Ritratti di parole #00 – L'esordio

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Ritratti di parole #00. Disegno di Anna Ambrosi (IG @anna.bma)

Ritratti di parole #00. Disegno di Anna Ambrosi (IG @anna.bma)

Introduzione

Non conosco l’etimologia esatta della parola “pendolo” o il significato che cartomanti e profeti hanno attribuito a tale figura, ma non intendo colmare in alcun modo la mia lacuna: attraverso un repentino volo pindarico spiccato dalle alte vette del monte Ignoranza, infatti, la mia mente ha sopperito alle proprie mancanze producendo una spiegazione che ben si adatta a questa introduzione.

Il pendolo è sinonimo di movimento: non di un movimento qualsiasi, bensì di un movimento definito e ordinato, che segue un tragitto ben preciso e torna sempre sui propri passi.

Ora, chi di noi non somiglia a un pendolo? Tutti ondeggiamo costantemente tra un punto e l’altro, e percorrendo le solite tappe del solito tragitto: dall’appartamento all’università, da casa propria all’ufficio, dalla stazione alla fermata degli autobus, dalla città in cui lavoriamo al paese in cui abitiamo. Prima siamo lì, poi siamo là, e infine torniamo lì.

È in circostanze così tediose che la mente elabora le soluzioni più divertenti: a me, studente smarrito nella giungla dei mezzi pubblici, è capitato di cominciare ad appicciare qualche parola attorno ai deliziosi sconosciuti che spesso mi circondano. Questa abitudine è la fonte dalla quale sono sgorgati e continuano a sgorgare i miei ritratti di parole: fragili bozze dall’indole spensierata che hanno avvolto i profili più stimolanti e continuano a ricercare volti curiosi, gesti misteriosamente sorprendenti e tratti unici.

Accanto alle mie parole, fedeli ed eloquenti, i disegni di Anna Ambrosi: con il suo sguardo raffinato ha scelto di accompagnare il colorato inventario dei personaggi da me incontrati, ampliandone gli spazi esistenziali. Gliene sono grato.

Speriamo che, mentre i pendoli delle vostre esistenze dondolano lungo il proprio tragitto, questi ritratti possano rendere meno solito il solito.

Il primo ritratto: ai simpatici personaggi della facoltà di Giurisprudenza

Mattina, facoltà di Giurisprudenza. Io e Gioviale saliamo con folle scioltezza le duecento rampe di scale che consentono di raggiungere l’ultimo piano, il piano della biblioteca. Fuori l’aria è fresca e frizzante, ma nella biblioteca di legno compatto fa caldo, troppo caldo: quel caldo chiuso e soffocante che gli studenti più ansiosi avvertono sempre prima di un esame.

Ci sediamo, sfoderiamo i nostri manuali, sfogliamo qualche pagina, diamo un’occhiata ai cellulari e poi ci guardiamo intorno. A pochi banchi di distanza c’è una ragazza molto attraente: Gioviale me la segnala con uno sguardo ammiccante. Ridacchiamo. Passiamo così almeno una decina di minuti, rischiando anche di essere richiamati dalla vecchia e avvizzita custode. Poi, d’un tratto, dinanzi a noi si siede uno studente più anziano: molto più anziano. Barba bigia, occhi stanchi, pelle flaccida. Ci scruta severamente. Noi lo capiamo subito: è il Saggio, il leggendario fuori corso che frequenta la facoltà da cinquantatré anni ininterrotti senza sostenere esami.

Schiude le labbra e con voce amichevole, ma ferma ci dice: “Le studentesse della facoltà di Giurisprudenza possono essere agilmente suddivise in tre formazioni. Da un lato, la squadra delle Perfette e Inarrivabili: ragazze che la mattina, quando debbono scegliere che indossare per recarsi a lezione, sono indecise tra un abito da sera firmato Versace e un simpatico completo che hanno ricevuto in regalo da Chiara Ferragni. Curate sino all’inverosimile, è difficile capire come riescano a scrivere appunti: se osservate, infatti, si dimostrano sempre in posa, patinate e pronte a uno scatto da caricare sui social.

“Dall’altro, le Insignificanti: vorrebbero essere carine come le P&I, ma la mattina sono troppo stanche per cercare qualcosa di decente nel guardaroba. Così, in jeans e maglione, raggiungono la facoltà, pronte a trascorrere la giornata tra ansie pre-esami e spuntini di vario genere, sempre incollate al loro MacBook.

“Infine, le Seguaci di Bel Ami: come il noto protagonista del romanzo di De Maupassant, queste esemplari si incollano alle prime file, ridacchiano in maniera sospetta con i professori, e pur non partecipando a molte lezioni, superano immancabilmente qualsiasi esame. Il loro scopo malcelato? Diventare le regine del mondo. Perché a Giurisprudenza tutto è possibile”.

Io e Gioviale ci scambiamo una rapida occhiata, ma appena rivolgiamo lo sguardo laddove si era seduto il Saggio scopriamo che lì non c’è più nessuno. Scomparso.

Io, ad ogni modo, sono passato a Lettere: nella vita mi piacerebbe conoscere qualche ragazza frequentabile. E le parole del Saggio rispetto alle studentesse dalla facoltà di Giurisprudenza sono state più che illuminanti.

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Francesco Formigari

Francesco Formigari

Ai gentili curiosi. Carissimi, Francesco Formigari non s'acchiappa né s'ingabbia, ma si nasconde tra le virgole e gli spazi che con pazienza ammucchia. Vi saluta con affetto.

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