X Factor e il duplice anacronismo

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I giudici di X Factor 11 durante le audizioni a Torino

I giudici di X Factor 11 durante le audizioni a Torino

Io ho l’X Factor?

Ecco la domanda che ormai da anni stuzzica la fantasia dei tanti cantanti che, non essendosi mai esibiti o non avendo ancora raggiunto il successo che ritengono di poter conquistare, scorgono nel programma ideato dalla mente dell’astuto Simon Cowell la chiave d’accesso al regno dei sogni. La prima edizione italiana del programma prodotto da FremantleMedia, risalente al 2008 e trasmessa da Rai 2, è ora un ricordo lontano: con meccanica puntualità, l’acclamato format ha già centrato dieci stagioni e il 14 settembre – trasmessa da Sky Uno – comincerà la sua undicesima tappa, pronto ancora una volta a sfornare fenomeni da piazzare in classifica (e spesso non oltre).

Nonostante il successo, le liti che più volte hanno diviso i giudici e dato spettacolo, gli esilaranti provini e i cantanti più o meno interessanti, X Factor ha preservato con estrema costanza i suoi tratti più caratteristici: se ciò ha costruito la fortuna delle prime edizioni, ora non si può certo sostenere lo stesso. Con il tempo l’ossatura di X Factor ha palesato i propri difetti immanenti, rivelando alcuni limiti la cui origine risiede soprattutto nel fatto che X Factor non abbia ancora considerato i notevoli cambiamenti che si sono verificati all’interno del panorama musicale. Il programma condotto da Alessandro Cattelan, dunque, cela degli elementi alquanto anacronistici: schegge di passato che da tempo, inficiando X Factor, lo rendono un format non così valido.

Essenzialmente, gli obsoleti elementi in questione sono due: il primo rimanda alla struttura che sorregge il programma, mentre il secondo deriva dal rapporto che il programma stesso ha instaurato sin dagli inizi con l’insidiosa industria musicale.

I giudici di X Factor 11 durante le audizioni a Torino

I giudici di X Factor 11 durante le audizioni a Torino

X Factor ricorda un’arena: sì, quelle antiche costruzioni nelle quali, dinanzi a senatori e plebei, orde di gladiatori erano costrette a combattere sino alla morte, totalmente dipendenti dalle grida del popolo e dai gesti dell’imperatore. Sovrapponendo il moderno programma televisivo all’obsoleto teatro nel quale avvenivano truculenti eccidi, ecco la scena che ne emerge: i concorrenti, pura merce da piazzare, somigliano ai gladiatori, tant’è che debbono battersi fino in fondo (talvolta sino ai limiti del patetico), cercare di conquistare il favore del pubblico ed evitare una morte che, in X Factor, ha tinte puramente mediatiche; i giudici, personalità costanti e intoccabili tanto quanto lo erano i ricchi esponenti della classe senatoria, si concedono il lusso di dire quel che vogliono, di intrattenere un pubblico che comunque continuerà ad apprezzarli (e a conoscerli) e si dedicano a rinforzare la propria fama con gesti eclatanti (o liti furibonde o plateali stroncature o gesti pietosamente benevoli); Cattelan è una sorta di maestro di cerimonia, presenza che guida lo spettacolo con cortese compostezza; il pubblico, tipicamente attraversato da una notevole varietà di umori, gioca un ruolo cruciale, fatto che lo rende simile alla folla che secoli or sono si radunava tra le tribune delle arene: i suoi applausi, le sue urla, i suoi fischi e i suoi versi di disapprovazione non possono essere completamente ignorati da quanti reggono le redini del programma, perché soltanto i gladiatori capaci di conquistare l’affetto del pubblico riescono ad attrarre con facilità l’attenzione del pubblico stesso.

Chi occupa, infine, il ruolo dell’imperatore? Un tempo tale figura tentava di diffondere la propria immagine in ogni angolo dell’impero, fiera della propria fama; quando si tratta di X Factor, invece, si considera un imperatore dai molti volti che preferisce agire nell’ombra: quel groviglio non così chiaro di affari legati all’industria musicale, pervasa da accordi tra discografici, organizzatori di eventi, figure manageriali, dirigenti, e molto altro. Essenzialmente, l’imperatore è quella multitudo di agenti che, al termine della fiera, decide chi merita di continuare a sopravvivere: non casualmente, a distanza d’anni, pochissimi sono coloro che possono dire di aver vissuto X Factor come un “trampolino di lancio”.

L’altro elemento dalle rughe assai vistose che circola tra le ossa di X Factor deriva dalla fiducia ormai irrazionale che il programma televisivo trasmette nei confronti dell’industria discografica: molti giovani partecipano alla competizione canora pensando che, ottenendo il contratto posto in palio, la loro carriera possa librarsi in volo, destinata a raggiungere mete sempre più alte. In realtà, come spiegato in precedenza, è l’oscuro imperatore a decidere e, considerata la catastrofica crisi che recentemente ha colpito il mercato musicale, dinanzi ai gladiatori imploranti il multiforme sovrano di X Factor preferisce alzare sempre più spesso un pollice rivolto verso il basso.

X Factor tende a sfruttare i propri combattenti finché partecipano allo scontro: giunto il termine dell’agone, i personaggi principali vengono spremuti fino all’ultima goccia e poi – salve alcune eccezioni – sepolti. In un sistema economico all’interno del quale il valore delle idee ha ormai raggiunto livelli elevati (non casualmente, oggi si parla di net economy), è impensabile che una persona capace soltanto di cantare – o di fare poco altro – possa sopravvivere: il mercato musicale, già piegato e logorato, non può più permettersi d’inglobare qualsiasi prodotto, pronto a lavorarlo e a rifinirlo sino a renderlo irresistibile. X Factor, fabbricando soltanto personaggi dall’esile carisma, continua a guadagnare come spettacolo, ma non fornisce nulla di solido ai gladiatori che catapulta nella propria arena: oggigiorno, se capaci di sviluppare idee interessanti, è più facile trovare un valido alleato in YouTube, dove un canale intelligentemente gestito può condurre a risultati inaspettati.

X Factor somiglia a un sistema chiuso che si applica esclusivamente alla propria auto-conservazione: crederlo una piattaforma dalla quale spiccare il volo significa essere degli ingenui, perché X Factor – come specificato – presenta le stesse peculiarità di un’arena nella quale si consumano spettacolari massacri mediatici, tutti finalizzati a eccitare i volubili istinti del pubblico e niente più.

Io ho l’X Factor? Se a tale domanda rispondi affermativamente, non lasciare che il tuo estro diventi uva da spappolare affinché qualcun altro possa godersi un prezioso calice di vino.

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Francesco Formigari

Francesco Formigari

Ai gentili curiosi. Carissimi, Francesco Formigari non s'acchiappa né s'ingabbia, ma si nasconde tra le virgole e gli spazi che con pazienza ammucchia. Vi saluta con affetto.

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