Triceratopi, diplodochi e un cromosoma: Mio fratello rincorre i dinosauri

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La copertina di Mio fratello rincorre i dinosauri. Foto di Ylenia Del Giudice

La copertina di Mio fratello rincorre i dinosauri. Foto di Ylenia Del Giudice

Ho atteso, invano probabilmente, la risposta da parte della casa editrice. Vivo giorni di umore instabilmente depresso. Ieri mi sono detta che rileggere qualche passo di Mio fratello rincorre i dinosauri, forse, poteva farmi bene.

Lui è uno che, se va a prendere il gelato e gli chiedono: “Cono o coppetta?”, risponde: “Cono!”, e se io gli faccio notare che poi il cono non lo mangia dice: “Be’, neanche la coppetta la mangio!” Giovanni è uno che paga, prende il resto e lo butta via con lo scontrino. È uno che ruba il cappello a un barbone e scappa. Che ama i dinosauri e il rosso. Che va al cinema con una compagna di classe, torna a casa e annuncia che si è sposato. Che balla in mezzo alla piazza, da solo, al suono della musica di un artista di strada, e uno dopo l’altro i passanti cominciano a imitarlo: Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Per lui il tempo è sempre venti minuti, mai più di venti minuti: se uno va in vacanza per un mese, è stato via venti minuti. Ogni giorno va in giardino e porta un fiore alle sorelle, e se è inverno e non ne trova, porta loro foglie secche. Giovanni sa essere estenuante, logorante. Giovanni ha dodici anni e un sorriso più grande dei suoi occhiali. È molto meno bravo di me in matematica, però è più simpatico. Giovanni ha un cromosoma in più.

In realtà no, ma sicuramente mi ha spinto a rimettere insieme le idee e a trascriverle, raccontandovi con enfasi la grandezza di questo libro, scritto da un ragazzo molto giovane.

Premetto che ho un debole per i dinosauri. Mio papà da piccola me ne comprava a bizzeffe. Ero piena di dinosauri e nell’ultimo viaggio a Vienna, in onore dei vecchi tempi, non ho potuto fare altro che comprarne due uguali, piccolini. Ero uscita dal museo di storia naturale. Ho 28 anni. E ammetto pure che un giorno forse scriverò anche io un libro per raccontare di me e di mio fratello, di quanto bene gli voglio.

Questo è un piccolo esempio della tipologia di tenerezza che troverete in Mio fratello rincorre i dinosauri, di Giacomo Mazzariol ed edito dalla Einaudi. Lui ha 19 anni, è un ragazzo giovanissimo che prima di scrivere ha dovuto fare i conti con se stesso e con un principio di rifiuto di un fratellino con un cromosoma in più.

Si perché suo fratello Giovanni non è un fratello normale. Giovanni ha la sindrome di Down. È scemo, spastico, stupido, potete usare tutti gli appellativi che volete e che ricordate di aver detto e sentito a scuola, negli anni in cui si è più crudeli e più fragili al tempo stesso. Alla fine dei giochi, però, Giacomo sa che suo fratello Giovanni altro non è che un supereroe.


Ma intanto c’era un sacco di vita davanti. Mia, sua, insieme. Soprattutto insieme. Andare in giro con Giovanni era la cosa che più mi rendeva felice, era come camminare con una giornata di sole in tasca. Non avevo più paura del giudizio di nessuno e stavo imparando a non giudicare troppo in fretta.


Mio fratello rincorre i dinosauri è un libro da leggere e non da divorare, da leggere davvero soffermandosi su ogni parola. Scritto con una leggerezza di chi è ancora giovane ma con la stessa maturità di chi scrive dopo attente riflessioni. Perché ricordatevi che chi scrive è un ragazzo che mai ha pubblicato libri e che mai avrebbe creduto che avere un fratello più piccolo potesse significare tutto questo.

La famiglia Mazzariol è una famiglia come tante che vive a Castelfranco e che ha tre figli, due femmine e Giacomo. E quando Giacomo scopre che avrà un fratellino, che sarà maschio dunque, non può che esserne felice.

Poco dopo scoprirà per la prima volta la parola Down associata a quella di sindrome e a quelle di diverso, speciale. Il suo racconto di vita inizia così, con una gioia interrotta quando scoprirà che ciò che credeva essere un fratello supereroe altro non è che una persona malata, limitata, alla quale prestare sempre attenzione.

Giacomo Mazzariol, autore de Mio fratello rincorre i dinosauri, in foto col fratello Giovanni

Giacomo Mazzariol, autore de Mio fratello rincorre i dinosauri, in foto col fratello Giovanni

Come ogni giovane adolescente se ne vergognerà, non troverà il coraggio di difenderlo e a nessuno dirà di avere un fratello. Giacomo se ne vergogna, nasconde quel mostro di suo fratello in casa.

Poi si cresce, crescono tutti. E Giacomo imparerà cosa vuol dire amare davvero, incondizionatamente, come diceva la mamma. Perché ci sono cose nella vita che non si possono controllare e quell cromosoma in più è una di queste.

Tecnicamente potrei star qui e raccontarvi di Mio fratello rincorre i dinosauri che conosco oramai a memoria, a descrivervi ogni momento e ogni frase che ha fatto male al cuore, che ti ha tolto il fiato perché tu sei lì che leggi e dici «cazzo, gli adolescenti sono proprio crudeli, senza ombra di dubbio». Ti sale un odio profondo perché incontri tanta cattiveria gratuita da parte dei ragazzi ma soprattutto, cosa più importante, leggi di un fratello che è consapevole di non riuscire ad accettare quel cromosoma in più. Non accetta che qualcuno possa dipendere da lui, non accetta l’essere privato dei propri spazi e l’essere emarginato da amici e nuovi compagni perché sì, lui ha un fratello down.

E poi, ad un certo punto, di colpo, Giacomo cresce. E si rende conto che il problema non era Giovanni ma lui, che non erano gli altri a considerare Giovanni un problema. E cresce a tal punto da decidere di girare un video e di montarlo come aveva imparato nei corsi che tanto andavano di moda fare dopo la scuola.

Quel video, caricato su YouTube nella giornata mondiale della sindrome di Down, è diventato l’inizio di questo suo racconto. Un gioco fra fratelli, fra chi rincorre i dinosauri e fra chi invece impara a immergersi in quel mondo fatto di ripetizioni, di risate e di gioia. Giovanni è così.

E nonostante con Mio fratello rincorre i dinosauri si ride quasi sempre, non mancano i momenti di riflessione, quelli che appunto ti fanno storcere il naso e pensare a quella parte di vita che tendiamo a dimenticare perché troppo presi da tutto il resto. Fra le righe non manca l’amore. Una famiglia reale che si ama, che cresce figli con sani principi ma che in nessun caso ricorda la famiglia del Mulino Bianco.

Questo è un libro di formazione, un libro che ti porta a dire che tu quella famiglia la vuoi conoscere, che con loro ci vuoi passare una giornata. Che ti fa sperare in queste dannate riforme scolastiche, nell’investimento nel sociale e nei lavori con gli studenti per ricordare a tutti che essere diversi non equivale a essere i diversiChe un cieco non vede, no, ma sente con le mani, con le orecchie e con il naso più di quanto non siamo in grado di fare noi che vediamo. Che un sordo ha imparato una lingua che non possiamo comprendere perché tanto, a noi che sentiamo, che ci serve?

Resto con la speranza che Mio fratello rincorre i dinosauri vi apra gli occhi, qualora fossero ancora chiusi. E che ancor di più vi faccia riflettere, nonostante sia un augurio che faccio sotto quasi ogni libro che vi propongo. Perché sono tanti quelli che da ragazzini hanno fatto male solo per il gusto di farlo, senza comprendere che la diversità, spesso, è un qualcosa in più. Come il cromosoma.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, faccio qualcosa che ha a che fare con i social, con il marketing e la comunicazione. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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