Jeffree Star: le accuse di razzismo e l'opinione delle beauty vlogger nere

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Dettaglio di una foto tratta dalla campagna pubblicitaria per la collezione estiva 2016 della Jeffree Star Cosmetics, in cui il makeup artist posa con due modelle nere

Dettaglio di una foto tratta dalla campagna pubblicitaria per la collezione estiva 2016 della Jeffree Star Cosmetics, in cui il makeup artist posa con due modelle nere

Avvertenza: questo articolo è stato realizzato seguendo una sola regola fondamentale, ascoltare. Da persona bianca, prima di approcciarmi alla tematica del razzismo, ho fatto un passo indietro e ho deciso di dare spazio a chi avverte questo problema (letteralmente) sulla propria pelle. Per questo motivo non solo troverete, all’interno del testo, l’opinione di persone ben più idonee di me a esprimersi sul tema, ma non leggerete mai il fastidioso eufemismo “di colore” nel testo che segue. So che spesso l’aggettivo “nero” è percepito come duro, violento, addirittura offensivo, ma se ci prendessimo la briga di ascoltare chi nero lo è effettivamente scopriremmo che, in realtà, è l’unico ammissibile. Detto questo, buona lettura.

Se si è appassionati di make-up, Jeffree Star è tale di nome e di fatto: impossibile non conoscerlo. Io, sarò onesta, non sono proprio un’artista dell’ombretto, eppure la sua attività è riuscita ad attirare perfino la mia attenzione. Questo perché Jeffree è stato uno dei primi guy in make-up, come lui stesso si definisce, a raggiungere un’importante popolarità grazie a Internet proprio in quanto tale, quando ancora non era così comune come oggi. Online da più di dieci anni, il suo profilo MySpace era estremamente seguito, sia per la sua musica che per le foto da lui postate, che nel 2007 ricevevano in media 50.000 commenti.

Jeffree Star è emerso su Internet come un personaggio atipico, estroso, con tutte le carte in regola per diventare un esempio di unicità e libera espressione di sé. Se non fosse che il suo carattere esuberante è spesso sfociato – e continua a farlo – in rabbia ingiustificata. Jeffree è difatti una personalità controversa, su di lui le polemiche sono all’ordine del giorno. Alcune però hanno più peso di altre.

In particolare, ad aprire il vaso di Pandora sui comportamenti del make-up artist è la decisione della sua migliore amica, la collega e tatuatrice di fama internazionale Kat Von D, di dissociarsi pubblicamente da lui.

Lo fa con un post su Instagram, ora eliminato ma ancora disponibile sulla sua pagina Facebook, in cui leggiamo: «Dopo anni di giustificazioni, passati a razionalizzare i comportamenti inappropriati di Jeffree (inclusi l’incitamento all’uso di droghe, razzismo e bullismo) non posso più trattenermi dall’esprimermi dopo i recenti eventi. So che negli anni molti di voi hanno conosciuto Jeffree tramite me, e a prescindere dal fatto che voi decidiate di continuare a seguirlo o meno, vorrei solo dissociarmi da lui e dal suo brand da questo momento in poi. […] E sì, con profonda tristezza, rimuoverò la colorazione Jeffree (Von D aveva omaggiato l’amico dando il suo nome alla colorazione di uno dei rossetti da lei prodotti, ndr) dalla mia collezione».

Al post su Instagram segue un video, pubblicato su YouTube, in cui Von D accusa Star di non aver riconosciuto il suo apporto nella creazione del brand di cosmesi, di non aver pagato il designer del suo logo e di non essere realmente vegano, seppure gli «piaccia mettere quella parola sulle [sue] confezioni», poiché «mangia prodotti animali» e promuove «Mac e […] tutte le più grandi linee di make-up che testano sugli animali». A questo aggiunge: «Ho sempre romanticizzato questo aspetto di Jeffree […], il fatto che fosse un outsider, che fosse diverso e che desse ai suoi followers un senso di appartenenza in un mondo i cui […] le persone tendono a rigettare qualcosa di così diverso […], ma non credo che questo sia più il caso», a causa degli ostili atteggiamenti da bullo che Star ha manifestato in diverse occasioni.

Von D non affronta nel video un argomento a cui invece aveva fatto riferimento nel suo post Instagram: i comportamenti razzisti di Jeffree Star. Su Twitter ha però iniziato a circolare un video (ora
rimosso
) in cui sono raccolte delle clip – «a giudicare dal suo look, […] filmate tra il 2006 e il 2009»[1] – che documentano delle esternazioni poco lusinghiere (per usare un eufemismo) fatte da Jeffree Star.

Tra queste: «Io vinco con l’avere cerchioni di diamante, tu essendo un povero messicano»; «Taci, stronza ne**a del cazzo!»; «Stupida scimmia». In una delle riprese, Star chiede a qualcuno: «Potresti picchiare quel ne**o per me?». Ancora, in un’altra inveisce contro una donna per strada che si sta allontanando da lui: «È una ne**a del cazzo! Sei una ne**a, orrenda stronza del cazzo! Fanculo, tr**a!». Così ancora per molto, non facendosi mancare nulla tra misoginia, body shaming e razzismo.

È però un video in particolare ad aver creato più scalpore degli altri – e che difatti contiene una delle frasi più shockanti pronunciate da Star, se non probabilmente da chiunque. È un vecchio filmato proveniente proprio dal suo MySpace, in cui due personaggi, entrambi interpretati dal make-up artist, hanno questa conversazione telefonica: «Hai detto che la gente nera non può indossare i cosmetici Mac e poi le hai gettato l’acido in faccia», «Be’, se lei non avesse indossato il colore di fondotinta sbagliato, non avrei dovuto gettarle l’acido per batterie. Volevo schiarirle l’incarnato».

Jeffree Star e le affermazioni razziste: le reazioni

In foto, il make-up artist e YouTuber Jeffree Star

In foto, il make-up artist e YouTuber Jeffree Star

«Ero una sua fan. Ho speso i miei soldi, faticosamente guadagnati, acquistando i suoi prodotti e vorrei non averlo mai fatto», mi racconta Moriah Davita. «Ero piuttosto delusa da ciò che avevo visto e da come Jeffree si è comportato nei confronti di diverse persone. Il fatto che i miei soldi fossero arrivati a lui mi irritava. I commenti che ha fatto erano offensivi e, anche se qualcuno cercherà di cancellarli, quelle non sono cose che si dicono per scherzo».

Al contrario Chiara, in arte C H I O M A, mi dice: «Non ero fan di Jeffree Star, mi è capitato un paio di volte di cliccare qualche suo video. Non conoscendolo non sapevo che tipo di persona potesse essere, ero incredula quando ho sentito le sue parole». Due prospettive agli antipodi, dunque – quella di una seguace da una parte e di una ragazza che lo conosceva appena dall’altra –, ma lo stesso risultato: lo shock.

Shock che, a sentire le tardive scuse di Jeffree Star, era proprio il risultato sperato.

RACISM.: il video di scuse di Jeffree Star

In RACISM., pubblicato sul suo canale YouTube, il make-up artist esordisce dicendo che, per lui, questo video è «qualcosa di dovuto al mio pubblico» («Gli gravava un peso sulle spalle e doveva fare qualcosa», commenta Moriah), più grande di quanto certe volte egli stesso riesca a realizzare, e annunciando di voler approfondire, con i milioni di spettatori in rete, la sua storia. Andrò di seguito a trascrivere e tradurre i punti salienti del discorso.

«Ogni volta che mi ritrovo ad avere un conflitto o un confronto online, o qualche folle faida – che sia con la mia ex migliore amica, con una celebrità o con altri YouTuber –, c’è un sacco di roba del mio passato che, puntualmente, viene tirata fuori. […] Il passato non può essere cancellato, sarà lì per sempre, e il mio passato è stato registrato, ripreso; diffuso in tutto l’Internet. […] La persona che ha detto quelle cose orribili e violente, quella persona, era depressa; quella persona era solo arrabbiata col mondo; quella persona non si sentiva accettata; quella persona era in cerca di attenzioni», racconta Star.

«Adoravo il valore dello shock, adoravo combattere la rabbia con altra rabbia e non conoscevo alternative migliori. […] Mi fa davvero star male guardare quei vecchi video, perché quello che dicevo allora non è ciò che rappresento. Credo che il razzismo sia un argomento molto serio, specie nel mondo di oggi. Mi vergogno umanamente perché non è per questo che mi sono mai battuto. Io ho a che fare con l’espressione di sé, l’autostima, l’amore per se stessi e credo sia orrendo che dobbiate vedermi sotto quella luce».

Dettaglio di un ritratto di Jeffree Star, fotografato da Jessy J (@jessyjphoto)

Dettaglio di un ritratto di Jeffree Star, fotografato da Jessy J (@jessyjphoto)

«Ho iniziato a indossare il trucco al secondo anno di scuole superiori e il mondo non era come oggi. Dieci anni fa non c’erano ragazzi che si truccano su YouTube, non c’erano uomini truccati in giro. Alle persone non piacevo ed ero molto solo e, anche, molto sfrontato. Non mi interessava! […] Il trucco era il mio posto felice, in cui rifuggivo per ore, per evitare l’orribile realtà che era la mia vita».

«Quando uscivo da casa, la gente era pronta a sputarmi, a urlarmi che ero un fr***o, un mostro. Erano disposti a umiliarmi ogni giorno e cosa ho fatto? Ho reagito con la rabbia […] ed è sbagliato. Vorrei essere un esempio per i giovani e per chi verrà dopo di me. Voglio che sappiate che non va bene, solo perché qualcuno vi insulta, ribattere allo stesso modo, ma talvolta è il modo in cui gestiamo le cose. Siamo esseri umani».

«L’intento delle mie parole di allora non riguardava la razza. Il razzismo non fa parte di me, non so nemmeno come possa esistere nelle persone, ma ho detto delle cose orribili e cattive alle persone per ferirle, per danneggiarle, per scioccarle e per farle sapere che […] potevo farle sentire come pezzi di me**a, esattamente come facevano loro con me».

Jeffree Star è sincero? Dopo le scuse, nessun cambiamento

Jeffree Star in uno dei video pubblicati sul suo canale YouTube

Jeffree Star in uno dei video pubblicati sul suo canale YouTube

Tia Taylor, che si è detta «non particolarmente sorpresa» delle esternazioni razziste di Star, mi scrive: «Le sue scuse non mi sembrano sincere, non si prende la responsabilità delle sue parole ma, piuttosto, cerca in modo vago di girare la frittata». Nel video, infatti, Jeffree Star fa riferimento al suo passato familiare, segnato da abusi e alcolismo, al suo essere discriminato e offeso e alla sua difficoltà ad affrontare l’odio e il bullismo online senza ripagarli con la stessa moneta.

D’altra parte Star ha anche dimostrato di avere ancora problemi nel controllare la rabbia e nell’affrontare concretamente il peso delle sue dichiarazioni passate. Non solo ha dimostrato di non saper gestire le critiche rivolte al suo brand, accusando aggressivamente chi ne criticava i prodotti di essere «in cerca di visualizzazioni e attenzioni», ma ha anche continuato a far uso di epiteti discriminanti nei confronti delle donne (in un’intervista dello YouTuber Shane Dawson, registrata poche settimane prima del video di scuse, Star definisce Kat Von D una «stupida tr**a»[2]).

Sul fronte del razzismo, è significativo quanto accaduto tra Star e la popolare beauty vlogger Jackie Ania. In un suo “anti-haul” (una tipologia di video in cui i vlogger parlano di quali prodotti non acquisterebbero mai e perché, ndr), Ania spiega di non essere intenzionata a supportare il marchio di una persona la cui concezione etica non è in linea con la sua, riferendosi tanto alle numerose faide che hanno coinvolto Star e altri YouTuber (in particolare altre donne nere), sia alla sua ambigua moralità.

La reazione di Jeffree? Bloccarla su Instagram. Pur non essendo la vlogger la prima né l’unica ad affrontare la questione. Non solo: dopo che Jackie Aina ha reso noto su Twitter l’accaduto, Jeffree Star ha risposto (con un tweet ora eliminato) definendola «irrilevant rat», espressione particolarmente offensiva utilizzata per riferirsi a chi espone pubblicamente le altrui immoralità. Praticamente uno spione, ma con un’accezione ben più dispregiativa.

Non dimentichiamo che questo accadeva appena tra i tre e i quattro giorni prima della pubblicazione del suo video, RACISM., online dal 20 giugno 2017.

Insomma, pare che per Star sia difficile prendersi la responsabilità delle proprie azioni e accettare che le donne nere non vogliono più supportarlo, preferendo invece sostenere di essere un «argomento caldo», sfruttato per fare visualizzazioni a scapito della sua reputazione. Perché evidentemente il nocciolo della questione è sempre quello: il danno d’immagine; l’essere visto, pubblicamente, in una determinata luce.

«Le azioni parlano più delle parole», mi scrive Tia. «Anche dopo le sue scuse, Jeffree avrebbe bisogno di dimostrare chi è mediante azioni concrete rivolte alla comunità che ha offeso. Fino ad allora, continuerà a sembrarmi un razzista recondito». Ciò non significa che Star non possa essere perdonato, ma che finora pare non aver fatto nulla per permettere alla comunità nera di farlo.

«Quando Jeffree ha detto quelle frasi, era maturo abbastanza per capire che il suo comportamento era antisociale e razzista», aggiunge C H I O M A. Non si può negare il perdono a nessuno, ma sta subendo le ripercussioni per quello che ha detto. La cosa peggiore è la gente che non vuole che lui si prenda le responsabilità delle sue parole, come Kim Kardashian che esordisce con il classico “get over it“».

La campagna controversa di Jeffree Star: le accuse di razzismo non lo hanno reso più prudente

Jeffree Star posa con (da destra) Nikita Dragun, Jimmy Q e Adore Delano per il lancio della palette di ombretti Androgyny

Jeffree Star posa con (da destra) Nikita Dragun, Jimmy Q e Adore Delano per il lancio della palette di ombretti Androgyny

Non solo dal 2016 Jeffree Star non sembra essere riuscito a convincere le persone nere di non essere o non essere più razzista, ma non ha neppure evitato di continuare ad alimentare le polemiche. Facciamo ancora qualche passo indietro, fino al febbraio 2017, mese in cui la Jeffree Star Cosmetics inizia a diffondere le prime immagini di un servizio fotografico, per promuovere il lancio della palette di ombretti Androgyny (“Androginia”). Insieme a Star, nelle immagini, compaiono il modello Jimmy Q, la drag queen Adore Delano e la modella trans Nikita Dragun.

La campagna pubblicitaria – che ha il merito di essere indirizzata a un target molto vario per identità di genere, orientamenti sessuali ed etnie – ha attirato l’attenzione per un motivo poco lusinghiero: i ritratti di Nikita Dragun sono stati associati al blackface, cioè alla pratica di manipolare (generalmente con del trucco) il tono del proprio incarnato per sembrare neri o, più propriamente, imitare grottescamente le persone nere. Il blackface nasce infatti tra gli anni Venti e Trenta, quando nei Ministrel show gli attori bianchi, dipingendosi le facce, parodiavano le persone nere interpretando personaggi stereotipati.

Ancora oggi, coscienti del fatto che le persone non caucasiche sono soggette a discriminazione a causa del colore della loro pelle, se una persona bianca si “appropria” anche solo momentaneamente di una tono di pelle che non è il suo, sta sfruttando un privilegio. Significa, infatti, avere la possibilità di scurire la propria carnagione (per ragioni creative o perché lo si reputa semplicemente divertente) senza dover però affrontare l’oppressione che a quel colore di pelle è legata; senza, insomma, dover fare i conti con cosa significhi realmente non essere bianchi.

L'incarnato della modella Nikita Dragun appare visibilmente alterato nei suoi ritratti per la campagna della Jeffree Star Cosmetics

L’incarnato della modella Nikita Dragun appare visibilmente alterato nei suoi ritratti per la campagna della Jeffree Star Cosmetics

Nikita Dragun è di madre messicana e padre vietnamita, motivo per cui (come ha lei stessa spiegato) riesce ad abbronzarsi in maniera molto visibile. Il che è assolutamente vero, ma è impossibile non notare qualcosa di strano nelle foto della campagna pubblicitaria. Non solo perché la differenza con l’incarnato di Dragun, anche quando estremamente abbronzato, c’è e si vede, ma perché tra i diversi scatti dello stesso servizio il contrasto è ancora più impressionante.

Se infatti lo stacco non appare poi così evidente nelle foto di gruppo, è nei ritratti individuali che l’alterazione si fa eccessiva e, soprattutto, innegabile. Difficile pensare che Nikita Dragun si sia abbronzata, in maniera del tutto naturale, durante lo shooting. «Se non è razzista, nel migliore dei casi è di cattivo gusto e nel peggiore estremamente stupido», commenta Tia.

Quello del blackface è un problema molto sentito negli Stati Uniti o, sicuramente, più che in Italia, dove la questione sembra non essere percepita nel suo reale peso. Di recente, ad esempio, è finita sotto il mirino una foto di Kim Kardashian per il lancio della sua linea di cosmetici, in cui la sua pelle appariva visibilmente più scura. Lo scatto è però stato prontamente sostituito e accompagnato da delle scuse.

Nel caso della campagna per la Jeffree Star Cosmetics, bisogna inoltre aggiungere che l’autore del servizio fotografico è Marcelo Cantu, che nel 2015 aveva già ritratto Kylie Jenner, facendo parlare anche allora di possibile blackface. Il fotografo fa spesso uso, nei suoi ritratti, di luci nere e al neon, che fanno apparire molto più scura e lucida la pelle dei soggetti, anche – se non quasi esclusivamente – di quelli che hanno una carnagione estremamente chiara. In questo caso, inoltre, è stato alterato anche il colore degli occhi di Kylie, passati da un caldo marrone naturale a un azzurro gelido posticcio.

In foto, Kylie Jenner ritratta da Marcelo Cantu

In foto, Kylie Jenner ritratta da Marcelo Cantu

A questo punto sorge spontaneo farsi una domanda: perché una persona su cui pendono irrisolte accuse di razzismo (il video di scuse – il cui valore risolutivo non è in ogni caso unanimemente condiviso – sarebbe stato pubblicato più di quattro mesi dopo) dovrebbe decidere di affidarsi, per la realizzazione di una campagna pubblicitaria, a un artista già oggetto di simili controversie? Perché dunque alimentare le accuse rivoltegli, già di per sé molto pesanti? Jeffree Star poteva permettersi il lusso di una simile leggerezza?

A rispondere, a questo punto, non sarò io. Lascio che siate voi lettori a decidere, secondo coscienza individuale, se continuare a supportare Jeffree Star, i suoi contenuti e il suo marchio. Ciò che però vi invito a fare, in ogni caso, è documentarvi sulle posizioni etiche dei brand di cui siete clienti. Si può decidere liberamente di continuare a finanziare un’azienda moralmente opinabile. L’importante, però, è sapere in quali tasche andranno i vostri soldi e valutare se vi sta bene oppure no.

A voi la scelta.


Questo articolo è stato reso possibile da

Moriah Davita: Youtube | Facebook | Instagram

Tia Taylor: YouTube | Facebook | Instagram | Twitter

Chiara a.k.a. C H I O M A: YouTube | Instagram


Fonti:
1. Kat Von D's fans found the receipts for Jeffree Star's racist remarks su Revelist
2. Kat Von D and Jeffree Star get into a major twitter row su Cosmopolitan
3. READ: Jeffree Star’s Racist Comments From 12 Years Ago su Heavy.com
4. Jeffree Star admits he has "anger problems" and apologises for racist comments su Cosmopolitan
5. Jeffree Star called Kat Von D a 'dumb whore' in a new interview su Revelist
6. Cosmetics Mogul, Jeffree Star, Calls Jackie Aina an “Irrelevant Rat” After She Denounces His Treatment of Black Women su Lisa a la mode
7. Jeffree Star responds to accusations of blackface in his new campaign su Revelist
8. UPDATED: People Are PISSED About Jeffree Star's Latest Ad Campaign su Seventeen Magazine

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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