Loveless: un processo di sottrazione [ANTEPRIMA]

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Maryana Spivak in Loveless, di Andrei Zvjagincev

Maryana Spivak in Loveless, di Andrei Zvjagincev

Senza amore, senza passione, senza tenerezza: Loveless (di Andrei Zvjagincev) è un film di assenze, un continuo processo di sottrazione.

Zhenya e Boris sono una coppia in crisi. Hanno entrambi un nuovo partner e una nuova idea di futuro, lontani. Ognuno vede nell’altro la causa della propria infelicità e non mancano occasione per ricordarglielo. Alyosha è il loro figlio dodicenne, soffre e non ha nessuno a cui dirlo. Alyosha non è amato dai suoi genitori, è visto come un errore, un fardello che oscura il limpido futuro tanto sperato dai due. Alyosha un giorno esce di casa e non torna più.


 

Credi che arriverà la fine del mondo? Sicuramente.


Tutto il film ruota attorno al rapporto, o meglio, al non-rapporto tra i due protagonisti. Come dice Zhenya: il loro sogno d’amore e di felicità si è trasformato in delusione e dolore. Per tutta la pellicola Alyosha sembra un estraneo per loro, come se per dodici anni fosse stato in un altro posto, lontano da quella mamma e quel papà. Viene messo in luce il carattere egoisticamente crudele dell’essere umano. La vita di Zhenya e Boris è stata un totale fallimento e Alyosha è parte, se non causa, del fallimento stesso.

Maryana Spivak e Aleksey Rozin sono due attori d’eccezione e la regia è sublime, ci catapulta in una Russia congelata, fatta di luoghi spogli, cupi, freddi. Siamo in Russia ma potremmo essere ovunque, è un luogo senza identità, senza amore.

Troviamo un’attenzione spasmodica per i dettagli, specialmente per i piccoli rumori quotidiani: il ticchettio dei passi di Boris in ufficio, il respiro affannoso di Zhenya sul tapirulan, le lacrime di Alyosha dietro la porta.

Loveless è un capolavoro silenzioso, non piangi ma lo stomaco si ribalta. L’indifferenza e l’egoismo dell’uomo è ciò che veramente atterrisce, è il racconto di un’era post-moderna, un’era di alienazione e sofferenza. Ogni uomo è solo e sembra non esserci redenzione da questa condizione dell’esistenza.

Il regista Andrei Zvjagincev spiega: «L’unico modo per potersi sottrarre a questa indifferenza è quello di sacrificare se stessi per gli altri, anche per persone estranee, come il coordinatore dei volontari che perlustra il paese per cercare il bambino scomparso, senza ricevere nessuna ricompensa, come se questo fosse l’unico scopo della sua vita. Uno scopo che dà senso a ogni sua azione. Questo è l’unico modo per combattere la brutalità e il caos del mondo».

Il film uscirà il 6 dicembre 2017, distribuito da Academy Two. Ha ricevuto il premio della giuria al Festival di Cannes ed è candidato dalla Russia agli Oscar per il Miglior film in lingua straniera.

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Alice Sagrati

Alice Sagrati

Carbonara, Peroni e libri pesantissimi. Ho un brutto rapporto con lo scorrere del tempo e con le persone autoritarie. Non conosco quasi niente, sogno quasi tutto. 20 anni, studentessa di Storia Dell’Arte.

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