Cesare Cremonini, tutti i possibili scenari di una vita

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La cover dell'album Possibili Scenari, di Cesare Cremonini

La cover dell’album Possibili Scenari, di Cesare Cremonini

Possibili scenari, il nuovo disco di Cesare Cremonini, è ipnotico, ti costringe a un viaggio inaspettato, che non prevede affatto bagagli e mappe stradali, ma buona memoria e consapevolezza. È di vita che parla, di una soltanto. Accarezza ricordi e rimpianti, ambizioni e ripensamenti, addii e ritorni, combina il tono sprezzante del senno di poi e quello mite della fiducia nel tempo trascorso e futuro. Ma Possibili scenari non è affatto un disco mite, è potente e viscerale, immediato e denso di bellezza consapevole, intelligente, meditata. Ed è un disco stratificato, ogni ascolto ne scopre una falda, ma non lo consuma, lo impreziosisce di sottigliezze necessarie.

Per questo Possibili scenari si è già guadagnato un posto nel tempo, perché non è un album con le ore contate, è una terra straniera da scoprire a piccoli sorsi; ma – sorprendentemente – non è affatto una terra sconosciuta, è la vita stessa che si fa protagonista, dopo essersi concessa una pausa, la distanza che serve per non condannarsi e poi il tempo necessario per raccontarsi. È un disco nato con lentezza, senza affanno, senza prepotenza. E si sente. E racconta un uomo, non l’uomo. E il suo racconto sa essere fedele, perciò concreto, quindi disarmante, ma sognante.

Questo ha di straordinario la scrittura di Cesare Cremonini: sa essere poetica anche quando cattura un frammento di quotidianità. La vita che racconta, con i suoi scenari più inattesi, è fitta di ricordi, di nostalgia, di amori e d’amore, di attese e rimedi. Ma è innanzitutto una vita vissuta, consapevole che la consapevolezza arrivi solo dopo. Anche quando non è il protagonista del proprio racconto, come nel caso di Kashmir-Kashmir, la seconda traccia di Possibili scenari, che parla d’immigrazione, Cremonini non tradisce se stesso, la sua scrittura non diventa didascalica, nemmeno pedante, conserva il suo stile, che stavolta si fa ironico e scanzonato per offrire, all’ascoltatore, la descrizione inusuale e coinvolgente di una realtà più volte affrontata. Ma il punto più alto del disco si tocca con Nessuno vuole essere Robin, che sintetizza – più di ogni altra traccia – quanto io abbia detto finora: in poco meno di cinque minuti, il brano, come fosse la sceneggiatura di un film, parla di un amore qualunque, che trascina a fatica il peso della sua conclusione e la convinzione di aver ancora qualcosa da dire.

Cesare Cremonini nel video di Poetica, singolo estretto da Possibili Scenari

Cesare Cremonini nel video di Poetica, singolo estretto da Possibili Scenari

Nessuno vuole essere Robin vale il disco intero, scorre come una pellicola e commuove come un ricordo intimo e non ancora rimarginato, è densa di malinconia e di rabbia. Al tuo matrimonio, poi, sembra il seguito perfetto di quell’amore concluso sommariamente. Cremonini canta e le immagini si susseguono nella mente dell’ascoltatore, è un racconto scrupoloso e incalzante, per questo travolgente. A Il cielo era sereno tocca riavvolgere i ricordi di un tempo passato, a La macchina del tempo quello più gravoso di immaginare cosa sarebbe stato, se il tempo si fosse fermato.

I dieci brani di Possibili scenari rappresentano le conseguenze possibili, pensate e volute per la vita che Cremonini racconta, che non ha affatto la pretesa di essere straordinaria, ma vera. Il risultato è un disco zeppo di suoni, c’è del pop-rock, della disco anni ’70, del new-folk, ma si tratta di suoni declinati in una forma assai personale e contemporanea, per questo il disco – sebbene eterogeneo – non appare mai frammentario. Non somiglia a nulla che già esista e questo è il secondo, ma non secondario, motivo per cui Possibili scenari si farà ricordare nel tempo.


È un disco pop, cantautorale, rock? Non so se abbia un senso definirlo. Si tratta certamente di un disco ambizioso, perché l’impronta del Cremonini cantautore si confonde con quella (e in quella) del Cremonini sperimentatore.


È un disco pop, cantautorale, rock? Non so se abbia un senso definirlo. Si tratta certamente di un album da scavare a fondo, come se nascondesse la sua bellezza più autentica nella parte più primordiale. È un disco ambizioso, perché l’impronta del Cremonini cantautore si confonde con quella (e in quella) del Cremonini sperimentatore; è un progetto pop, di un pop che oso definire artigianale, proprio perché nasce da una somma di incastri perfetti, tentativi, esperimenti e attese; è raffinato ma immediato. È un album per tutti ma anche per gli ascoltatori più esigenti, è mainstream e di nicchia, è popolare e indie. È riconoscibile ma profondamente nuovo.

Possibili scenari è un lavoro di qualità, che restituisce al pubblico un Cremonini ispirato e maturo. No, non dirò «Dimenticate quello di 50 Special» e nemmeno «Non pensate più al pop d’impatto di Marmellata #25». Cremonini non è cambiato, ha soltanto evitato la soluzione più facile, che molti suoi colleghi continuato indisturbati a scegliere: quella di riciclarsi per non perdere il consenso del pubblico. Ha deciso di rispettare la musica, di farne un azzardo, perché questo è, di fatto: un’occasione di onestà. E l’onestà, nell’arte, non conosce scorciatoie, si esprime attraverso l’evoluzione di chi se ne fa portavoce.

Possibili scenari è l’evoluzione naturale e necessaria di un artista che ha saputo dire basta alla frenesia, che il nostro tempo impone, e ha scelto di vivere, prima di raccontarsi. Il risultato è un disco che si farà ricordare e che, poco per volta, svelerà tutti i possibili scenari di una vita prestata all’arte.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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