Dente e il suo ultimo concertino amaro

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Dente © partedeldiscorso.it / Maddalena Pesenti Compagnoni

Dente © partedeldiscorso.it / Maddalena Pesenti Compagnoni

Ho pensato molto a come scrivere questo articolo, a come iniziarlo.

Per prima cosa avrei voluto inserire un bel gioco di parole alla Dente a cui questo pezzo è dedicato, dovendo essere il live report del concerto di fine tour. DipenDente? SorriDente? DiverDente? Lasciamo perdere.

Mi limiterò a raccontare questa serata per quello che è stata: l’inizio di una interessante stagione per il Druso, noto locale di Bergamo, una rimpatriata tra vecchie amiche e soprattutto un concertino amaro. Ci tengo a precisare che con “amaro” non intendo assolutamente nulla di negativo, bensì intendo quell’insieme di sensazioni tra la tristezza e la malinconia per qualcosa che avrebbe potuto essere e che non è stato, uno dei temi ricorrenti nei testi di Dente.

Non è certo la prima volta che ho il piacere di ascoltare il buon Giuseppe, in arte Dente, dal vivo: ho assistito al concerto di debutto del tour, a qualche data intermedia durante l’estate, e ora eccomi qui per il gran finale. Questa sera però c’è qualcosa di diverso, perché essendo il primo concerto della stagione di Indie Druso ricomincia per me e per tutti gli amanti della musica di Bergamo una piacevole routine, che assicura i venerdì sera da qui fino all’estate, un’estate che ora pare molto molto lontana.

Dente © partedeldiscorso.it / Maddalena Pesenti Compagnoni

Dente © partedeldiscorso.it / Maddalena Pesenti Compagnoni

Fino alle 23:00 sul palco c’è movimento: bottigliette, cocktail, asciugamani, scotch, microfoni, plettri e corde vengono continuamente presi, spostati, attaccati, appesi, sollevati. Comunque nessuno sembra avere fretta, anzi la sala calda e non sovraffollata permette di starsene tranquilli in piedi a conversare. Ma un buio improvviso ci zittisce.

Luci spente. Rumore di passi. Luci accese. Dente è sul palco.

Sbarbato.

Ora, normalmente scriverei in ordine le canzoni che ha cantato, seguendo la scaletta che ho puntigliosamente annotato sul cellulare. Ma la verità è che di molti pezzi ho dovuto chiedere il titolo ad amiche poiché la scaletta, molto diversa da quella che mi aspettavo, contiene molti brani vecchi vecchi vecchi, brani che Dente stesso ammette di aver cantato “almeno due secoli fa”. Un gran finale, dicevamo.

Alla mia amica questo tuffo nel passato ricorda i suoi 16 anni. A me, che ascolto Dente da molto meno, ricorda tutto del periodo in cui l’ho scoperto.

L’effetto è quello di frasi e di visi che si affollano nella mente mischiando le parole della canzone con quelle di qualche situazione molto lontana.

Dente © partedeldiscorso.it / Maddalena Pesenti Compagnoni

Dente © partedeldiscorso.it / Maddalena Pesenti Compagnoni

Il “problema” di Dente è questo: tu puoi anche pensare di essere ormai immune a romantici giochi di parole, tristi storie di abbandono e malinconici versi, ma la verità è che in qualsiasi caso ti ritroverai sempre a sillabare “Vorrei non sapere più / nemmeno dove abiti” con in testa un nome e un volto ben precisi.

È, per l’appunto, un concertino amaro.

Sapessi il male che mi hai fatto / quando mi hai cacciato a calci in faccia da una vita che credevo fosse solamente mia

Un concertino da cui bisogna lasciarsi trasportare senza opporre troppa resistenza, che tanto di vecchie ferite ne abbiamo tutti.

Questo ovviamente non preclude la possibilità di saltare, urlare e sudare sulle note di Chiuso dall’Interno o Beato me, possibilità colta al balzo da un paio di giovani (?) in prima fila che tentano addirittura di fare partire il pogo, impresa non semplice considerando che gran parte del pubblico è composto da dolci coppiette che guardandosi negli occhi si sussurrano a fior di labbra “Non c’è due senza te”.

Ma non c’è da temere di cadere nello sdolcinato, anzi. Dente ne ha davvero per tutti i gusti, per esempio notevole è stata l’esecuzione di Verde dei Diaframma, che ha suscitato un grande apprezzamento nel pubblico.

Dente © partedeldiscorso.it / Maddalena Pesenti Compagnoni

Dente © partedeldiscorso.it / Maddalena Pesenti Compagnoni

Il concerto tira avanti di filato, con poche chiacchiere e poche pause; le hit più conosciute come Fatti Viva e Canzone di non amore si susseguono senza soste mescolandosi a brani più nuovi o meno conosciuti, ad esempio Cosa devo fare o Rette Parallele. “Sarà un concerto lunghissimo” aveva detto Dente all’inizio, e aveva ragione.

Il bis, dopo la canonica falsa uscita di scena, comprende Giudica Tu e Vieni a Vivere.

Reprimo un po’ di delusione per la mancanza di Meglio degli dei, una delle mie preferite e, secondo me, una delle più belle.

Dente scompare così come era apparso, in un lampo di buio seguito da un grande applauso.

Io scappo poco dopo avere salutato il salutabile. In auto, nel silenzio delle strade alle 1:40 di notte, ho moltissimi pensieri. Il problema è che sono tutti sovrastati da un’unica melodia, un’unica frase, un’unica idea: quando fai la spesa cosa comperi, di che colore hai colorato i mobili, vorrei non sapere più nemmeno dove abiti, quando fai la spesa cosa comperidichecolorehaicoloratoimobilivorreinonsaperepiùnemmenodoveabiti

Tocca riascoltarla.

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