Federica Abbate: «Ho smesso di sentirmi fuori posto»

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In foto, la cantautrice Federica Abbate

In foto, la cantautrice Federica Abbate

Qualcuno, a pronunciare il suo nome, potrebbe non ricavarne il volto. Ma Federica Abbate, milanese, classe 1991, laureata in Sociologia, ha iniziato a metterci la faccia da poco. Prima era «quella di Roma-Bangkok», oppure «quella di Nessun grado di separazione», oppure ancora «quella di L’amore eternit». Oggi non è più soltanto una delle penne più giovani e influenti del pop italiano, ma anche l’interprete dei propri brani. Da pochi giorni, infatti, ha pubblicato il suo primo singolo, Fiori sui balconi, e qui lo racconta. Ma racconta anche come sia diventata la penna di platino della musica italiana. E di un sogno che non ha temuto di scontrarsi con la realtà.

Per raccontarti e raccontare la tua storia artistica, vorrei fare un passo indietro e iniziare dalla tua adolescenza. Immaginavi sarebbe successo tutto questo?

Sono stata una ragazzina con le sue turbe adolescenziali, come tante altre, ma con un grande sogno nel cassetto e con un desiderio fortissimo di realizzarlo. Sin da piccola, ho sempre avuto un’assurda ma lucida convinzione che un giorno, in qualche modo, sarei riuscita a realizzarlo, che ce l’avrei fatta. Quando lo dicevo ai miei compagni di classe, loro mi prendevano in giro, mi consideravano un’illusa, una folle. Eppure io ci credevo lo stesso e non ho mai smesso di crederci nonostante qualche porta sbattuta in faccia. Ho sempre creduto non tanto in me, che sono solo un essere umano, ma nella mia musica. Ho sempre creduto che, prima o poi, lei, attraverso di me, avrebbe trovato la strada per farsi ascoltare.

Nel 2013, appena ventiduenne, hai partecipato al concorso per autori Genova per voi, classificandoti prima. Vittoria, questa, che ti ha permesso di diventare autrice per Universal Music Publishing. Mi racconti quest’esperienza?

Genova per voi è stata un’esperienza importantissima, il vero e proprio inizio di tutto. Il momento in cui mi sono resa conto di aver bussato alla porta giusta, al momento giusto. Quella porta, poi, si è aperta davvero. Per me, l’importante non era affatto partecipare, ma volevo assolutamente aggiudicarmi quel posto. Era la mia occasione e per fortuna ce l’ho fatta. Sin da subito, ho considerato quella vittoria non tanto un punto d’arrivo, quanto un punto d’inizio, era la mia occasione per dimostrare che sapevo scrivere canzoni. Non ho mai considerato Genova per voi un tentativo, ma la mia occasione per riuscirci, quindi non come un’esperienza soltanto, ma come un vero e proprio lavoro. La prima volta che sono entrata negli uffici della Universal Publishing, ho avuto come la sensazione di sentirmi a casa, non più fuori luogo, e che da lì non avrei voluto più andarmene.

In foto, la cantautrice Federica Abbate

In foto, la cantautrice Federica Abbate

Da quel momento, il passaggio da giovane talento in erba a “penna di platino”, come ti definiscono i media, è stato breve. Com’è stato vedere i tuoi brani scalare le classifiche radiofoniche e di vendita?

È stata un’emozione fortissima. In questo modo ho realizzato una parte dei miei sogni, anche perché sapevo che la realizzazione di quella parte lì, quella autorale, avrebbe permesso anche all’altra parte, quella cantautorale, di avere un’occasione per mettersi in gioco pur non passando da un talent. Carosello Records mi ha dato questa occasione e non posso essere più felice di così.

Adesso è di canzoni che voglio parlare. La tendenza a etichettare, specie dopo un successo clamoroso, è risaputa. Non ti infastidisce, però, essere, per qualcuno, “quella di Roma-Bangkok”?

Assolutamente no, perché scrivere per qualcun altro è molto diverso dallo scrivere per se stessi. Quando scrivo per qualcun altro, prendo le misure. Quando scrivo per me stessa, al contrario, non prendo misure, l’approccio alla scrittura è totalmente istintivo, libero e senza filtri. Non ho mai dato ad altri quello che sentivo mi appartenesse profondamente, proprio perché sapevo che non avrebbe funzionato.

Di canzoni ne hai scritte tante e tante sono quelle che hanno ottenuto un grande successo. Ti è mai capitato di provare “gelosia” nei confronti di un brano che hai scritto e che, inevitabilmente, è diventato di un altro artista?

C’è quasi sempre uno shock da riconoscimento quando, dopo il provino che hai mandato, ti arriva il brano finito e cantato da un altro artista, soprattutto quando anche la produzione è affidata a un’altra persona. Poi, alla fine, ti ci abitui sempre e arriva a piacerti di più la versione finale.

Parliamo ancora di canzoni, ma veniamo al presente. Al tuo, stavolta. Perché da pochi giorni è uscito Fiori sui balconi, il tuo primo brano da cantante, oltre che da autrice. Stavolta ci metti la voce e la faccia. Perché hai scelto di tenere Fiori sui balconi per te?

Ci tenevo profondamente che Fiori sui balconi fosse il mio primo singolo e il primo, vero biglietto da visita per presentarmi agli altri, non solo da un punto di vista musicale, quindi con un’identità sonora, linguistica e melodica che mi appartiene profondamente, ma anche da un punto di vista umano. Fiori sui balconi non è altro che un gioco di parole che sta «fuori come un balcone». Il brano parla di me, che mi sono sentita spesso fuori luogo, è una sensazione ricorrente nella mia vita. Fiori sui balconi nasce da un beat di Takagi e Ketra su cui ho creato una top line melodica e poi successivamente scritto il testo.

Dopo Fiori sui balconi cosa ti aspetta?

Mi piacerebbe tantissimo avere una sfera magica in cui vedere il futuro che mi attende. Fino ad ora so solo che Fiori sui balconi è la prima di una serie di canzoni che farà parte di un album. Tutto il resto è in divenire, speriamo in positivo.

Prima accennavi al fatto che hai considerato il tuo successo autorale come un trampolino di lancio per la tua attività di cantautrice. Non hai mai pensato, invece, che il mestiere di autrice potesse sacrificare quello di cantante?

No, anzi, è l’esatto contrario, come ti dicevo prima. Ho sempre pensato che la mia carriera di autrice potesse essere un punto di forza e di sostegno per quella di cantautrice, in quanto credo che mi abbia permesso di realizzare un progetto discografico personale senza necessariamente passare attraverso un talent, ma soprattutto di raffinare la mia scrittura e di portarla ad un’evoluzione sempre più personale. A livello di scrittura, ho fatto attenzione a ritagliarmi uno spazio mio, personale, che non fosse contaminato dalla scrittura che avevo già ceduto ad altri.

La copertina di Fiori sui balconi, il singolo d'esordio di Federica Abbate

La copertina di Fiori sui balconi, il singolo d’esordio di Federica Abbate

Anche se non hai ancora calcato il palcoscenico del Teatro Ariston di Sanremo, grazie a Nessun grado di separazione, brano interpretato al Festival da Francesca Michielin ma scritto – tra gli altri anche da te, ti sei aggiudicata un secondo posto. Ti piacerebbe salire su quel palcoscenico, stavolta da cantante?

Eccome! Il desiderio di arrivare, un giorno o l’altro, sul palco di Sanremo come interprete di una mia canzone è grande. Spero si realizzi.

Fare un elenco di tutti gli artisti per cui hai scritto è impossibile. Faccio solo qualche nome: Arisa, Alessandra Amoroso, Noemi, Lorenzo Fragola, Giusy Ferreri, Rocco Hunt, Jake La Furia, Michele Bravi, Fedez… c’è ancora qualcuno per cui ti piacerebbe scrivere?

Quando scrivo una canzone, è raro che io pensi a un cantante. Penso sia sempre la canzone a trovare la sua dimensione, così come certe mie canzoni hanno trovato in me il loro posto.

Non sono mancati nemmeno i featuring, hai collaborato con Marracash e Baby K, tra gli altri. Se ti chiedessi il featuring che sogni, che nome mi dici?

Devo dirti la verità? Non ci ho mai pensato. Credo davvero che dipenda, come dicevo prima, dall’anima del brano. È la musica a scegliere in alcuni casi.

Però un brano non tuo che avresti voluto scrivere tu ci sarà…

Facciamo Despacito? (scoppia a ridere, ndr) Ma magari!

Prima di salutarci, vorrei chiederti quanto sia difficile far scontrare i sogni con la realtà e se serva fare un compromesso perché un sogno resista nonostante tutto.

Io credo che lo scontro tra sogni e realtà sia inevitabile, determina la differenza tra una vita vissuta davvero e una vissuta solo per metà. Bisogna avere il coraggio di provare a realizzare i propri desideri, anche se non è detto che ci si riesca sempre. Ma, prima di ogni altra cosa, bisogna imparare a essere lucidi e a capire quanto realmente quell’ambizione possa realizzarsi concretamente. A me piacerebbe essere una modella, ma sono alta 1.65 e questo è un dato di fatto con cui fare i conti. Credo che il compromesso da fare, affinché un sogno resista ed esista, sia innanzitutto crederci, ma anche rendersi credibili rispetto a quel determinato sogno, così che i desideri non arrivino impreparati quando dovranno inevitabilmente scontrarsi con la realtà.

Concludo le mie interviste sempre con la stessa domanda: qual è la parola più importante della tua vita?

Vita. Non credo esista nulla di più importante della vita stessa.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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