La Ragazza Nella Nebbia, cioè l'analisi del male [ANTEPRIMA]

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In foto, Toni Servillo ne La Ragazza Nella Nebbia, film d'esordio di Donato Carrisi

In foto, Toni Servillo ne La Ragazza Nella Nebbia, film d’esordio di Donato Carrisi

Raccontare il male è qualcosa di difficile, lo diventa ancora di più se si cerca di trasformare la sua banalità in un film di quasi due ore nelle quali lo spettatore non può non trovarsi confuso, incerto tra mille dubbi. Donato Carrisi con La Ragazza Nella Nebbia ci riesce perfettamente, nonostante questo sia il suo primo esperimento alla regia.

Io scrivo per immagini: è come se in mano non avessi la penna, ma una macchina da presa.Donato Carrisi

La storia è ambienta ad Avechot, un piccolo paese tra le montagne. In una notte di nebbia un uomo ha un incidente. Nonostante sia incolume, ha macchie di sangue sul suo vestito. L’uomo dice di aver perso la memoria, viene così condotto da uno psichiatra. Inizia un dialogo fra i due che ci porterà a scoprire gli eventi che l’hanno portato lì. L’uomo si racconta, scopriamo che si chiama Vogel, che era un ispettore e che si trovava lì per indagare sulla scomparsa di una ragazza. Inizia così una lunga serie di flashback che si alternano a riflessioni.

I personaggi principali sono due. Da una parte Vogel, che inizialmente è antipatico, dominatore, manipolatore e abilissimo nell’uso dei mass media. Il suo cognome significa “uccello” e lui è come un rapace che si getta, famelico, sulla preda. Ci troviamo così a perdere il senso dell’orientamento, a non sapere più a chi credere, di chi sospettare, perfino se sospettare. Dall’altra il Professor Martini, il principale sospettato, che invece appare come suo perfetto alter ego, insicuro, docile, ingenuo.

La recitazione appare a tratti teatrale e perfino solenne, sopratutto in Servillo. A lui si aggiungono attori d’eccezione come Jean Reno e Alessio Boni, i quali lo spalleggiano magnificamente. Carrisi ha cercato poi, come lui stesso ammette, un legame con il passato. Sono presenti diverse citazioni al cinema noir dagli anni ’60 agli anni ’90. Anche nella fotografia ha provato a regalare un’effetto “rétro” attraverso l’uso di strumenti più datati.

La Ragazza Nella Nebbia è una fiaba, dove la morale è che non esiste il bene, ma il male cresce in ognuno di noi, perfino dove nessuno se l’aspetta. Alessio Boni ci spiega che l’obiettivo era «scandagliare il male in tutte le sue forme. Il male che potrebbe imperversare in chiunque, non stiamo parlando del ragazzo cresciuto in quartieri degradati che ha già scritto in faccia ciò che potrebbe diventare, ma di persone normali come giornalisti o professori. La cosa che mi ha colpito di più è che nessuno si mostra per ciò che è».

Donato Carrisi vuole anche denunciare il business del crimine. Su questo spiega: «Il crimine è ormai un business e lo so bene per esperienza personale. Mi sono ritrovato a commentare per un quotidiano un fatto di cronaca in un piccolo paesino. C’era lì una pizzeria che stava fallendo, poi sono arrivati i turisti dell’orrore e tutto è tornato a posto. Un affare anche per le TV. Per coprire un caso di cronaca occorre solo un cameraman e un inviato. E questo per servizi che durano mesi e costano meno di una fiction».

Il film uscirà nelle sale il 26 ottobre, distribuito da Medusa, in 400 copie (ed è già stato venduto in Spagna, Francia e Germania). Sarà inoltre proiettato al Festival del Cinema di Roma.

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Francesco Montagnese

Francesco Montagnese

Classe '97, Calabrese di nascita, ma romano d'adozione. Nel tempo libero scrivo poesie e suono il violino.

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