Cristina D’Avena, oltre la nostalgia c’è di più

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Dettaglio della copertina di Duets, il nuovo album di Cristina D'Avena

Dettaglio della copertina di Duets, il nuovo album di Cristina D’Avena

Toglietevelo dalla testa: il nuovo album di Cristina D’Avena non è soltanto un disco di sigle di cartoni animati. Se mi avessero detto che, un giorno, avrei recensito un suo lavoro discografico, con la stessa scrupolosità di un qualsiasi altro progetto pop, avrei risposto con una domanda lapidaria: «Che vuoi che ci sia da dire? È pur sempre e soltanto un disco di sigle».

E, invece, c’è molto da dire, più di quanto pensassi. Perché Duets è un progetto ambizioso e furbo, coinvolgente e originale. È innegabile, fa leva su una sottile nostalgia, senza la quale non esisterebbe nemmeno. Crea dipendenza, perché restituisce, all’ascoltatore, la tenerezza dell’infanzia, il sapore accogliente di ricordi imprecisi, che di fatto sono soltanto avanzi di spensieratezza. Crea aggregazione, perché la nostalgia, che è causa e conseguenza di Duets, di generazioni ne coinvolge più di una. E ognuna, a buon diritto, rivendica l’autenticità della propria appartenenza, della propria memoria, dei pomeriggi trascorsi a guardare Piccoli problemi di cuore o Sailor Moon. Ma, a parlare soltanto di malinconia, si finisce per svilire un lavoro ben più articolato e interessante di quanto un giudizio sommario e sbrigativo possa dire.

Non è un caso che, poc’anzi, io abbia usato l’aggettivo “ambizioso” per raccontare Duets: le sedici sigle contenute al suo interno, infatti, hanno una veste nuova, che – in più casi – affievolisce l’effetto “cartone animato”, per dare ai brani una veste più sontuosa e marcatamente pop. Il risultato è evidente: Duets è un disco godibile e leggero, con arrangiamenti originali e moderni, il cui effetto di straniamento è attutito dalla voce riconoscibile e rassicurante della D’Avena.

Si tratta di un album che, nonostante accolga e sintetizzi fedelmente l’infanzia di più generazioni, si spoglia del suo più grande limite (che, di fatto, è il suo aspetto più caratterizzante), quello di essere una raccolta di sigle di cartoni, e diventa un disco di storie diverse, peculiari, irripetibili, ognuna con una personalità distinta.

In foto, Cristina D'Avena, autrice dell'album Duets

In foto, Cristina D’Avena, autrice dell’album Duets

E veniamo al secondo aggettivo che ho usato: furbo. Duets, di fatto, lo è, perché vede Cristina duettare con sedici big (o presunti tali) della musica italiana. Non si tratta certamente di una scelta originale o imprevedibile, perché – negli ultimi anni – molti artisti hanno sperimentato la mossa astuta di coinvolgere, nel rifacimento del proprio repertorio, cantanti apprezzati dal pubblico più giovane, per tentare – in questo modo – un rilancio, o soltanto per attirare l’attenzione dei network radiofonici. Qualcuno ci è riuscito, qualcuno non ha ottenuto l’effetto sperato.

Ma quello che è successo in Duets è ben diverso: nella maggior parte dei casi, i brani riproposti indossano, con inaspettata naturalezza, la personalità artistica, vocale e musicale degli interpreti che Cristina ha scelto di avere al proprio fianco. Non tutti i duetti si sono rivelati un esperimento riuscito, ma molti, correndo il rischio di spiazzare il pubblico, hanno assunto un aspetto più centrato, peculiare, distinguibile. È come se ognuno degli artisti interpretasse una parte, prestando al brano non solo la propria voce, ma anche e soprattutto la propria personalità artistica. Quello che ne deriva, l’ho detto, è un progetto sorprendente, per questo coinvolgente.

Ascoltare Duets significa sfogliare – a distanza di anni – i ricordi, come fossero pagine di un diario dismesso. Significa celebrare un tempo passato, ravvisando, tuttavia, sfumature nuove e impreviste. Un tempo passato, l’ho detto, ma non concluso. È questo il destino che tocca alle canzoni senza tempo: hanno un inizio, ma non un limite. I brani di Duets, probabilmente perché legati a doppio nodo a una TV per ragazzi intelligente ed educata, non hanno una scadenza, si tratta di evergreen. I duetti contenuti nel disco, dunque, sono il valore aggiunto, hanno l’onere e l’onore di dimostrare che Occhi di gatto, Che campioni Holly e Benji o I Puffi sanno sono brani attuali, capaci di coinvolgere anche le nuove generazioni.

Ma veniamo ai duetti, appunto, che – a dire il vero – non si limitano a impreziosire (o deturpare) i brani, ma raccontano molto dei loro interpreti. Se è vero che Duets ci ha restituito una Cristina D’Avena in perfetta forma, quasi materna nei confronti dei propri colleghi, non è così scontato che per i sedici artisti arruolati dalla D’Avena sia stato altrettanto facile: qualcuno è perfettamente a suo agio, qualcuno arranca, qualcuno si defila e qualcun altro strafà.

Il disco si apre con Pollon, Pollon combina guai, che vede Cristina duettare con J-Ax. Il rapper lombardo non altera il brano, che rimane pressoché simile all’originale, ma lo arricchisce di alcune rime inedite.
Voto: 6

La seconda sigla del disco è Nanà Supergirl e stavolta a intervenire è Giusy Ferreri. La voce di Giusy, intensa e riconoscibile, si rivela anche assai duttile, tant’è che l’incontro con quella della D’Avena, più sottile e dolce, porta a un esito sorprendente. Il brano risulta coinvolgente ed è subito effetto-tormentone.
Voto: 7

Tocca poi a Francesca Michielin, che canta L’incantevole Creamy. Precisa, intonata, ma poco incisiva. Nonostante Cristina le lasci ampio spazio, Francesca sembra non riesca a lasciarsi andare.
Voto: 6

La quarta traccia è Occhi di gatto: qui la D’Avena duetta con un’inaspettata Loredana Berté, che ritrova leggerezza e autoironia, senza snaturarsi in alcun modo. La voce graffiante di Loredana, a dispetto di ogni dubbio, si rivela credibile e il risultato è ottimo.
Voto: 8

L’intervento di Baby K in Kiss Me Licia è probabilmente l’unica pecca di Duets, certamente la più insanabile: la rapper apre il pezzo con dei versi inediti ed è evidente, sin da subito, che il brano è pericolosamente vicino al suo mondo. L’arrangiamento, infatti, ne ricorda le ultime (brutte) produzioni. A dare il colpo di grazia al pezzo ci pensa l’eccessivo utilizzo dell’autotune da parte di Baby K. Il risultato non è dei migliori: la sigla risulta snaturata.
Voto: 4

In Magica, magica Emi, Cristina duetta con Arisa, che ne offre un’interpretazione profonda e sognante. La sua voce si rivela ancora una volta precisa e raffinata. Arisa è un’artista credibile e, con questa interpretazione, ne dà la conferma.
Voto: 7,5

Poi tocca ad Annalisa, che canta Mila e Shiro due cuori nella pallavolo. In questa interpretazione, la rossa cantante ligure non è soltanto vocalmente impeccabile, ma anche perfettamente a suo agio. Duetto godibile e Annalisa (finalmente) a fuoco.
Voto: 8

L’ottava traccia è Jem e stavolta interviene Emma. Interpretazione grintosa, la sua, potente e coinvolgente. Emma, perfettamente calata nella parte, canta con grande energia e il risultato è che il brano sembra le sia cucito addosso.
Voto: 8

Michele Bravi canta I Puffi sanno e appare sin da subito poco convinto, quindi poco convincente. La sua interpretazione è sottotono, la sua voce quasi robotica. Durante i ritornelli del brano, la voce della D’Avena lo sovrasta quasi fino a farlo sparire. Un’occasione giocata male, peccato.
Voto: 5

In Siamo fatti così, Cristina duetta con Elio, che interpreta la sigla in maniera impeccabile. La sua interpretazione conferma che Elio è un artista brillante e poliedrico, capace di fare – della propria voce – un vero e proprio strumento. In questo caso, lavora alla stregua di un narratore.
Voto: 8

I La Rua cantano l’undicesima traccia di Duets, È quasi magia, Johnny. Ma non si limitano a cantare, nient’affatto: il brano incontra il loro mondo musicale e la loro personalità già ben definita. Il loro pop-folk, quindi, si rivela vincente. Ottima collaborazione.
Voto: 8,5

E poi tocca a Noemi, che interpreta Una spada per Lady Oscar. Coinvolgente e profonda come solo la cantante romana sa essere, la sua interpretazione regala al pezzo una intensità nuova. Noemi, inoltre, con la sua voce prorompente, non fa fatica a diventare la protagonista assoluta del brano.
Voto: 8+

Per Che campioni Holly e Benji, Cristina D’Avena arruola Benji e Fede. Vocalmente la loro presenza è poco incisiva, quasi trascurabile. Un’idea astuta, quella di duettare con Benji e Fede, forti di un pubblico di giovanissimi, ma il risultato, di fatto, è nullo. La loro presenza vocale è messa in ombra da Cristina, l’interpretazione del brano è incolore.
Voto: 4,5

Chiara canta Sailor Moon. E canta bene. Come sempre, la sua esecuzione è precisa e la sua voce è intonatissima. In questa interpretazione non offre alcun guizzo di originalità, non eccede in alcun modo. Resta una buona esecuzione, nulla di più.
Voto: 6

Con Ermal Meta, che canta Piccoli problemi di cuore, si tocca il punto più alto del disco. La sua interpretazione è delicata, profonda, a tratti commovente. Il suo timbro vellutato, a supporto della sua voce intensa, fa – di Piccoli problemi di cuore – un brano di spessore, che nulla ha da invidiare ad altre ballad attualmente in rotazione radiofonica.
Voto: 9

Il disco si chiude con All’arrembaggio, che vede la presenza di Alessio Bernabei. Prova ampiamente superata anche per l’ex leader dei Dear Jack, che appare perfettamente a proprio agio e offre un’interpretazione energica e trascinante.
Voto: 7

Duets è un progetto che si serve della nostalgia soltanto per catturare l’attenzione del pubblico. Ma poi racconta ben altro. Racconta come persino le sigle dei cartoni animati possano diventare canzoni senza tempo. E il merito va (anche) alla loro interprete. Cristina D’Avena, che per molti anni ha pagato lo scotto di essere «quella dei cartoni animati», ha saputo confezionare un disco intelligente, che declina il passato in forme nuove e inaspettate.

Tutti cantano Cristina, è vero. Ma, grazie a Duets, ancora un’altra generazione è pronta a innamorarsene.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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