Dott. Cotrufo: «Quella di Morelli è teoria naïf»

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Immagine tratta dal servizio Morelli: “In ogni donna c’è una prostituta” realizzato da Matteo Viviani per Le Iene

Immagine tratta dal servizio Morelli: “In ogni donna c’è una prostituta”, realizzato da Matteo Viviani per Le Iene

Ancora grande polemica attorno allo scandalo Weinstein, il produttore hollywoodiano accusato da circa 40 donne – tra cui Asia Argento – di molestie e violenze sessuali. Il caso ha generato un effetto domino senza precedenti, smascherando la frequenza con cui simili, torbide dinamiche si verificano nel mondo del cinema. Ne ha parlato Claudia Cardinale, che ricorda il rapporto morboso con il produttore Franco Cristaldi, ma a finire nel mirino sono anche, tra i più celebri, Kevin Spacey e il reo confesso (e consapevolmente pentito) Louis C.K..

A commentare la vicenda, intervistato da Matteo Viviani per la trasmissione televisiva Le Iene, anche lo psicoterapeuta Raffaele Morelli. Il servizio, intitolato Morelli: “In ogni donna c’è una prostituta”, ha scatenato non poche polemiche, anche tra giornalisti e blogger. È facile immaginare perché la posizione espressa dal noto psichiatra italiano sia tanto controversa: per essere sintetici al limite del brutale, ciò che il dott. Morelli afferma è che le donne che hanno accusato Weinstein hanno esercitato una forma di prostituzione e che il loro dolore deriva dal fatto di aver scoperto la prostituta che c’era in loro. Il suo consiglio? Non parlarne, perché «a nessuno interessa la vostra storia».

Per chiarire i miei dubbi sulla questione, ho deciso di contattare Paolo Cotrufo, professore associato di Psicologia Clinica e presidente del Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Clinica presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, oltre che psicoanalista e membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana.

Il dottor Cotrufo, nel commentare le dichiarazioni di Morelli, incontra subito il mio gusto da cinefila: «Mi viene in mente il film Ricomincio da tre di Massimo Troisi», scrive. «Alla fine, durante una discussione con la sua compagna, Troisi dice: “Voi donne siete…”. Bastò questo incipit per meritarsi un ceffone».

Possiamo allora accettare l’idea che «In ogni donna è presente sempre il fatto di poter usare la seduzione per ottenere un vantaggio»?

«Non ha molto senso attribuire una caratteristica psichica a una categoria ampia quale il genere femminile, questo a maggior ragione per un professionista della psiche. Pensare che le donne siano più (o meno) intelligenti, creative, introspettive, seduttive… degli uomini lo trovo un po’ troppo semplicistico.

«Nel merito, l’affermazione di Morelli risente del difetto di metodo. Infatti, in termini generali, io credo che in ogni essere umano è sempre presente la possibilità di usare la seduzione per ottenere un vantaggio, anche in Morelli stesso. Il problema risiede nel termine “se-duzione”, condurre a sé. Pensare alla seduzione come a qualcosa di strettamente sessuale è riduttivo. Anche il potere, il denaro o un concetto possono essere seduttivi, non solo il corpo sinuoso di una giovane donna. In definitiva direi che gli esseri umani sono seduttivi e usano sedurre l’altro con gli strumenti che hanno a disposizione».

In foto, Harvey Weinstein, il produttore accusato da più di 40 donne di molestie sessuali

In foto, Harvey Weinstein, il produttore accusato da più di 40 donne di molestie sessuali

Altra dichiarazione: «Non c’è niente che seminiamo che non sia insito», in riferimento al “seme” della prostituzione, instillato nelle donne sin da bambine. Pare che l’idea che all’affettività siano legati dei vantaggi sia presente e alimentata solo nelle donne e, indiscriminatamente, in tutte le donne.

«Non mi ripeto in merito alla generalizzazione di presunte differenze tra uomini e donne. Forse, con “insito”, Morelli intendeva una potenzialità di sviluppare una certa qualità psichica e non che questa sia già presente. In fondo è un controsenso pensare che venga seminato un seme che è già in-sito. Se non venisse seminato che succederebbe?

«È molto interessante invece il legame tra affettività e vantaggi, personalmente ritengo che apparentemente sia così molto spesso, ovviamente non solo per le donne. Dico apparentemente perchè quella non è affettività, è un processo cognitivo che “simula” una affettività. Con affetto in Psicologia si intende qualcosa di molto più spontaneo, qualcosa che origina da un’emozione e che viene poi tradotta, modulata, lavorata dalla psiche fino a essere agita attraverso un comportamento. Prenda l’esempio che fa Morelli della bambina che concede il bacio al padre per avere una bambola. Certo, è una scena che conosciamo e che ovviamente abbiamo visto fare mille volte anche al bambino maschio, il problema è che quel bacio non ha nulla a che fare con l’affetto. In quella scena c’è il germe dell’ipocrisia umana tout court. Fingere per ottenere vantaggi, pensare solo al sesso è molto riduttivo e, fino a prova contraria, la prostituzione indica sesso in cambio di denaro».

Crede sia corretto parlare, da una prospettiva psicoterapeutica, della sessualità femminile (e solo di questa) riferendosi alle categorie socio-culturali di Santa e Prostituta?

«Ovviamente no. Le confesso che non ho capito cosa Morelli intendesse. Anche perchè sembra che la categoria che il collega ha in mente sia solo quella di Prostituta, la Santa sarebbe invece una sorta di paravento difensivo con il quale “le donne” nascondono il loro carattere da prostituta. Alla fine il senso di questa teoria naïf sarebbe che le donne sono tutte prostitute, concetto che tutti noi abbiamo sentito più volte urlare da uomini che, forse, non meritavano di essere ascoltati con troppa attenzione e fiducia».

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L’uomo dominatore è descritto come un individuo che nasconde una profonda tristezza, tormentato e schiacciato dalla paura. Il discorso rivolto alla figura di Weinstein è prettamente individuale, improntato alle problematiche specifiche del soggetto dominatore, mentre pare che la prostituzione sia una caratteristica femminile innata.

«In Psicoanalisi l’interpretazione di aspetti psicologici di persone diverse dall’analizzando stesso, ad esempio un’interpretazione sulla madre del paziente, è definita “interpretazione selvaggia”. Pertanto non saprei dire nulla sulla psicologia di Weinstein, soprattutto non semplicemente guardando i suoi occhi. Dai fatti emersi e diffusi dalla cronaca sappiamo che occupava una posizione di grande potere in un ambito di estremo interesse per molte belle ragazze, cresciute a pane e star del cinema.

«Faccio un breve inciso socio-culturale. Nell’attualità si confondono sempre più la rappresentazione che si ha di se stessi e l’immagine che si dà di se stessi. È l’epoca dei “like”, si insegue un riconoscimento dall’altro in assenza di una vera e propria conoscenza intima, i social sono costruiti nel tentativo di dare ipocritamente un’immagine di sé che rispetti più il desiderio di essere che il modo effettivo di essere. Sappiamo che, in questa epoca dell’apparire, la posizione occupata da Weinstein può risultare molto “seduttiva” per quelle ragazze e ipotizziamo che, al contempo, molti uomini siano determinati a occupare posizioni apicali per potersi sentire desiderati e invidiati.

«Quello che sto dicendo è che, in assenza di violenze e ricatti, una ragazza (o un ragazzo) può essere terribilmente sedotta dal re del cinema o dal re della finanza e un re può essere sedotto dalla bellezza e dai modi di una donna. La questione dell’uomo dominatore è o troppo semplice o è troppo complessa. È semplice se la attribuiamo a Weinstein perchè trovo molto raro il caso di un uomo di potere che non usi il potere a proprio vantaggio, è un fatto quantitativo e non qualitativo. È la quantità che può condurre allo sconfinamento dell’uso del potere in abuso di potere. È complessa se invece si intende discutere seriamente di una sorta di pulsione alla dominazione negli esseri umani, che si può esprimere in forme molto diverse. Per non essere ipocrita anch’io, le dico che anche il ruolo apicale in una attività filantropica potrebbe essere raggiunto per gratificare una pulsione alla dominazione».


Oggi gli uomini sono sempre più in difficoltà nella relazione con le donne, che sempre più spesso hanno maggior potere di loro, e talvolta cercano di confermare la propria virilità attraverso l’uso della violenza.


Volendo riportare anche il discorso sui rapporti di potere a un ordine generale, evitando interpretazioni selvagge, non sarebbe allora più corretto affermare che la violenza e la dominazione sono il risvolto di una cultura che impone agli uomini il mantenimento dell’eterosessualità normativa (per dirla alla Butler), dunque della virilità e del potere?

«Sulla urgenza maschile, sempre più comune, di avere conferma dell’eterosessualità sono abbastanza d’accordo con lei. Credo che questo sia l’effetto della rivoluzione compiuta dalla donna negli ultimi decenni. Per migliaia di anni l’uomo aveva accanto una donna che accettava di occupare una posizione subalterna e che trovava le proprie soddisfazioni nel crescere i propri figli e nel consentire al marito di dedicarsi al proprio lavoro. Ciò implicava una differenza tra i generi molto manichea, una sorta di bipolarismo.

«Oggi la donna ha le stesse aspirazioni di un uomo, molte donne vorrebbero occupare il posto di Weinstein o occupano posti di grande potere. In Europa i due Paesi più importanti sono oggi governati da donne. Il pensiero psicoanalitico è arricchito dalle teorie di molte donne e sia l’International Psychoanalytical Association sia la Società Psicoanalitica Italiana hanno un presidente donna. Oggi gli uomini sono sempre più in difficoltà nella relazione con le donne, che sempre più spesso hanno maggior potere di loro, e talvolta cercano di confermare la propria virilità attraverso l’uso della violenza».

Il dott. Morelli parla di “condiscendenza”, ma è possibile assimilare la condiscendenza al consenso, in situazioni di forte pressione psicologica?

«Alla sua domanda rispondo no, non si può assimilare la condiscendenza al consenso. Tuttavia io credo che, in assenza di violenze o ricatti, possa addirittura non esserci né condiscendenza né consenso, ma il desiderio di sedurre un uomo che, ripeto, è affascinante perchè occupa una posizione e un ruolo molto seduttivi. Proviamo a pensare alla discussa coppia Macron. Un allievo che si innamora della sua insegnante che, a sua volta, partecipa molto attivamente al successo politico del marito. Non sappiamo come sia andata ma, per essere semplicistico anch’io, potremmo pensare a un ragazzino sedotto dal fascino della cultura della sua insegnante e da una donna sedotta dalla freschezza e determinazione di un giovane caparbio e vincente».

Le propongo di commentare un ultimo estratto: «Devi imparare a stare con [la prostituta che c’è in te] da sola e a tacere. […] Se da me viene una persona in psicoterapia e mi dice “Dottore, vorrei dirle una cosa che non ho mai detto a nessuno”, sai cosa le dico io? La tenga con sé». Lei cosa vorrebbe consigliare, invece, alle donne vittime di molestie?

«Fatico a credere che Morelli volesse dire questo, forse anche lui era sotto pressione per le domande incalzanti del giornalista de Le Iene. Nessuno “deve imparare” a stare con qualcosa che lo inquieta: sia esso un ricordo, una fantasia o un modo di essere, si dovrebbe consigliare alle persone che portano dentro di sé una traccia inquietante di venirne a capo, di capirne e definirne i contorni e le origini, di riattraversare affettivamente quelle tracce insieme a noi.

«Anche le donne vittime di molestie, ovviamente. Ne ho incontrate tante nella mia professione. Abusi in infanzia subiti da padri, nonni, zii o conoscenti. Segreti custoditi per decenni. Vede, queste sono come delle ferite sanguinanti, solo affrontandole dolorosamente a decenni di distanza, parlandone per la prima volta a un professionista, possono essere curate. Noi non possiamo eliminare la ferita perchè, ahimè, è un fatto accaduto.

«Noi non dobbiamo assolutamente spingere la donna che ha subito un abuso a “imparare a stare” con tutto questo. Noi dobbiamo aiutare la paziente a riguardare la sua ferita e, insieme a lei, dobbiamo accuratamente disinfettarla e ricucirla, medicarla in modo che resti una cicatrice, il segno del terribile evento accaduto. La cicatrice però, dopo essere stata curata, non sanguina più e, soprattutto, non fa infezioni che possano pregiudicare gli anni futuri.

«Nei nostri studi vengono sempre persone che diranno a noi cose che non hanno mai potuto dire a nessuno, è per questo che non posso credere che Morelli davvero intendesse consigliare ai suoi pazienti di non dire a lui altro da ciò che sono disposti a dire ad altri».

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

4 comments

  1. Maddalena Portone 12 novembre, 2017 at 16:28 Rispondi

    Eppure in molti abbiamo capito cosa Morelli volesse dire… basta leggere la pagina delle Iene. E poi questo dottore che dice che bisognerebbe venore a capo di ciò che ci inquieta e non tenercelo per noi… Ma come? Facendo anno di psicoterapia inutile e cercando le origini di ogni disturbo in un passato lontano che non può essere modificato oppure in un passato che neppure ricordiamo? Non ha mao sentito parlare questo psicologo dei “falsi ricordi “? E’ in questi che dovremmo cercare per fare.l chiarezza. Ognuno è com’è, e starebbe bene se solo sapesse accettarsi e convivere coi suoi dolori e i suoi difetti. Tutti li hanno. La nevrosi è pretendere di non averli!

    • Lucia Liberti
      Lucia Liberti 13 novembre, 2017 at 19:05 Rispondi

      Ciao Maddalena, grazie del commento.
      Non credi sia un controsenso che uno psicoanalista inviti a venire a capo da soli di ciò che ci inquieta, quando è proprio sulla ricerca delle origini inconsce dei nostri malesseri che la psicoterapia si basa? Ti invito a leggere questo articolo, realizzato da una delle nostre redattrici, in cui in parte si affronta proprio il tema dell’utilità della psicoanalisi.
      Grazie ancora per aver letto l’intervista.

  2. Vlad 12 novembre, 2017 at 20:09 Rispondi

    anche gli uomini possono usare la seduzione dei loro corpi e anche loro crescono a “pane e star del cinema”. Per il resto sono d’accordo

    • Lucia Liberti
      Lucia Liberti 13 novembre, 2017 at 19:10 Rispondi

      Ciao Vlad, grazie del commento.
      Non credo fosse intenzione del dott. Cotrufo alludere al fatto che l’uso della seduzione possa essere una prerogativa femminile, anzi. L’intervistato si riferiva nello specifico al caso Weinstein, motivo per cui si è limitato alla declinazione al femminile, ma poco più avanti difatti precisa che il discorso vale tanto per i ragazzi quanto per le ragazze.
      Ti ringrazio per aver letto l’intervista e per l’apprezzamento espresso.

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