Gatta Cenerentola: Napoli è la principessa senza fata madrina

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Immagine dal film Gatta Cenerentola, di Alessandro Rak, Dario Sansone, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri

Immagine dal film Gatta Cenerentola, di Alessandro Rak, Dario Sansone, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri

Se dopo il pezzo di Anna su Gatta Cenerentola, non siete ancora andati al cinema, spero di convincervi una volta per tutte.

Gatta Cenerentola, dopo la decennale fama di un ormai pensionato Bruno Bozzetto, meriterebbe di diventare il nuovo biglietto da visita del cinema d’animazione italiano nel mondo.

Quattro i registi partenopei che hanno trasformato una storia di Gianbattista Basile in 86 minuti di animazione a regola d’arte. Ogni disegno, ogni taglio, ogni sfumatura emana passione e dedizione. Il doppiaggio e l’interpretazione carismatica possono sfidare a testa alta la recitazione di un qualunque film d’autore italiano. Spicca per popolarità il nome di Alessandro Gassman che presta la sua voce al personaggio di Primo Gemito, ma i suoi colleghi non sono da meno.

La bellezza estetica e la perfezione tecnica non sono però le sole ricchezze di un film così speciale. Gatta Cenerentola è diverso da qualsiasi pregiudizio sia sul cinema d’animazione, sia sul cinema italiano, sia sulla fiaba. Si impone nelle sale come un’auspicabile nuova alba dell’animazione italiana, che coniuga perfettamente la tradizione e il mai visto.

Scordatevi la Cenerentola del bidibi-bodibi-bù. Gatta Cenerentola è ambientato in una Napoli che conosciamo bene, quella che non si fa mancare nessuno stereotipo. C’è tutto: camorra, degrado, spazzatura, cocaina, prostituzione, ignoranza, melodie nostalgiche, intrighi, miseria travestita da sfarzo.

Immagine dal film Gatta Cenerentola, di Alessandro Rak, Dario Sansone, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri

Immagine dal film Gatta Cenerentola, di Alessandro Rak, Dario Sansone, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri

Mia diventa orfana a tre anni con l’omicidio del padre, un uomo impegnato per trasformare Napoli in un polo tecnologico grazie al suo ingegno. Il trauma rende muta la bambina, che cresce come la sguattera dell’inquietante famiglia della bella matrigna Angelica, a sua volta succube di Salvatore Lo Giusto, detto “il re”, un uomo sconsiderato e diabolico. Lo Giusto coinvolge Angelica nel suo piano per arricchirsi e lei ne è tanto innamorata da essere disposta a tutto per accontentarlo.

Nessuna bacchetta magica e, soprattutto, nessun “e vissero felici e contenti”. Ognuno è vinto e non c’è soluzione diversa dalla fuga: Gatta Cenerentola non è una fiaba ma una denuncia spietata e disillusa. Non a caso questa Cenerentola non ha voce e Primo Gemito, l’unica (molto vaga) trasfigurazione della fata madrina, l’unico uomo giusto tra i protagonisti, è già, a modo suo, “un uomo morto”.

Gatta Cenerentola è la prova che a Napoli non c’è posto per una fiaba, eppure resiste ancora l’arte e, stando a questi risultati, varrebbe la pena continuare a investirci. L’arte è l’unico bidibi-bodibi-bù di una città senza nessuna fata Smemorina.

Menzione d’onore stra-meritata per il corto animato che precede la proiezione del film: Simposio suino in re minore è un gioiello di dieci minuti. Musica, animazione e colori si impastano a sentimenti umanissimi e cinica tenerezza. Questa breve favola adulta, a tratti inquietante, a tratti molto romantica, vale da sola tutto il prezzo del biglietto.

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Milena Vesco

Milena Vesco

Nata ad Alcamo, in una Sicilia troppo lontana dal suo modo di essere, adesso vive a Bologna, dove studia Comunicazione per lavorare nel giornalismo, ma il suo obiettivo principale è diventare ogni giorno se stessa.

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