell’Eden. L’autore è un altro premio Nobel, ma di anni meno recenti, John Steinbeck.

Steinbeck, americano per eccellenza, è noto soprattutto per aver narrato delle peripezie subite dagli americani delle zone del sud in seguito alla Dust Bowl. E se questo è uno dei suoi romanzi meno noti, nelle sue intenzioni doveva essere il suo capolavoro per eccellenza. Uno spaccato della vita sociale Americana e dei problemi che affliggevano la popolazione dalla guerra civile sino alla prima guerra mondiale, venato però di influenze bibliche. A partire dal titolo, sino ad arrivare ai personaggi.

Dettaglio della copertina de La valle dell'Eden, di John Steinbeck, edito da Bompiani. In foto, James Dean nell'omonimo film (1955) diretto da Elia Kazan

Dettaglio della copertina de La valle dell’Eden, di John Steinbeck, edito da Bompiani. In foto, James Dean nell’omonimo film (1955) diretto da Elia Kazan

Anzitutto i nomi, i personaggi caricati, positivamente o negativamente, hanno tutti, rispettivamente, i nomi inizianti per A o per C. Come i due gemelli, alter-ego di Caino e Abele, Aaron e Caleb, protagonisti indiscussi e figli di una donna Cathy Ames che è la reincarnazione di Eva e di Satana al tempo stesso. Ciò su cui batte Steinbeck è però, principalmente, il tema dell’amore paterno. Sarà proprio questo il leitmotiv, ciò che spinge i personaggi a compiere le loro azioni. Forse proprio per questo ho sentito fortemente le parole di Steinbeck. Perché ho percepito, in qualche modo, che il male può avere un origine, e quell’origine molto spesso è proprio lì, dove meno ce lo aspettiamo, nella mancanza d’affetto.

Altro elemento fondante, che mi ha spinto a amare quest’opera è la presenza di un concetto che, molto spesso, non è pienamente compreso e accettato: il dono della possibilità, della scelta. Tale dono è racchiuso in una parola eccezionale, biblica anch’essa: timshel, “tu puoi”. “E se tu puoi è anche vero che tu puoi non” dirà Lee, personaggio chiave dell’opera.

#2 – Il visconte dimezzato, Italo Calvino

Essendo io un’amante della letteratura italiana ed essendo profondamente innamorata di Italo Calvino poteva non esserci una sua opera? In verità Il visconte dimezzato è stato il primo libro ad avere un qualche effetto sul mio modo di vedere le cose.

Lo lessi in seconda superiore, tutto d’un fiato, in un unico pomeriggio, e fu per me una rivelazione. Una rivelazione perché Calvino, con il suo stile fiabesco, mi ha comunicato una lezione fondamentale: in tutti noi c’è del bene e del male.

Medardo, spezzato in due da una palla di cannone, si ritrova scisso nei suoi due lati, quello buono e quello cattivo. Entrambi però risultano sgraditi per i loro eccessi. In maniera ironica e surreale, Calvino vuole dirci che ogni essere umano, per definizione, è fatto di pregi e di difetti e che ama e viene amato in virtù di questo.

Dettaglio della copertina de Il visconte dimezzato, di Italo Calvino, edito da Mondadori e illustrato da Emanuele Luzzati

Dettaglio della copertina de Il visconte dimezzato, di Italo Calvino, edito da Mondadori e illustrato da Emanuele Luzzati

Questi, dunque, i libri che in qualche misura, con i loro messaggi e le loro parole, mi hanno cambiato la vita.

Talvolta può sembrare assurdo dare un peso così determinante a un libro, ma c’è da pensare una cosa fondamentale: dietro ciascun libro si nasconde la mente di un autore che l’ha pensato e che ha riversato in esso i suoi valori e le sue idee.

Per cui… leggete e fatevi cambiare la vita.

About author

Marianna L. di Lucia

Marianna L. di Lucia

20, lettrice accanita, amante del cinema, aspirante giornalista, studentessa di lettere, innamorata delle parole.

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