Addio Fottuti Musi Verdi! Così gli sciacalli sbarcano... al cinema [ANTEPRIMA]

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Ciro Priello in Addio Fottuti Musi Verdi, un film di Francesco Ebbasta

Ciro Priello in Addio Fottuti Musi Verdi, un film di Francesco Ebbasta

I The Jackal, società partenopea di produzione video, prima di arrivare al cinema, erano già arrivati da un pezzo; arrivati e basta. I numeri (tra cui il milione e mezzo di seguaci su Facebook) è superfluo ricordarli. Le tante collaborazioni – specie, in tempi recenti, pubblicitarie – anche. Citare il video di apertura per la 60esima edizione dei David di DonatelloGay IngenuiGli effetti di Despacito sulla gente? Altrettanto evitabile. Perché i The Jackal non hanno (più) bisogno di presentazioni, dopo essersi fatti strada sul web ed essere riusciti a emergere dal caos che lo anima, scavando con le unghie e col talento fino a vedere la superfice. Loro, fieri portatori della bandiera dei creativi, non si sono estinti: l’Internet l’hanno conquistato, dominato. E l’hanno finito.

Dicevo, quindi, che per i The Jackal, amici e cinefili da una vita prima che collettivo di successo, il cinema non è una legittimazione. Il loro talento era ormai acclarato, ma Addio Fottuti Musi Verdi, con cui esordiscono sul grande schermo, è probabilmente la realizzazione di un sogno personale. E hanno sognato in grande, con una commistione peculiare (almeno per la produzione italiana) tra il macrogenere/non-genere della commedia e il vero e proprio “cinema di genere“. Non è facile dire se sia più la fantascienza a venare il contesto pragmatico che fa da sfondo al film, tra parcheggiatori abusivi e disoccupazione giovanile, o se Addio Fottuti Musi Verdi sia invece un tentativo di riportare lo sci-fi con i piedi per terra. Si può invece riconoscere che la combinazione funziona, coinvolge e fa venire i crampi allo stomaco, sì, ma dal ridere.

In questo senso, il cinema si colloca in una corrente di rinnovamento avviata dai giovani cineasti italiani, fatta di contaminazione e transmedialità. Volendo forse replicare il fortunato caso di Smetto Quando Voglio, infatti, Addio Fottuti Musi Verdi ha cominciato a crescere, a espandersi, ancor prima di nascere davvero. Dal film, in sala dal 9 novembre, è già stato tratto uno spin-off a fumetti edito da Bao Publishing. O ancora, facendo qualche passo indietro fino a un meno giovane Garrone, i vicoli di Napoli coi lori panni spasi illuminati da un led rosso intermittente e (coerentemente) fantascientifico ricordano la scelta stilistica del prologo di Gomorra, con le luci blu dei lettini solari che proiettano l’esecuzione dei camorristi in un’altra dimensione; in un’atmosfera e in un genere che contrastano coi fatti narrati.

Insomma, se un timore comune rivolto a chi passa dallo sketch/corto al lungometraggio è che il linguaggio non si adatti alla nuova forma di narrazione (tanti gli esperimenti falliti negli ultimi anni), nel caso di Addio Fottuti Musi Verdi la coscienza cinematografica dei suoi autori c’è e si sente. Vi sfido, ad esempio, a scovare l’hitchcockiano cameo del regista Francesco Ebbasta all’interno del film.

Addio Fottuti Musi Verdi: l’universo autoreferenziale dei The Jackal

Ciro Priello e Roberto Zibetti in Addio Fottuti Musi Verdi, un film di Francesco Ebbasta

Ciro Priello e Roberto Zibetti in Addio Fottuti Musi Verdi, un film di Francesco Ebbasta

Rimangono però riconoscibili i The Jackal, quelli del web. Le riprese aeree dei titoli di testa rimandano inevitabilmente a quelle analoghe di The Parker e, inoltre, compaiono volti cult e indimenticati dai fan, seppure scomparsi da un po’ dalla produzione del collettivo, sostituiti da altri, meno interessanti. Tutto condensato in un universo di autoriferimenti, che però, fortunatamente, non assume mai toni narcisistici.

Questi elementi familiari permetteranno ai seguaci affezionati di non sentirsi spaesati, guardando le azioni dei propri beniamini sullo schermo della sala. Come a dire: «Siamo sempre noi, quelli di 30 anni e de Gli effetti di Gomorra sulla gente e vorremmo che lo teneste a mente». Ma Addio Fottuti Musi Verdi è proiettato in un’altra dimensione. Supera l’atmosfera terrestre, anche se ci sono Salvatore Esposito, Fortunato Cerlino e la madre di Ciro a ricordarci da quale pianeta siamo partiti, diegeticamente e non.

Le pecche di Addio Fottuti Musi Verdi

Ciro Priello in Addio Fottuti Musi Verdi, un film di Francesco Ebbasta

Ciro Priello in Addio Fottuti Musi Verdi, un film di Francesco Ebbasta

E allora, esordio perfetto? Nessuna pecca? Ci mancherebbe. Addio Fottuti Musi Verdi ha alcuni importanti difetti. L’umorismo, ad esempio, si fa talvolta stereotipato, troppo stereotipato. I The Jackal non ci avevano mai abituato a questi toni, ma ce ne avevano sicuramente dato degli assaggi (ricordate il finto spin-off di Gay IngenuiNegri sbiaditi?). Nel lungometraggio, però, talvolta questo genere di comicità, nel complesso, stona o appere forzato. Altre, ancora, finisce per risultare troppo banale e per cozzare con altre e più memorabili soluzioni.

Il difetto principale, però, è un altro: i personaggi femminili. Prima di parlarne, serve una brevissima parentesi. Addio Fottuti Musi Verdi è il titolo anche di un altro film, o meglio di un film nel film. Il personaggio interpretato da Fabio Balsamo, l’amico nerd di Ciro Priello, è un fanatico della saga cinematografica fantascientifica Addio Fottuti Musi Verdi, di cui vediamo una scena nel prologo: il tenente Ruzzo, forte ed eroico, salva dalle grinfie di un muso verde (un alieno) una ragazza bella e spaventata, dimostrando tutto il suo coraggio e la sua sfrontatezza («Non dirmi cosa non devo fare» è la sua battuta-tormentone).


Questi difetti, però, possono così essere rovesciati a favore dei The Jackal: dimostrano che lavorano male con gli stereotipi; che danno, dunque, il meglio di loro stessi soltano quando cedono spazio all’intuizione e mettono da parte gli schemi.


Ecco, è una situazione stereotipata e piuttosto marginale, essendo narrativamente funzionale solo a introdurci la passione di Fabio e il contest che farà da punto di svolta nella narrazione. Non è una scena di per sé rilevante, dunque, ma la vera protagonista femminile del film – Matilda, Beatrice Arnera – non pare discostarsi così tanto da quel tipo di rappresentazione. Gli eroi maschili hanno macchie e paure, sono l’esatto opposto del tenente Ruzzo. Matilda è invece un personaggio piatto, privo di una reale iniziativa, vincolato alle azioni di Ciro e Fabio, a cui corrispondono le sue re-azioni. È, insomma, lo stereotipo perfetto di protagonista femminile. Le donne terrestri – che sia nel ruolo di madri o in quello di bond girl spaziali – sembrano sempre legate a doppio filo agli uomini. Anche quando partono, non si staccano mai.

Questi difetti, però, possono così essere rovesciati a favore dei The Jackal: dimostrano che lavorano male con gli stereotipi; che danno, dunque, il meglio di loro stessi soltano quando cedono spazio all’intuizione e mettono da parte (o, addirittura, scherniscono) gli schemi. Lo hanno dimostrato e continuano a farlo. In Addio Fottuti Musi Verdi, infatti, riescono grazie al loro genio anche a rispondere a domande che ci attanagliano da tanto, troppo tempo. Tra queste: perché è importante rispondere alle email? Quanto zucchero nel caffè? Chi è davvero Gigi D’Alessio?

Potrete trovare le risposte che cercate al cinema, dal 9 novembre.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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