Il legame: le Donne, gli Articoli e Rita

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In foto, Rita El Khayat, autrice de Il Legame

In foto, Rita El Khayat, autrice de Il Legame

Precisamente un anno fa, il 2 ottobre 2016, scrivevo queste parole. Precisamente un anno fa, mentre in un modo o nell’altro cercavo di affrontare quei demoni che ancora mi fanno compagnia. Che rendono la mia vita un quadro di Füsli, con quell’immagine riflessa allo specchio che racconta di notti insonni, di ansia e di presenze inquietanti che mi ricordano oramai quanto io debba ancora lavorare sul mio corpo, quanto sia una fallita e quanto quello che sento e vedo è la stessa cosa che percepiscono gli altri. Ancora oggi Il legame resta vicino a me, come una specie di crocefisso inumidito di acqua santa contro quei demoni. Restano solo belle parole però. Parole che Il legame, forse, può rendere fatti nella vita di qualcuno di voi.


«Siete molto gentili, ma devo andarmene»
«E perché?»
«Perché sto seguendo un coniglio bianco»
«E perché?»
«Ecco, ehm perché son curiosa di sapere dove è diretto»


Chi è cresciuto con i film Disney ricorderà la scena di Alice nel Paese delle Meraviglie, quella in cui viene inseguita dai gemelli che vogliono sapere a ogni costo perché non può fermarsi a giocar con loro.

Ebbene, la curiosità spesso uccide. Non è il caso di Alice ma è sicuramente il caso di quelle donne che d’improvviso, davanti a loro, si ritrovano un dott. Jeckyll oppure un Dorian Gray, come preferite.

Se vi è mai capitato – e penso di sì – conoscerete già la sensazione di impotenza che si prova quando si cerca di spiegare cosa succede nella nostra testa, perché non riusciamo a dire di no e a ribellarci a certe cose, perché perdiamo noi stesse e siamo disposte a tutto. La curiosità ci spinge a cercare dei motivi e poi ci fermiamo, consapevoli che – scusate il gioco di parole – la consapevolezza è il punto di arrivo che ci porta a dire, per il principio di auto conservazione che dovremmo avere, “basta”.

E allora a quella consapevolezza diciamo no, rimandiamo come fosse la visita dal dietologo dopo Natale. E succede poi che non riusciamo, o non vogliamo, spiegare a noi stesse e agli altri che ci vedono morire minuto dopo minuto, cosa accade e perché.

Rita El Khayat c’è riuscita. Lo ha messo per iscritto ne Il legame. La prima donna, marocchina di origine, che nel 1999 ha scritto una lettera al re Mohammed VI per pregarlo di sostenere e promuovere un miglioramento della condizione femminile in Maghreb. Una donna con i controcazzi, come si dice in francese. Di quelle che iniziano una cosa, la finiscono e nel frattempo portano avanti così tanti progetti da espandersi e arrivare a diventare magari medico spaziale, psichiatra, speaker, giornalista radio, antropologa e nel 2008 candidata al Nobel per la Pace. Fino ad oggi ci sono 30 pubblicazioni sue, passaggi segreti che ti catapultano in mondi che non vedi perché nascosti da tante informazioni, da tante sterpaglie e bisogna essere come Alice per arrivare a vedere: coraggiose, spavalde, incoscienti.


Mostro e consiglio il libro con fierezza quasi a dire: “Sapete, non ci sono cascata solo io. Non sono io quella sbagliata perché qualcuno lo ha scritto, ha scritto quello che provo e forse allora vale un po’ per tutte”.


Ho acquistato il libro basandomi sull’istinto.

Il passato di una persona, le sue esperienze, la sua storia a volte riaffiorano e portano a compiere gesti e pensieri di getto senza alcuna riflessione. La storia di un uomo e una donna, una relazione malata che non vuole essere un racconto con una morale. Non vuole insegnarci nulla, Rita. Quasi sentendomi sollevata dal giudizio che inevitabilmente pesa in certe circostanze, lo compro e lo porto a casa con me, mostrando e consigliando il libro con fierezza quasi a dire: “Sapete, non ci sono cascata solo io. Non sono io quella sbagliata perché qualcuno lo ha scritto, ha scritto quello che provo e forse allora vale un po’ per tutte”.

Perché il titolo non è Un legame ma Il legame, quello unico e irripetibile che nessuno di voi può capire e che se anche il tuo è simile al mio, sappi che il mio è speciale. Il, l’unico e irripetibile come l’uomo col quale mi relaziono e che ha accettato di stare con me, facendomi una grazia.

Bullshit.

In foto, Rita El Khayat con il suo saggio La femme artiste dans le monde arabe

In foto, Rita El Khayat con il suo saggio La femme artiste dans le monde arabe

Ho impiegato un mese per aprirlo, non ne avevo il coraggio. Ammettere che quel che era scritto era vero mi pesava, ammettere che si trattava solo di una storia qualunque mi pesava.

Nella prefazione viene detto questo:

Tutti gli innamorati che soffrono si ritrovano nel romanzo che si svolge attorno a degli intensi momenti d’amore e si perdono nel gioco di contemplare il proprio «io».

Tywalyne parla in prima persona, e questo può infastidire perché il realismo di questa violenza amorosa metterà in imbarazzo tutti gli innamorati timorosi e bloccati e li colmerà di sensazioni sconcertanti e inquietanti.

Questo testo è un’allegoria dello sguardo anche se il piccolo dio dell’amore lancia le sue frecce con gli occhi bendati.

L’Amore è cieco.

Capite bene forse come sia stata restia a iniziare la lettura immediatamente. Però un giorno ho preso coraggio e così, fra un articolo da scrivere in notturna del mio lui e una mia crisi sull’aver preso qualche chilo, ho scelto di mettermi con carta e penna e di divorarlo, perché inevitabilmente questa è una delle reazioni che si hanno leggendo Il legame. O leggi poche parole quasi con disprezzo, nascosta da tutti gli occhi indiscreti, o divori quelle stesse parole e non tanto per sapere come andrà a finire la storia ma per sapere e capire quanto di questa Tywalyne ci sia nascosta in te, quanto quello stronzo del tuo ex sia effettivamente come un qualsiasi altro stronzo narcisista problematico egoista e inconcludente. Nessun Mr. Gray e sfumature varie qui perché l’unica cosa che sfuma è piano piano il tuo essere donna, il tuo orgoglio e la tua certezza di ritrovarti al mattino dopo.


Certo è che con quest’uomo ho perso tutti i miei parametri.


Appunto. Finisci per non vederti più, per svegliarti una mattina e non capire più nulla. Magari ti svegli proprio in quello che i tuoi occhi vedono come il vostro nido d’amore ma che alla fine altro non è che la stessa stanza del motel, dell’albergo o, più semplicemente ed economica, la casa in cui lui vive con quella che dovrebbe essere la donna ufficiale, quella che tutti conoscono. Tu però sei felice, almeno in un solo momento, lo ringrazi di quello che ti permette di scoprire stando con lui, dei limiti che ti mostra e che vuole che tu abbatta, dell’immoralità che si cela nei tuoi occhi nonostante tu possa puntare lo sguardo solo nella sua direzione. Ma tanto lui non vede.

Quando Rita dice che non vuole insegnarci nulla, è vero. Non ci insegna come fuggire o come salvarci da questa «vaga chimera: è insieme lupo, sciacallo, lince e volpe. Un animale carnivoro, in ogni caso, che divora tutto ciò che vede, con i suoi occhi strani, avido di carogne e prede smembrate, dotato di intelligenza sovrumana».

Il legame non è un manuale su come sopravvivere a relazioni malate, o su come salvare la vita a bestie simili, o ancora su come non diventare una preda perfetta. È semplicemente quello che succede a molte donne e altrettanto semplicemente fluiscono le parole in questo libro, a volte senza quel senso logico del tipico romanzo d’amore. Eppure, se si pone un po’ d’attenzione, si scopre come lo stesso passaggio fatto su carta, quel salto insensato fra l’amore e l’odio, la consapevolezza dell’incoscienza e dell’autodistruzione sia poi lo stesso che abitualmente facciamo quando ci sbatte la porta in faccia, ci caccia via dicendo che non lo meritiamo e poi però ci urla contro o ci ignora perché ce ne siamo andate quando invece saremmo dovute rimanere, se solo lo avessimo amato come urlavamo da fuori la porta.

Certe cose ti restano dentro, ti aprono come una lama. A questo punto avrebbe commentato dicendo che non sarebbe stato possibile perché troppo grassa. Oggi si sarebbe lamentato di come invece siano restate solo le ossa. La carogna si è mangiata tutto.

Leggetelo. Leggetelo, Il legame, per conoscere aspetti di relazioni che rifuggite, saggiamente. Leggetelo per provare a parlare la stessa lingua di chi si lascia divorare perché impotente davanti a un amore così grande, che poi, forse, amore non è. Leggetelo soprattutto per un motivo, perché la violenza non è solo fisica.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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